Daniele Valle
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AMBIENTE: una regione Plastic Free, nuove aree protette, una moderna legge sull’agricoltura e turismo outdoor

Blog, Cosa Penso

Qui di seguito alcune delle azioni realizzate in campo ambientale che definiscono e rendono concretamente – speriamo – l’idea che questa Regione ha avuto, ha e avrà sui temi ambientali e lo sviluppo del Piemonte.

Abbiamo lavorato per realizzare investimenti mirati e necessari, abbiamo creato nuove aree protette, regolamentato il turismo alpino, definito e ammodernato la legge sull’agricoltura, creando ad esempio la “Banca della Terra” per poter permettere la lavorazione dei terreni contro il degrado, lavorato per limitare il consumo di suolo, oppure la mulifunzionalità delle imprese – pensando soprattutto ai nuovi insediamenti giovanili – e riconoscendo l’importanza didattica delle fattorie.

Lavorato per migliorare le nostre strutture turistiche e continuare un lavoro partito anni e anni fa dall’esperienza olimpica della città di Torino ed estesasi come mentalità al resto della regione con obiettivi raggiunti in termini turistici riconosciuti in tutto il mondo. Dobbiamo proseguire su questa strada: come ci ricorda la famosa Lonely Planet il Piemonte è IL luogo da vedere per il 2019.

Oltre ai riconoscimenti Unesco ricevuti dalle eccellenze, con tenacia e investimenti, dei territori. Come per il resto delle Valli, da Canavese alle Valli di Lanzo, che – con investimenti e leggi adatte – finalmente avranno la possibilità di crescere nel ramo turistico (vedere per esempio gli investimenti per Locana e la Val Soana).

Puntiamo sull’outdoor, sulle ciclabili, sulla cultura e  i beni architettonici e artistici e – ovviamente – sul nostro artigianato e agricoltura/eno gastronomia di qualità.

PLASTIC FREE

Un grande obiettivo: rendere la nostra Regione Plastic Free due anni in anticipo della normativa Europea, come proposto da Lorenzo Puliè Repetto all’ANCI (comuni piemontesi)

“Conosciamo tutti il problema dell’inquinamento da microplastiche, molti Comuni hanno già adottato iniziative autonome ma vogliamo andare oltre l’occasionalità e, con i nostri 1200 Comuni, pensiamo di poter fare la differenza. In questi giorni, abbiamo predisposto una mozione che stiamo inviando a tutti i Sindaci e ai consigli comunali. Ci appelliamo a loro, affinché raccolgano una sfida epocale”

Condivido pienamente questa sfida da vincere con azioni puntuali, cultura, formazione e con investimenti per un ulteriore ammodernamento del sistema piemontese. 

Per maggiori info: http://www.nuovasocieta.it/dai-giovani-anci-una-mozione-per-un-piemonte-plastic-free-pulie-repetto-ne-va-del-nostro-futuro/

LEGGE MONTAGNA
Una Legge per conciliare sviluppo turistico e tutela ambientale

A gennaio 2017 abbiamo approvato in Consiglio Regionale una nuova legge su montagna e sport montani, frutto della volontà di conciliare lo sviluppo turistico delle nostre Alpi con una seria tutela ambientale. Per la prima volta abbiamo regolamentato l’Eliski, introducendo divieti alla pratica nelle aree protette o facenti parte della Rete Natura 2000 e coinvolgendo nella gestione i Comuni interessati.

Abbiamo posto un limite all’edificazione nelle aree sciabili, nell’ottica di contenere il consumo di suolo, così i gestori degli impianti potranno recuperare spazi dalla bonifica degli edifici abbandonati.

Abbiamo reso più severe le norme in materia di sicurezza, come ad esempio l’assicurazione sullo skipass che è diventata obbligatoria, l’obbligo del casco fino a 18 anni e una più precisa definizione delle responsabilità di gestori e sciatori. E abbiamo sostenuto con circa 5 mln all’anno l’innevamento programmato e il funzionamento delle stazioni sciistiche piemontesi.

SVILUPPO TURISTICO ALPINO

Dalla cura del territorio al turismo outdoor di qualità

Il turismo montano è un asse fondamentale per lo sviluppo della nostra Regione. Questo è testimoniato dai tanti investimenti regionali a che hanno interessato i Comuni del torinese: Unione Montana Alpi Graie: “Miglioramento dell’offerta turistica invernale”, 1,4 mln € Comune di Locana: “Impianto sciistico Alpe Cialma”, 1mln € Comune di Valprato Soana: “Percorso Fun Bob comprensorio Ciavanassa e potenziamento impianti sportivi Piamprato”, 1 mln € Comune di Ala di Stura: “Sostituzione Sciovia Karfen con Seggiovia biposto Pian Belfè – Punta Karfen”, 1 mln € Comune di Sant’Ambrogio: “Riqualificazione urbana degli accessi e dei parcheggi e realizzazione dei servizi igienici presso il piazzale della Sacra“, 500 mila € Città Metropolitana di Torino: “Messa in sicurezza della “Ridotta Carlo Alberto e della strada di accesso al Forte di Fenestrelle”. Comuni di Lanzo, Ivrea e Avigliana, “apertura di uffici IAT”, 200 mila €.

CACCIA

Una Legge per limitare e regolare le normative salvaguardando specie in estinzione, no alla caccia le domeniche di settembre, possibilità di commercializzazione animali abbattuti per ridurre mercato nero.

Una nuova legge per rimediare ad uno dei pasticci della Giunta Cota: riduzione del mercato nero, salvaguardia di alcune specie a rischio estinzione e divieto di caccia le domeniche di settembre.

A giugno 2018 abbiamo approvato la nuova legge sulla caccia, fondamentale per colmare il vuoto legislativo lasciato dall’abrogazione della precedente legge operata dalla Giunta Cota per evitare di affrontare il referendum. Molte le novità: l’esclusione dal prelievo venatorio di alcune specie a rischio estinzione, il divieto di cacciare nelle domeniche di settembre, il riconoscimento della possibilità di commercializzare gli animali abbattuti (per evitare il mercato nero).

