Daniele Valle
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Un Piemonte solidale: GARANZIA GIOVANI

Cosa Penso

La risposta europea alla crisi dell’occupazione giovanile si chiama European Youth Guarantee. Il programma, che prende forma nella Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 22 aprile 2013, mira ad offrire garanzie ai giovani in cerca di lavoro.

Occorre però fare un inciso che dimostra quanto i giovani in politica possono contribuire al rilancio dell’occupazione giovanile: è doveroso ricordare lo sforzo sostenuto dai giovani parlamentari italiani, quando il 5 giugno 2013 presentarono alla Camera dei Deputati una mozione, approvata all’unanimità, sulla scorta della quale il Governo Italiano chiese maggiori fondi europei.

Furono contattati oltre cento giovani deputati degli altri Paesi UE (il problema, con diverse percentuali, riguarda tutti ed il futuro stesso dell’Unione) e prepararono un incontro col Presidente del Parlamento Schulz, prima del consiglio europeo del mese di luglio 2013, dove dopo aver presentato le loro proposte su youth guarantee, ottennero per l’Italia anziché i 400 milioni previsti, spalmati su 6-7 anni, il triplo, cioè 1500 milioni, che saranno concentrati soprattutto nel 2014 e 2015.

La Garanzia Giovani prevede che ogni Stato Membro assicuri a tutti giovani al di sotto dei 25 anni un’offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio entro un periodo di quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale.

Il programma concorre al raggiungimento di tre degli obiettivi della strategia Europa 2020:

  • garantire l’occupazione del 75% delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni;
  • evitare che gli abbandoni scolastici superino il 10%;
  • sottrarre almeno 20 milioni di persone alla povertà e all’esclusione sociale.

Tutti i Paesi dell’UE, e in via prioritaria quelli con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%, per il periodo 2014-2020 riceveranno finanziamenti per l’attuazione di politiche attive di istruzione, formazione e inserimento nel mondo del lavoro a favore dei giovani, ai quali è necessario garantire l’accesso ad “un’opportunità di lavoro qualitativamente valida”.

Per l’Italia si prevedono, come accennato prima,  finanziamenti per circa un miliardo e mezzo, al cui concorso parteciperanno la Youth Employment Initiative, il Fondo Sociale Europeo e risorse nazionali. La Struttura di Missione, istituita presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, in condivisione con le Regioni e le Province autonome cui spetta l’attuazione del Programma sul territorio, ha definito il Piano di attuazione italiano della Garanzia per i Giovani, valutato positivamente da parte della Commissione Europea.

Il Piano di attuazione italiano prevede di estendere l’intervento ai 29 anni, concentrandosi sui giovani della fascia di età 15-29 che non lavorano e non frequentano corsi di istruzione o formazione (NEET), il cui numero in Italia è di circa 2.250.000.

Entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita del sistema di istruzione formale, bisognerà registrarsi al Programma per usufruire dei servizi messi a disposizione: azioni di informazione, orientamento e supporto a carattere universale e azioni svolte dai centri di contatto, in particolare dai Servizi per l’Impiego (SPI), propedeutiche all’offerta di servizi specialistici che prenderanno forma nel cosiddetto Patto di Servizio, finalizzato alla realizzazione di un percorso personalizzato di inserimento nel mondo del lavoro o reinserimento nei percorsi di istruzione formazione.

La Garanzia Giovani in Piemonte: tra vari annunci e promesse, non sempre completamente veritiere per via di una gestione delle fasi di attuazione della Youth Guarantee in Piemonte da parte una Giunta in “fase terminale”, le opportunità per i giovani piemontesi messe a disposizione dalla Regione Piemonte, saranno concentrate prevalentemente sull’aspetto orientativo e solo per i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano e non frequentano un percorso formativo.