NUOVE AREE PROTETTE E TURISMO SLOW: CI SONO ANCHE ARIGNANO E AVIGLIANA
Dobbiamo difendere il nostro territorio: aumentarne la protezione della flora e della fauna è un obbligo e un dovere per tutti noi.

Il precedente sistema delle aree naturali protette piemontesi contava 2 parchi nazionali, 83 aree protette a gestione regionale, 9 aree protette a gestione provinciale e 3 aree a gestione locale. Con la nuova legge abbiamo accolto le richieste locali di istituire come ulteriori aree parco e riserve naturali le zone che si sono contraddistinte per positive esperienze di gestione di siti appartenenti alla rete Natura 2000, già riconosciuti quali aree di interesse comunitario e di conservazione di particolari specie botaniche e faunistiche.

Maggiori informazioni sul Parco del PO PIEMONTESE, ARIGNANO E AVIGLIANA QUI >

Nuove aree protette in Regione Piemonte, ci sono anche Avigliana ed Arignano

TESTO UNICO AGRICOLTURA

Per snellire le pratiche, aumentare le possibilità, regolamentare i settori sociali e lo sviluppo per tutti gli agricoltori.

Una legge per snellire e semplificare, e soprattutto rendere attuale la legge regionale che va incontro alla trasformazione dell’imprenditoria agricola e ad una delle sfide principali che abbiamo: ambientale e climatica. L’attenzione dedicata abbraccia tutti, con particolare riferimento alle realtà più fragili e alle aziende più piccole, soprattutto per i giovani nuovi agricoltori.

Fra le principali novità, si evidenzia:

per assicurare la partecipazione delle parti economiche e sociali viene istituito il tavolo del partenariato agroalimentare e rurale;

il programma regionale degli interventi integrerà le politiche europee;

viene dato ampio spazio alla digitalizzazione e al suo ruolo innovativo per il settore;

viene istituita una “Banca della terra” che permetterà l’uso agricolo dei terreni incolti nell’ottica della tutela del territorio dal dissesto;

si riconosce un vero e proprio ruolo di gestori del territorio per la prevenzione idrogeologica, la resilienza ai cambiamenti climatici, la conservazione dell’ambiente;

viene regolamentato con maggior rigore quali sono le attività definite di agricoltura sociale, riconoscendo le fattorie sociali e le fattorie didattiche;

ingloba, adeguandola, la nuova normativa sugli agriturismi, e introduce una novità importante, quella del presidio di prossimità;

viene promossa una nuova visione delle politiche di valorizzazione della qualità, improntata a favorire lo sviluppo e la redditività delle imprese, le opportunità turistiche e multifunzionali, interesserà l’intero settore delle produzioni di qualità, con un nuovo ruolo per le Enoteche regionali, i distretti del cibo, le filiere agroalimentari;

viene posta attenzione a tutte le forme di tracciabilità delle produzioni, in un’ottica di trasparenza per il consumatore e di utilizzo di tutte le infrastrutture telematiche utili per snellire e rendere accessibili le informazioni;

viene tutelato il paesaggio agrario e rurale, che comprende manufatti come muretti a secco, piloni di pietra dei vigneti, siepi o filari di alberi con valore storico.

Il futuro del Piemonte ci riguarda. 

Daniele VALLE

Elezioni Regionali 2019 – Scheda Verde

Condividi le nostre idee, aiutaci a diffonderle scaricando i materiali per le Elezioni Regionali 2019 qui > http://www.danielevalle.it/materiali-campagna-regionali-2019/

 

11 Maggio 2019

SALUTE: conti in ordine, assunzioni, ammodernamento ospedali e Case della Salute, ludopatia, disostruzione

Cosa Penso

SANITA’ LIBERATA E SOSTENIBILE: dal 2017 i piemontesi sono tornati liberi di investire, migliorare le strutture ospedaliere e ad assumere.

Cosa significa che il Piemonte è uscito dal Piano di rientro? I Piani di rientro sono un vero e proprio programma di ristrutturazione industriale che entra in gioco in caso di spese sfuggite al controllo delle Regioni. Un Piano di Rientro della spesa sanitaria, siglato da una Regione che spende più di quanto incassa, è finalizzato a ristabilire l’equilibrio economico-finanziario della Regione interessata. La nostra Regione aveva dovuto sottoscrivere il Piano, unica regione del nord Italia, sotto la presidenza del leghista Cota, nel 2010.

Il 21 marzo 2017 ne è finalmente uscita, riuscendo a mantenere gli impegni con il Governo e riportando la spesa sanitaria sotto controllo. In questo modo siamo tornati liberi di investire e di assumere.

SANITA’ SOSTENIBILE

Il nostro sistema sanitario sta quindi tornando progressivamente sempre più “in forma”.

Qui i primi passi fatti:     

  • Le ASL pagano in tempo, cioè a 60 giorni o in anticipo, rispetto invece ai 50 giorni medi di ritardo che si registravano nel 2014;
  • Gare centrali sui farmaci che consentono risparmi per 41 mln €. In questo modo abbiamo  finanziato l’acquisto dei farmaci oncologici innovativi e l’abolizione del ticket sui medicinali;
  • Turnover garantito, 1800 assunzioni annue prestabilite; Dal 2019 servizio di prenotazione Sovra CUP Unico regionale, che consentirà di gestire più efficacemente le agende di specialisti e diagnostica.
  • 1400 Assunzioni supplementari di medici, infermieri e operatori sociosanitari entro il 2020
  • 14 milioni per il Piano straordinario riduzione liste d’attesa, che garantirà 385.000 prestazioni supplementari

STRUTTURE OSPEDALIERE                                                    

Molti e importanti sono stati gli interventi della Regione per la costruzione o ristrutturazione di strutture ospedaliere.

Ecco i principali interventi realizzati:

  • Nuovo Ospedale di Trofarello (Asl TO5). Andrà a sostituire i presidi di Chieri, Carmagnola e Moncalieri, investendo 60,4 mln €;
  • 8,3 mln € per l’ospedale Martini (cabine elettriche, nuovo ascensore al servizio di cardiochirurgia, messa a norma degli ambulatori, palazzina dialisi, corpi di fabbrica e locali del seminterrato);
  • 2 mln € per il poliambulatorio di corso Corsica a Torino;
  • 2 mln € per il poliambulatorio di Via Monginevro a Torino;
  • 463.000 € per mettere a norma il presidio di Via Montanaro a Torino;
  • 4,3 mln € per mettere a norma l’ex dispensario di Igiene sociale di lungo Dora Savona;
  • 480.000 € per il nuovo poliambulatorio di Alpignano nei locali del Movicentro.                                   

LUDOPATIA

Il gioco d’azzardo è una malattia e bisogna aver il coraggio di affrontarla tutti insieme.

La legge regionale 9/2016 nasce per prevenire gli effetti del gioco d’azzardo patologico (GAP) e tutelare le fasce più vulnerabili della popolazione. Le varie azioni previste dalla legge riguardano: prevenzione e contrasto del gioco d’azzardo in forma problematica o patologica, trattamento terapeutico e recupero dei soggetti che ne sono affetti e supporto delle loro famiglie, predisposizione di misure volte al contenimento dell’impatto negativo del gioco sul tessuto sociale, sull’educazione e formazione delle nuove generazioni. La legge ha coinvolto innanzitutto tutte le ASL del Piemonte che hanno istituito appositi Dipartimenti contro le dipendenze, che ogni giorno curano centinaia di pazienti affetti dai danni del gioco compulsivo. Dal 1 gennaio 2018 è diventato effettivo il divieto per gli esercizi commerciali (bar, tabaccherie, locali) di tenere slot machine al proprio interno se nel raggio di 500 metri sono presenti scuole, ospedali, chiese, centri di riabilitazione o luoghi definiti “sensibili”. Le stesse norme vanno estese anche alle sale da gioco o da scommesse, a partire da fine 2019. A fine 2018 sono arrivati i primi dati elaborati da Ires Piemonte che hanno mostrato come, a 2 anni dall’entrata in vigore della legge, il volume di gioco alle macchinette in Piemonte si è ridotto di oltre mezzo miliardo di euro, passando dai 5,1 miliardi nel 2016 ad una stima di 4,6 miliardi nel 2018, mentre nei 3 anni precedenti era in costante crescita (+ 4,6% tra il 2013 e il 2016). Le perdite dei giocatori piemontesi sono diminuite del 17%, passando da 1 miliardo e 250 milioni nel 2016 a una stima di 1 miliardo e 30 milioni nel 2018 (-220 milioni in 2 anni).

PARCO E CASE DELLA SALUTE

Un centro polifunzionale dove medici, ricercatori, addetti potranno lavorare insieme per migliorare efficienza e studio, senza dimenticare i territori: pronte 77 Case della Salute con medici, pediatri e ambulatori.

Il progetto del Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino prevede investimenti per oltre 600 milioni, destinati alla creazione di un nuova moderna struttura ospedaliera che cambierà il volto di Torino. Il complesso sorgerà all’interno dell’area ex Avio-Oval e sarà costituito da 4 poli funzionali, connessi tra loro: il 1° destinato a sostituire gli ospedali dell’attuale Città della Salute e della Scienza (Molinette, Regina Margherita, Sant’Anna, C.T.O.), il 2° dedicato alla ricerca clinica, pre-clinica e transnazionale, il 3° polo per la didattica (Corsi di Laurea in medicina e nelle professioni sanitarie), il 4° polo per la parte residenziale per accogliere il personale.

Una delle novità più interessanti in ambito sanitario sono le Case della Salute: centri attrezzati e aperti tutto il giorno, in cui saranno disponibili medici di base e pediatri, assistenza infermieristica, assistenza specialistica con percorsi di cura per patologie croniche, ambulatori vaccinali e i consultori familiari. All’interno, una volta completata la rete, vi lavoreranno circa un migliaio di operatori tra infermieri, medici di famiglia, pediatri, specialisti, OSS, tecnici e amministrativi. L’investimento negli ultimi due anni è stato di 21,6 milioni di euro, per arrivare a 77 Case su tutto il territorio regionale, con molte sedi già attive, come l’ex Valdese a Torino, o i presidi di Giaveno, Lanzo e Pianezza.

DISOSTRUZIONE

“Daniele è stato l’autore della legge piemontese in materia di disostruzione pediatrica e di rianimazione cardiopolmonare, portando in Piemonte l’esperienza di altre regioni già attente al tema. Sostenere la diffusione della conoscenza di queste semplici manovre e di dispositivi ormai accessibili sul territorio può davvero salvare, in ogni momento, la vita dei nostri bambini, soprattutto nei luoghi sensibili deputati all’istruzione. La legge prevede non solo il sostegno, ma anche una apposita premialità nei finanziamenti della regione ai Comuni. C’è ancora molto da fare, per una battaglia che è soprattutto culturale nelle istituzioni e nella società, ma un primo passo è stato compiuto”

BARBARA DURAND, istruttrice  BLSD e disostruzione pediatrica

DISABILI E VITA INDIPENDENTE

A sostegno della collettività con un progetto dedicato alle persone affette di disabilità                             

Nel mese di novembre 2017, a seguito della sollecitazione del Comitato 162 Piemonte, ho presentato una Mozione, che impegna la Giunta ad avviare nel più breve tempo possibile una sperimentazione di progetti socioassistenziali personalizzati e coprogettati, orientati alla realizzazione del progetto di vita della persona con disabilità. La mozione è promotrice, tra l’altro, di un tavolo di lavoro congiunto Regione Piemonte/associazioni, per la revisione della DGR 48/2008 sui progetti di Vita Indipendente ad oggi riservati alla disabilità motoria, nell’ottica di una sua estensione anche alle disabilità intellettive/relazionali e sensoriali. Abbiamo, insieme alle Associazioni, promosso incontri mirati ed iniziative di sensibilizzazione come, ad esempio, il Convegno sui temi della disabilità svoltosi a Palazzo Lascaris il 1 giugno 2017. Da questo percorso è scaturita anche una mozione di sostegno e ampliamento all’attività dell’ambulatorio Transitional Care della Città della Salute.