E’ stato predisposto un portale dedicato www.garanziagiovanipiemonte.it

Attraverso l’iscrizione al sito web il giovane si candida a ricevere entro quattro mesi:

  • proposte di lavoro in Piemonte, in Italia e all’Estero;
  • proposte di formazione finalizzata all’occupazione e di tirocinio anche fuori regione ed all’estero;
  • inviti a partecipare ad iniziative specialistiche di orientamento sulla domanda delle imprese e le opportunità di lavoro;
  • servizi informativi circa opportunità nel campo del volontariato, della cooperazione e del servizio civile;
  • servizi per conoscere l’offerta formativa post diploma e post laurea al fine di specializzarsi;
  • servizi orientativi e di sostegno al rientro in percorsi d’istruzione e formazione finalizzati al conseguimento di qualifiche professionali e diplomi di livello secondario o titoli universitari;
  • servizi informativi finalizzati alla creazione di impresa.

Tutto questo sarà operativo dal 1° Maggio 2014, salvo complicazioni, ma ben poco è stato fatto per far conoscere il programma ai cittadini piemontesi.

Cosa vorrei aggiungere al programma piemontese di Garanzia giovani:

  • Istituire il servizio Civile Universale in Piemonte
  • Investire su digitalizzazione dei Centri per l’impiego, aprendo sportelli direttamente nelle scuole, nelle università, ma soprattutto nei luoghi di aggregazione giovanile, mettendo in rete tutte le piattaforme WEB di ricerca di lavoro e offerta formativa.
  • Implementazione dei percorsi orientativi all’interno di tutti gli istituti scolastici delle medie inferiori, coinvolgendo genitori e studenti.
  • Inserimento dei percorsi di praticantato e tirocinio delle professioni.
  • Una campagna di comunicazione capillare e in grado di portare a conoscenza le famiglie e i giovani di questa grande opportunità.
28 Aprile 2014

Un Piemonte solidale: RIFORMA DELLA SANITA’

Cosa Penso

Quando si tratta l’argomento SANITÁ, occorre chiarire alcuni concetti fondamentali che spieghino le migliorie, le innovazioni ma soprattutto riprendano dei valori culturali e sociali perduti in questi ultimi anni.
Il primo è SPEZZARE il significato del binomio RIORGANIZZAZIONE=TAGLIO alla spesa piuttosto che ai servizi o, peggio ancora, al personale; è chiaro che una migliore ottimizzazione ed organizzazione dei processi, delle strutture e della gestione porti solo dei benefici. Ciò però è ben diverso dall’affermare e dal sostenere continui tagli indiscriminati senza vivere o conoscere l’ambiente sanitario come avvenuto nell’ultimo periodo, danneggiando i cittadini.