LA SETTIMANA DELLO SPORT

Pratica sportiva e benessere devono poter essere sempre alla base dell’educazione dei nostri figli: 200 mila euro all’anno e 180 scuole coinvolte                                                                      

La settimana dello sport è un’iniziativa per promuovere nelle scuole gli sport invernali e le attività legate alla pratica sportiva e al benessere. Il periodo scelto è sempre quello a ridosso delle vacanze di Carnevale, in cui le scuole piemontesi, ogni anno, prevedono alcuni giorni di chiusura per concedere agli studenti una settimana da dedicare ad un ampio catalogo di attività sia all’interno delle scuole stesse, sia in montagna. Per quanto riguarda le attività interne alle scuole ad organizzare sono gli enti regionali di promozione sportiva; per quanto riguarda le attività in montagna invece l’ente organizzatore è l’Arpiet (Associazione regionale piemontese delle imprese esercenti trasporto a fune in concessione) che predispone apposite  giornate sulla neve pensate per gli istituti interessati. Per la Settimana dello sport la Regione ha stanziato circa 200.000 euro all’anno e le scuole che partecipano sono circa 180 in tutto il Piemonte.

Il futuro del Piemonte ci riguarda. 

Daniele VALLE

CONDIVIDI le nostre idee, aiutaci a diffonderle scaricando i materiali per le Elezioni Regionali 2019 qui > http://www.danielevalle.it/materiali-campagna-regionali-2019/

QUI IL MIO IMPEGNO PER GIOVANI E CULTURA > http://www.danielevalle.it/giovani-e-cultura-il-mio-impegno-in-questi-anni-e-per-il-futuro-del-piemonte/

 

6 Maggio 2019

GIOVANI e CULTURA: il mio impegno in questi anni e per il futuro del Piemonte

Cosa Penso

Tra i temi che più mi stanno a cuore ci sono senza alcun dubbio quelli legati ai Giovani e alla Cultura.

Parlare di Giovani e Cultura insieme è una scelta che abbiamo fatto anche con le API di PiemonteParej, insieme ad altri tre temi che andremo a raccontare e dettagliare nelle prossime settimane: AMBIENTE, SALUTE E SVILUPPO.

La Regione Piemonte è stata molto attiva a riguardo e la volontà è quella di esserlo sempre di più nei prossimi 5 anni: il binomio Giovani e Cultura va difeso per permettere a tutti formazione, istruzione e lavoro.

Il resto è propaganda che non ci interessa.

TESTO UNICO DELLA CULTURA 

VIA 28 VECCHIE LEGGI REGIONALI CON UN UNICO TESTO PER ESSERE IN LINEA CON LO SCENARIO ATTUALE

Il nuovo Testo Unico per la Cultura ha sostituito ben 28 vecchie leggi regionali, con l’obiettivo di aggiornare le norme precedenti non più in sintonia con lo scenario attuale e, allo stesso tempo, di dare al comparto uno strumento unico sulla base del quale poter sviluppare le politiche regionali in materia culturale. Sono state anche incluse le leggi sugli Istituti Culturali e sul Patrimonio Linguistico Piemontese approvate ad inizio legislatura. La legge è frutto di un intenso e articolato percorso di confronto con gli operatori e con le associazioni di categoria, in particolare nel corso degli Stati generali della Cultura del 2016, costituendo pertanto la sintesi della grande mole di contributi emersi dal dibattito. Tra i temi principali contenuti nella legge vi sono: la definizione della cultura quale generatrice di un significativo valore sociale ed economico, una programmazione triennale del settore e delle risorse e il ruolo della Regione in materia di politiche culturali.

VOUCHER SCUOLA

STOP AGLI ANTICIPI DA PARTE DELLE FAMIGLIE E STOP AI RITARDI

A partire dall’anno scolastico 2016/17 in Regione Piemonte abbiamo sostituito i vecchi “buoni scuola” con i nuovi “voucher scuola”. Questa novità è nata per andare incontro alle famiglie che in questo modo non hanno più dovuto anticipare soldi di tasca propria per poi attendere il relativo rimborso per le spese scolastiche, ma hanno direttamente ricevuto il contributo regionale sotto forma di voucher. E abbiamo progressivamente recuperato il ritardo dei bandi, che sotto la giunta Cota uscivano anche anni dopo la fine dell’anno scolastico. Il modello è quello dei ticket restaurant e la platea di riferimento sono tutti gli studenti frequentanti i percorsi di istruzione e di formazione professionale rientranti nell’obbligo scolastico. Il voucher sostiene sia le spese di iscrizione a una scuola pubblica non statale, sia le spese di POF, trasporti e libri, per uno stanziamento di oltre 10 milioni all’anno.