Partendo quindi da questa riflessione si è arrivati ad esprimere alcuni punti fermi per innovare ed aumentare la qualità del SSN in diverse aree dell’organizzazione: prima su tutte l’istituzione di una centrale unica gestionale di acquisto regionale (che oltre a portare ALMENO un 10% di risparmio uniformerebbe sia prodotti che costi), implementare il modello ospedaliero per intensità di cura ed infine creare un coordinamento regionale della continuità assistenziale ovvero una centrale operativa regionale che gestisca, in tempo reale e via informatica, la disponibilità di posti letto a livello regionale permettendo quindi con la pianificazione della dimissione (da un pronto soccorso, da una struttura complessa piuttosto che qualunque altro luogo di cura ospedaliero in cui vi è stato un ricovero) la connessione con i medici di medicina generale, adi (assistenza domiciliare) centri di riabilitazione e case di cura (pubbliche, private e convenzionate), evitando quindi buchi di posti letto e conseguentemente disservizi per i cittadini e per il personale sanitario.
Anche e soprattutto sul personale sanitario è necessario chiarire e denunciare una condizione lavorativa che via via diventa sempre più ingestibile; nella sanità lavorano persone che con dedizione, impegno e professionalità hanno fatto del proprio lavoro una vera e propria missione di vita.
A causa del blocco del turnover, questi lavoratori si trovano troppo spesso a fare turni a dir poco massacranti, lavorando in condizioni disagiate, senza un vero riconoscimento professionale oltre che sociale: è necessario dunque ridare dignità a chi lavora sbloccando il turnover, riaprire l’accesso al mondo del lavoro bandendo nuovi concorsi e permettere a nuove forze non solo di costruire il proprio futuro e dare sollievo ad una situazione insostenibile nella sanità, ma soprattutto mettere al centro la comunità con una ricaduta positiva sull’assistenza e sui cittadini in generale, troppo spesso oggetto di disservizio non a causa di negligenza ma a causa di poco personale oberato da iperlavoro.
Parallelamente è necessario pensare al futuro della sanità INSIEME a chi la vive quotidianamente e specialmente non con i “soliti noti”, attraverso la creazione di un osservatorio regionale delle professione sanitarie al fine aiutare la programmazione sanitaria e dare finalmente la parola a quelle professioni fin’ora dimenticate.
Non solo, sarà davvero fondamentale per lo sviluppo professionale, per un vero miglioramento delle condizioni lavorative ed una sanità pubblica che guardi al futuro, applicare quelle innovazioni legislative lasciate nel dimenticatoio o in qualche cassetto di scrivania come l’applicazione della dirigenza infermieristica e la creazione dei dipartimenti per le professioni sanitarie. Oltre a ciò bisogna investire e credere negli sviluppi delle varie professioni, specialmente quella infermieristica, in modo da poter inserire degli elementi di novità in grado di alleggerire il lavoro ospedaliero e migliorare il sistema sanitario soprattutto a livello territoriale, con maggiori vantaggi per la cittadinanza e tutta la collettività. Questo grazie alla creazione strutturale di figure come quella dell’infermiere di comunità da affiancare ai medici di medicina generale, al potenziamento delle cure domiciliari ed infine puntare sullo sviluppo della rete territoriale inteso come sviluppo dei centri di lungodegenza e centri di residenzialità quindi lungo assistenza e cure intermedie.
Il diritto alla salute è un diritto per ogni cittadino, così come lo è il diritto al lavoro per i professionisti del mondo sanitario e per tutti quelle persone, uomini e donne, che a causa di scelte scellerate, si sono trovate la porta per esercitare la propria professione chiusa.
Queste proposte vogliono dare un vero e proprio cambiamento di concezione della sanità, affinchè dietro i numeri ci siano persone, dietro ogni miglioramento del servizio il sollievo di qualcuno, in modo che la sanità stessa non sia solo un peso per il bilancio regionale ma il valore aggiunto con cui misurare il nostro livello di civiltà.

27 Aprile 2014

Un Piemonte solidale: UNA LEGGE REGIONALE SUL SERVIZIO CIVILE

Cosa Penso

Cos’è il Servizio civile? Con la legge 6 marzo 2001 n. 64 è stato istituito il servizio civile nazionale, mediante il quale è riconosciuta e favorita la possibilità per i giovani di dedicare una parte della propria vita a forme di impegno solidaristico. Il servizio civile è quindi un modo per concorrere alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari, per promuovere la solidarietà e la cooperazione, a livello nazionale e internazionale, e per contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani mediante attività svolte anche in enti ed amministrazioni che operano all’estero.

Il servizio civile è un impegno, per chi lo sostiene, di una duplice valenza positiva, che accresce il tempo impiegato di un valore aggiunto significativo:

  • permette di vivere un’esperienza individuale di cittadinanza attiva anche in quei settori che sono a maggiore contatto con il disagio, consentendo al volontario di confrontarsi con un proprio percorso di crescita individuale utile a sviluppare la propria disponibilità verso una concezione di società civile e solidale;
  • permette di vivere un’esperienza individuale che potrà essere utile in una prospettiva futura di lavoro o di studio.

La Regione Piemonte ha istituito un apposito ufficio che fa capo alla Direzione Politiche Sociali

Il servizio civile nazionale e il servizio civile regionale non vanno confusi: si tratta di due esperienze diverse. Mentre in molte regioni d’Italia è stato istituito il Servizio Civile Regionale, proprio come in Toscana o in Veneto, nella provincia autonoma di Trento è stato istituito addirittura il Servizio Civile Universale, in Piemonte invece una legge regionale sul servizio civile regionale non è mai stata realizzata.

LEGGE REGIONALE SUL SERVIZIO CIVILE

E’ necessario arrivare, sul piano regionale a una legge sul servizio civile come strumento all’interno del quale avviare sperimentazioni che concorrano a costruire  un’esperienza di crescita, di apprendimento e responsabilizzazione per i giovani in un momento in cui in Piemonte:

  • la disoccupazione giovanile ha “picchi” mai toccati finora (tra i 15 e i 24 anni oltre il 40%, dati Istat);
  • l’emarginazione sociale  si sta “allargando” a dismisura;
  • il bando di selezione 2013, nonostante un lieve incremento regionale dei posti, non è stato in grado di avviare all’esperienza un numero di giovani adeguato alle domande arrivate (il rapporto medio tra posti e domane è di 1 a 10).