EDILIZIA SCOLASTICA

FAVORITO INTERVENTI STRAORDINARI PER MIGLIORARE E METTERE IN SICUREZZA IMMOBILI PUBBLICI ADIBITI A ISTRUZIONE SCOLASTICA

La Regione, attraverso fondi BEI, ha favorito interventi straordinari di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento sismico, efficientamento energetico di numerosi immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica, nonché la costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici e la realizzazione di palestre scolastiche. Negli ultimi 4 anni sono stati investiti 174 milioni di euro, in particolare: 2015 > finanziati 115 interventi per 65 mln €, tra cui Copernico, Luxemburg, Nigra e Pellico di Torino; Barrocchio di Collegno e Grugliasco, l’ex Gobetti di Settimo, Ferruccio Colle di Giaveno, primaria Anna Frank di Leinì e Rodari di Pianezza. 2016 > finanziati 38 interventi per 18 mln €, tra cui la Ventre di Giaveno. 2017 >  finanziati 20 interventi per 11 mln €, tra cui la primaria Reyneri di Carmagnola e la Luxemburg di Grugliasco. 2018 > saranno disponibili circa 80 mln €, in attesa dello sblocco da parte del Governo, e in particolare per la Federico Albert di Pianezza, il Darwin Romero di Rivoli, il Galileo Galilei di Avigliana, la Primaria di Barbania, la Collodi di Leinì, la Mila di Torino e la nuova Scuola di San Carlo.

LE BORSE DI STUDIO

UNA RISORSA FONDAMENTALE RIPRISTINATA E RICHIESTE COPERTE AL 100% 

L’impegno sul diritto allo studio è stato una costante del nostro mandato regionale. Nel 2014, abbiamo trovato una situazione disastrosa, con fondi per coprire meno della metà delle richieste di borse di studio. Entro il secondo anno di mandato siamo arrivati a coprire il 100% delle richieste e non siamo più arretrati di un millimetro, neanche quando le domande sono aumentate e le risorse necessarie sono quasi raddoppiate. – anno 2013-14, stanziamento 12 milioni di euro, 55% richieste coperte, (4.801) – anno 2017-18, 31 milioni euro, 100% richieste coperte, (12.661).

IL SERVIZIO CIVILE

UNA NUOVA LEGGE REGIONALE DI CUI SONO STATO RELATORE PER FINANZIARE IL SERVIZIO CIVILE

Nel 2014 i ragazzi impegnati nel servizio civile in Piemonte erano 499, nel 2019 saranno 1168 su 313 progetti in ambito assistenziale (per disabili, minori e giovani in condizioni di disagio), educativo e di promozione culturale. La Regione Piemonte si è dotata di una nuova legge, di cui sono stato relatore, e ha cofinanziato la misura del Servizio Civile per il 2018-2020 con 1,9 milioni di € nell’ambito del programma Garanzia Giovani.

LA LOTTA AL CYBERBULLISMO

MISURE CONCRETE PER INFORMARE, SENSIBILIZZARE MA SOPRATTUTTO COLLABORAZIONE SCUOLE – STRUTTURE MEDICHE

Nel 2018 abbiamo approvato una legge regionale per la lotta ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Grazie a questa legge la Regione Piemonte ha dato il via ad una serie di misure concrete: informazione, sensibilizzazione, ma soprattutto collaborazione con scuole e strutture mediche. Il tavolo di lavoro regionale sta mettendo a punto la realizzazione del “patentino” contro il cyberbullismo, una certificazione per l’utilizzo responsabile dello smartphone. Abbiamo predisposto, inoltre, uno stanziamento di 100mila euro per l’apertura di 4 ambulatori specializzati nella gestione dei disturbi da bullismo (dedicati sia alle vittime sia a chi commette questo tipo di atti) da aprire a Torino, Alessandria, Cuneo e Novara.

UN PIEMONTE INTERNAZIONALE 

IL TURISMO E’ CULTURA: UNA OPPORTUNITA’ FONDAMENTALE PER IL FUTURO DEI NOSTRI GIOVANI

Nel mese di ottobre, la celebre collana di guide turistiche Lonely Planet, attraverso la sua classifica “Best in Travel” ha eletto il Piemonte come la migliore regione al mondo da visitare nel 2019. Una soddisfazione inaspettata.

Per la prima volta nella sua storia, la Selezione Europea del Bocuse d’Or, la più importante competizione mondiale tra cuochi, si è svolta in Europa del Sud. Dopo la Norvegia, la Svizzera, il Belgio, la Svezia e l’Ungheria, nel giugno 2018 la selezione Europea si è trovata a Torino.

Nel 2018 abbiamo ricevuto il riconoscimento a Città Patrimonio Mondiale UNESCO di Ivrea e abbiamo sostenuto le candidature della Sacra di S. Michele e della Via Francigena piemontese, per la valorizzazione della quale abbiamo aperto un apposito tavolo di lavoro, proposto da una mia mozione, per non disperdere le esperienze dell’Anno dei Cammini e collegarlo agli altri percorsi devozionali piemontesi.

Seguitemi, nei prossimi giorni avremo modo di approfondire tutte le attività svolte ed i dati che – a differenza delle promesse elettorali – confermano una visione e una direzione netta e chiara per la Regione del domani.

Il futuro del Piemonte ci riguarda. 

Daniele VALLE

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29 Aprile 2019

La meritocrazia colpevolizza il povero e legittima la disuguaglianza

Cosa Penso

di Luigino Brighi* per il “Corriere della Sera”

*economista, Università Lumsa

La meritocrazia sta diventando la nuova religione del nostro tempo, i cui dogmi sono la colpevolizzazione del povero e la lode per diseguaglianza. La sua origine si perde infatti nella storia delle religioni e dei culti idolatrici. La Bibbia (i profeti e Giobbe soprattutto) e il Cristianesimo hanno tentato una vera e propria rivoluzione anti-meritocratica, con scarso successo.

Per capirlo basterebbe leggere la parabola dell’operaio dell’ultima ora, e la sua politica salariale anti-meritocratica; o prendere sul serio il «fratello maggiore» nel racconto del Figliol prodigo, che rimprovera il padre misericordioso per non aver seguito il registro meritocratico.