Serve una legge che, anche senza una copertura economica iniziale, definisca un quadro di riferimento chiaro, permettendo:

  • di creare e sviluppare nuove sinergie fra i principali protagonisti della comunità: i giovani, le amministrazioni e le organizzazioni sociali e culturali;
  • di avviare progettualità rivolte alle fasce deboli e agli stranieri;
  • di sviluppare un coordinamento tra enti e realtà regionali e nazionali, sul tema della ricerca fondi, con relazioni di partenariato che consentano l’accesso anche ad opportunità europee.

Nel 2013 un gruppo di lavoro tecnico coordinato dall’Ufficio Servizio Civile della Regione Piemonte e costituito da Tesc (Tavolo Enti Servizio Civile),  Province di Cuneo e Novara, Città di Torino, Asti, Omegna, Alessandria, Vercelli e il CSV VSSP, è arrivato alla definizione di un testo di legge regionale che attende tutt’ora di essere valutato.

21 Aprile 2014

Un Piemonte connesso: L’AREOPORTO

Cosa Penso

L’aeroporto ‘Sandro Pertini’ di Torino-Caselle è un aeroporto strategico e di riferimento per l’area Nord-Ovest italiana; l’importanza del nostro aeroporto (di rilevanza europea in quanto è nella core network delle Ten-T dei corridoi europei e viene definito dai documenti dell’Unione Europea come “centrale” per la sua posizione) è da considerarsi vitale ed essenziale per il nostro territorio sia per i collegamenti nazionali sia per quelli europei.

Non puntare su Caselle significherebbe danneggiare i cittadini facendo venir meno un servizio fondamentale, impoverire un territorio come il nostro che aumenta costantemente i suoi flussi turistici e, su questo fronte, vanificare gli sforzi e gli investimenti pubblici del passato e del prossimo futuro. Notevoli risorse saranno infatti stanziate per collegare l’aeroporto con la stazione Porta Susa, migliorando quindi l’accesso da tutta la regione con il trasporto pubblico attraverso il SFM.

Dobbiamo certamente continuare a migliorare l’offerta turistica (storico-culturale, naturalistica, sportiva e sciistica) per attrarre nuovi passeggeri ma parallelamente sarà importante avere un costante rapporto con la società di gestione supportando e promuovendo il rafforzamento dei collegamenti già presenti, la ricerca di nuove destinazioni e di ulteriori partnership con le compagnie aeree, aumentando e migliorando quindi il servizio per i cittadini.

La Regione Piemonte deve costruire con Sagat un confronto sulle linee strategiche da percorrere insieme per rilanciare un’infrastruttura che può creare occupazione diretta ed indiretta per il nostro territorio. È importante far valere a livello nazionale le prospettive concrete che questo asset può rappresentare per il Piemonte chiedendo con forza di riclassificarlo da “di interesse nazionale” a “strategico”.

21 Aprile 2014

Un Piemonte innovativo: CULTURA

Cosa Penso

La cultura, nel suo insieme, è un volano economico e sociale.

Per sostenere i grandi enti culturali è necessario però sostenere e valorizzare, politicamente ed economicamente, il tessuto e l’humus culturale costituito di piccoli enti, associazioni, professionisti. Nodo fondamentale è la certezza dei finanziamenti e degli obiettivi senza i quali non è possibile immaginare e programmare un lavoro sinergico col territorio e con gli enti.

Occorre, come nel resto d’Europa investire per far emergere le nuove forme di espressività artistica come investimento sul futuro. Il Piemonte supererà la crisi solo se saprà  credere e investire nel settore della Cultura. 

Il programma Garanzia Giovani dell’Unione Europea può ad esempio andare incontro alle proposte del Comitato Emergenza Cultura che propone un indennità di occupazione per il comparto culturale mirato a migliorare la condizione dei lavoratori del settore.

E’ necessario mettere a sistema le grandi strutture come le Residenze Reali a partire dal sistema gestionale de La Venaria Reale, costruendo integrazione con la gestione del parco,.