La misericordia è l’opposto della meritocrazia: non siamo perdonati perché lo meritiamo, ma è proprio la condizione di demerito che la genera. Le società meritocratiche sono spietate. Nonostante ciò, l’antica teologia meritocratica ha continuato a influenzare l’Occidente.

Eppure fino a tempi molto recenti non abbiamo mai pensato di costruire una società interamente né prevalentemente meritocratica. Esercito, sport, scienza, scuola, erano ambiti tendenzialmente meritocratici, ma altre decisive sfere della vita erano rette da logiche diverse e qualche volta opposte. Nelle chiese, nella famiglia, nella cura, nella società civile, il criterio base non era il merito ma il bisogno, grande parola oggi dimenticata.

Inoltre, l’impresa e il mercato non sono ambiti meritocratici, perché le scelte avvengono sulla base di informazioni ex-ante mentre i risultati dipendono in buona parte da eventi ex-post imprevisti e spesso imprevedibili. Tra gli imprenditori di successo ci sono molti demeritevoli premiati solo dal caso, e tra i falliti ci sono molti meriti che hanno semplicemente trovato il vento sfavorevole. E invece è proprio il business il principale veicolo di meritocrazia.

Un altro paradosso, ancora più sorprendente, di una meritocrazia del business prodotta prevalentemente da mondo anglosassone e Usa il cui umanesimo era nato dalla radicale polemica di Lutero e Calvino contro la «salvezza per meriti». La novità del nostro capitalismo è l’estensione della meritocrazia a ogni ambito della vita civile, la cui prima e più rilevante conseguenza è la legittimazione etica della diseguaglianza, che da male da combattere sta diventando un valore da difendere e promuovere.

I passaggi sono tre: 1) si inizia con il considerare il talento un merito; 2) si continua riducendo i molti meriti delle persone solo a quelli più semplici e utili (chi vede oggi i meriti della compassione, della mitezza, dell’umiltà?); 3) infine si remunerano diversamente i talenti-meriti amplificando le distanze tra le persone, dimenticando radicalmente il ruolo decisivo che il caso e la provvidenza esercitano sui nostri talenti.

Così se sono figlio di genitori colti, ricchi e intelligenti, se nasco e cresco in un Paese con molti beni pubblici, quando andrò in pensione la distanza dai miei concittadini venuti al mondo con meno talenti-meriti si sarà moltiplicata di un fattore pari a dieci o cento.

La nostra Costituzione all’articolo 34 recita: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Una formulazione frutto di una società ancora gerarchica e di classe, perché chi dovrebbe essere messo nelle condizioni di raggiungere «i gradi più alti» non sono solo, né tanto, i capaci, ma i meno capaci, perché l’essere più o meno capace non è faccenda di merito ma di condizioni sociali e ambientali in parte ereditate. Se quindi un sistema sociale premia chi è già capace, non fa altro che lasciare sempre più indietro i meno capaci, che non sono tali per demerito ma per la vita.

In questa ondata di religione meritocratica sarebbe più che mai urgente tornare all’ antica critica di Agostino a Pelagio. Agostino non negava l’esistenza nelle persone di talenti e di impegno che poi generano quelle azioni o stati etici che chiamiamo meriti (da merere: guadagnare, mercede, meretrice). Il punto decisivo per Agostino riguardava la natura dei doni e dei meriti. Per lui erano charis, grazia, gratuità.

I meriti non sono merito nostro, se non in minima parte, una parte troppo infima per farne il muro maestro di una civiltà. Ecco perché un importante effetto collaterale di una cultura che interpreta i talenti come merito e non come dono è una drammatica carestia di gratitudine. Non capiamo allora l’ aumento delle diseguaglianze nel nostro tempo se non prendiamo molto sul serio l’ avanzare indisturbato della teologia meritocratica.

Come non capiamo la crescente colpevolizzazione dei poveri, sempre più visti come demeritevoli e non come sventurati. Se, infatti, il talento è merito, l’equivalenza demerito-colpa è immediata. E se i poveri sono colpevoli io non sento nessun dovere di aiuto. Le meritocrazie hanno un solo grande nemico: la gratuità, che temono più di ogni cosa perché ne è il suo antidoto. Solo una rivoluzione della gratuità potrà liberarci da questa nuova religione senza dio.

*** foto di https://www.flickr.com/photos/marksperfectpics/411051984/in/photostream/
17 Dicembre 2018

Perché è ingiusto far pagare l’ingresso in centro a Torino come propone Lapietra

Cosa Penso

[Articolo del 27/09/2018 per Nuova Società]

Se l’idea dell’Assessora Lapietra andrà in porto l’accesso al centro di Torino, dal 2019, diventerà a pagamento. Lapietra ed Appendino hanno dichiarato che questa proposta ha lo scopo di ridurre l’inquinamento, ma è davvero così?

Per inquadrare la questione è utile innanzitutto avere qualche dettaglio in più su questa manovra.

Dalle prime stime dell’ufficio ai trasporti della Città di Torino risulta che questa “tassa sul centro” porterebbe almeno 6,3 milioni di euro in più all’anno nelle casse comunali, ovviamente solo dopo che saranno andati a regime gli investimenti necessari per far funzionare il meccanismo dei controlli degli ingressi (telecamere, lettori Telepass, piattaforma web per il controllo dei dati gestita da un team di oltre venti nuovi addetti, nuovi parcometri).

Dalle rilevazioni delle centraline di controllo dell’inquinamento risulta invece che le zone della città maggiormente colpite sono attualmente Grassi e Rebaudengo, ovvero tutt’altro che la zona centro. Ne consegue quindi che la motivazione di lotta all’inquinamento è piuttosto debole, mentre appare molto più convincente la stima economica di questa mossa, che servirebbe quindi al Comune di Torino a fare cassa (come se non bastasse la stretta sulle multe di cui la Sindaca si è più volte vantata fin dal suo insediamento).

Ora, per correttezza, sarebbe necessario anche chiedersi, su chi andrà a gravare questa tassa. In Italia vi sono già altre città che sono ricorse al cosiddetto road pricing (tradotto “strade a pagamento”), una su tutte Milano. È chiaro però che il pagamento dell’ingresso alla zona centro di Milano è una misura pensata soprattutto per chi arriva da fuori Milano, ovvero per tutti coloro che si recano nella città con frequenza non regolare per motivi di lavoro o shopping e che comunque non vi abitano.

Questo perché nel capoluogo lombardo la rete dei trasporti pubblici ha dimensioni maggiori di quelle torinesi: fra bus, treni, metropolitana e tutte le forme di sharing dei mezzi di trasporto, la macchina è davvero l’ultima delle soluzioni. Il che significa che andare in centro a Milano è generalmente una scelta e non una necessità.

Il centro di Torino, lo sanno bene gli abitanti di tutta la Città Metropolitana, è invece frequentato principalmente da residenti di Torino e provincia, per ragioni di lavoro o per acquistare nei negozi. Da qui deriva viene ovviamente anche il secondo problema, quello manifestato dai commercianti che giustamente temono un crollo verticale delle vendite.

Infine c’è un tema, per niente trascurabile, che emerge ogni qualvolta si introduce una tassa, ovvero quello della discriminazione fra chi potrà permettersi la spesa e chi non potrà farlo. È prevedibile quindi che questa manovra avrà conseguenze negative soprattutto nei confronti delle persone che provengono dalle zone più lontane dal centro (chi vi abita vicino ci mette meno a raggiungerlo con i mezzi che in macchina), che spesso sono anche quelle peggio servite dai bus, e di solito devono prendere l’auto per muoversi verso il centro nella speranza di fare più in fretta che con altri mezzi.

Il rischio che si corre è quindi quello di creare una ulteriore ghettizzazione delle periferie, anche perché l’Assessora Lapietra sull’utilizzo dei soldi potenzialmente ricavabili dalla tassa ha previsto per ora solo investimenti su “mobilità sostenibile e mezzi pubblici del centro”.

È quanto meno paradossale che un’amministrazione comunale che ha vinto le elezioni cavalcando lo scontento delle periferie proponga oggi una manovra del genere, inoltre è ovvio chiedersi come si possa decidere di far partire la lotta all’inquinamento proprio dal centro che è l’unica zona della città in cui ad oggi vi sono quotidiani blocchi del traffico.

Il timore che dietro questa manovra ci sia un interesse di cassa più che un’attenzione all’ambiente è quindi legittimo ed elevato, sta ora ad Appendino e alla sua giunta scegliere se modificare la strategia o se finalmente raccontarla per quello che è: un modo come un altro per far entrare soldi al Comune scaricato, tanto per cambiare, sulla pelle di chi è già in difficoltà.

 

*di Daniele Valle e Nadia Conticelli

3 Ottobre 2018

IN ITALIA SE NASCI POVERO, RESTI POVERO

Cosa Penso

NEL NOSTRO PAESE L’ASCENSORE SOCIALE SI E’ BLOCCATO. DA NOI QUASI LA METÀ DEL REDDITO DEI FIGLI DIPENDE DA QUELLO DEI GENITORI -QUANTO A DISEGUAGLIANZA DELLE OPPORTUNITA’ SUPERIAMO ANCHE REGNO UNITO E USA – NUMERI E CAUSE DI UN RAPPORTO PREOCCUPANTE.

 

06 settembre 2018, Roberta Carlini per espresso.repubblica.it (QUI L’ARTICOLO SU L’ESPRESSO)

 

Esiste un record negativo italiano che non è misurabile in debito pubblico, deficit, giovani Neet, evasione fiscale. Ma a guardarlo da vicino fa paura almeno quanto i primi. È l’immobilità sociale, o meglio: quanto della tua vita dipende dalla famiglia in cui sei nato.

Si può misurare in tanti modi ma, comunque la contiamo, l’Italia svetta in Europa, e di gran lunga. Lo rivelano i dati del più grande database sulla mobilità sociale nel mondo, costruito dalla Banca mondiale e illustrato nel rapporto “Fair Progress”. Tra i quali una buona parte viene dal progetto-partner, a guida italiana, di Equalchances.org: sul sito, creato dal Dipartimento di economia e finanza dell’università di Bari, ciascuno può divertirsi – diciamo così – a controllare, per il proprio e per gli altri Paesi, il funzionamento dell’ascensore sociale, scorrendo gli indici della diseguaglianza di opportunità, trasmissione del reddito e dello status tra generazioni, mobilità nell’istruzione.

mobilità sociale
MOBILITÀ SOCIALE

 

E una cosa è certa: qualcosa si è inceppato, servirebbe un ascensorista. Con particolare urgenza per l’Italia, dove quasi la metà del reddito dei figli è determinata dal livello di quello dei padri: condizione unica nell’Europa continentale, paragonabile solo a quella di Regno Unito e Stati Uniti, per i Paesi sviluppati. Ma, quanto a diseguaglianza delle opportunità, superiamo anche i regni di Brexit e Trump.

Di padre in figlio

«Ogni giorno nel mondo nascono 400 mila bambini. Nessuno di loro sceglie il genere, l’appartenenza etnica, il luogo in cui si è venuti al mondo. Né le condizioni economiche e sociali della famiglia. Il punto di partenza della vita è una lotteria».

Così la Banca mondiale introduce il suo rapporto, che punta a dare il primo set di numeri a copertura mondiale sulla mobilità tra generazioni. Espressione con la quale si intendono due cose:

  • quanto, nella media, il livello di vita e benessere di una generazione è migliorato rispetto a quella precedente;
  • quanto la posizione di ciascuna persona sulla scala economica dipende da quella dei suoi genitori.