In un quadro di risorse ridotte, bisogna sviluppare sinergie tra le diverse realtà culturali presenti sul territorio, creando filiere culturali e aiutando le piccole realtà ad accedere a fondi, a bandi europei e a capitali privati.

La scommessa infatti sta in uno sviluppo di tutto il comparto turistico che, in Piemonte, è strettamente legato a quello culturale, paesaggistico ed enogastronomico.

21 Aprile 2014

Un Piemonte connesso: + PARTECIPAZIONE

Cosa Penso

Vogliamo dispiegare il contributo della cittadinanza attiva presso ogni ambito e livello dell’amministrazione per migliorare non solo il senso di appartenenza dei cittadini alla comunità piemontese ma anche l’efficacia delle politiche pubbliche e la loro comunicazione.

Cinque assi d’intervento:

1 – Ascoltare!

Introdurre il Débat Public per interventi finanziati dalla Regione Piemonte e aventi un rilevante impatto ambientale e sociale.

2 – Semplificare!

Equiparare la firma digitale a quella cartacea per la firma di leggi di iniziativa popolare regionale.

3 – Incentivare!

Costituire un supporto economico-logistico per gli enti presenti in Piemonte che abbiano intenzione di mettere in campo processi di democrazia partecipativa all’interno del proprio ambito. Essi verranno selezionati attraverso un bando e dovranno sottoscrivere l’impegno a tenere in considerazione dell’esito finale del processo partecipativo.

4 – Mettere in rete e valorizzare!

Creare l’Osservatorio della Partecipazione in Piemonte con l’obiettivo di mettere a sistema le migliori pratiche presenti in Regione e, tramite la collaborazione con l’ISTAT, cerchi di misurare il tasso di coinvolgimento attivo dei cittadini nelle politiche pubbliche mediante una classifica annuale delle eccellenze locali.

5 – Aprire le porte a tutti!

Far nascere un Sito che si occupi di informare anche i più piccoli delle funzioni e delle attività in capo alla Regione Piemonte come già avviene per la Camera dei Deputati – vedi sito Bambini in Camera.

21 Aprile 2014

Un Piemonte solidale: EDILIZIA POPOLARE

Cosa Penso

La crisi economica ha intaccato anche le sicurezze fondamentali delle persone e delle famiglie e tra queste la casa, un diritto fondamentale.

Una legislazione inefficace e una tassazione elevata impediscono a molti alloggi del settore privato di entrare nel mercato e trovare affittuari. Per contro, gli anni della Giunta Cota hanno visto zero investimenti sull’edilizia popolare, riduzione dei fondi sulle morosità, inefficienze, scandali e ruberie amministrative.

Alcune delle nostre proposte:

  • accorpamento delle ATC provinciali in un’unica ATC regionale, secondo la proposta del gruppo PD, per conseguire risparmi per gli organi direzionali ed economie gestionali di scala;
  • ristrutturazione e accorpamento delle società strumentali in house;
  • reintroduzione dell’amministratore d’area con procura del presidente per la gestione delle problematicità dei complessi residenziali, al fine di snellire le burocrazie e avvicinare il servizio ai residenti;
  • differenziazione delle fasce di reddito sotto i 6.000€ per la determinazione del canone e diversa e conseguente modulazione progressiva del 14% del reddito corrisposto per il canone per l’accesso al fondo per le morosità.

Esistono numerosi locali ATC vuoti, specie commerciali:

  • i locali commerciali possono esser riconvertiti ad abitazione, come avviene in tutta la città nelle vie secondarie;
  • i locali commerciali possono esser destinati ad associazioni che svolgano progetti di coesione sociale e accompagnamento all’interno del complesso o a servizi utili per i residenti, p. es. ambulatori medici;
  • gli alloggi sfitti da ristrutturare posson venire assegnati con formule che ne prevedano la ristrutturazione a carico dell’occupante;
  • gli alloggi vuoti ma assegnati, p.es. in caso di inquilino in casa di riposo, devono essere riassegnati;
  • gli alloggi grandi, assegnati a famiglie un tempo numerose, devono ritornare nella disponibilità di ATC.
21 Aprile 2014
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