Normalmente, le due cose vanno insieme: periodi di forte crescita economica fanno fare salti di benessere da una generazione all’altra e rendono anche più facile ai figli emanciparsi dallo status dei genitori. È quello che è successo nel mondo occidentale negli anni Cinquanta, e sta succedendo ora in paesi come Cina e India. Ma attenzione, dice la Banca mondiale: non è automatico che questo succeda, e infatti anche in molti paesi in via di sviluppo la mobilità sociale da genitori a figli oggi è bloccata.

E poi c’è il contrappasso, quando la crescita si ferma e la marea che portava avanti tutte le barchette si ritira. Come è successo in tutti i paesi sviluppati e con particolare evidenza in Italia. «Per un certo numero di anni la crescita ha consentito a tutti di migliorare le proprie posizioni, sono stati fatti molti passi avanti soprattutto nel rapporto tra titoli di studio», spiega Vito Peragine, professore di economia politica all’università di Bari e collaboratore del progetto della Banca mondiale. I cui numeri permettono anche di confrontare la mobilità tra generazioni di oggi con quella di ieri, e ci dicono che «negli ultimi venti anni, da quando si è fermata la pur debole crescita economica, si è evidenziato il blocco dell’ascensore sociale».

Anzi, a dirla tutta lo stop ha evidenziato che quell’ascensore non ha mai funzionato bene: per esempio, l’Italia è uno di quei paesi nei quali non c’è uno stretto rapporto tra i progressi nel settore dell’istruzione e quelli nel reddito.

In altre parole, il titolo di studio dei genitori è meno importante di prima nel definire quello che avranno i figli – l’operaio può bene avere il figlio dottore, si è avverato l’incubo della contessa di Paolo Pietrangeli – ma è anche poco rilevante nel determinarele opportunità relative di lavoro, reddito, benessere.

In effetti, se si vanno a guardare i numeri di equalchances.org, e si confronta la generazione nata nel ’40 con quella dell’80 – l’ultima di cui si abbiano dati completi – si vede che a scuola l’ascensore ha funzionato. L’indice che misura la mobilità tra generazioni nell’istruzione – più alto il numero, più bassa la mobilità – è sceso da 0,57 a 0,33. È successo lo stesso in Francia, Germania, persino nel Regno Unito, mentre lo stesso indice è sceso di pochissimo, da 0,34 a 0,32, negli Stati Uniti dell’istruzione privatizzata.

Eppure, questo buon andamento in Italia non ha migliorato sostanzialmente la mobilità tra generazioni nel reddito, e non ha ridotto le diseguaglianze di opportunità. L’indice che misura la mobilità intergenerazionale dei redditi è in Italia a quota 0,48, contro lo 0,35 della Francia e lo 0,23 della Germania. Vuol dire che da noi quasi la metà del reddito dei figli dipende da quello dei genitori. È il più alto d’Europa – vicino a quello inglese – e nel mondo sviluppato inferiore solo a quello degli Stati Uniti, paesi dai quali siamo tuttavia molto distanti nella struttura sociale ed economica.

Le diseguali opportunità

Da cosa dipende questa eccezione italiana in Europa? E perché il grande balzo in avanti nell’istruzione non ha avuto grandi effetti di reddito e benessere? La stessa Banca mondiale ci aiuta a rispondere, ridimensionando un po’ il peso del fattore “istruzione”: anche se tutto il rapporto è dedicato proprio alla mobilità educativa (sia come dati che come politiche auspicate), vi si spiega anche che ci sono altre motivazioni della persistenza del reddito e del benessere da una generazione all’altra.

A parità di istruzione il peso della famiglia di origine – fatto di status sociale, conoscenze, relazioni amicali – torna prepotente e si fa sentire di più in contesti più fermi, con maggiore disoccupazione, minore apertura. Tutto ciò può spiegare il più scioccante dei numeri che si possono scoprire navigando nei dati: quelli della diseguaglianza di opportunità.

Qui superiamo anche Gran Bretagna e Stati Uniti, e per trovare paesi più in alto dobbiamo confrontarci con il Brasile, il Sud Africa, la Bulgaria. In particolare, spiega Vito Peragine, abbiamo un livello molto alto di diseguaglianza “relativa” delle opportunità, ossia di quella parte delle diseguaglianze spiegato esclusivamente dalla propria origine, dalla lotteria della nascita. Numeri che ne introducono altri, stavolta più soggettivi: quelli sulla percezione della propria posizione e quella dei propri figli. Secondo una indagine citata dalla Banca mondiale, gli italiano sono al penultimo posto – seguiti solo dalla Slovenia in pessimismo – nella previsione “i bambini che nascono oggi staranno meglio di noi”: otto su dieci non la pensano così. Mentre quasi 4 su 10 ritengono comunque di stare meglio dei propri genitori.

 

13 Settembre 2018

L’economia della conoscenza sta uccidendo la nostra provincia

Cosa Penso

L’aumento delle disuguaglianze è anche territoriale. E mentre le città diventano sempre più ricche, intorno è il declino. Un impoverimento che dilaga a macchia di leopardo, dal nord al Mezzogiorno

DI GLORIA RIVA – 15 maggio 2018 (QUI ARTICOLO ORIGINALE SU L’ESPRESSO)
La vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti, la Brexit benedetta dai cittadini del Regno Unito, l’ingresso del partito di ultra destra Alternative für Deutschland nel Bundestag tedesco, la schiacciante vittoria di Viktor Orbán in Ungheria e, ancora, l’Italia, con la vittoria elettorale di Lega e Cinque Stelle, portavoce di un malcontento diffuso. Questi avvenimenti, genericamente catalogati alla voce populismo, sono l’effetto di un nuovo modello economico basato non più sull’industria, bensì sulla conoscenza, il cui risultato è la diseguaglianza territoriale in vertiginoso aumento.

«Immaginatevi un mondo con poche e piccolissime isole di prosperità, immerse in un mare di povertà e stagnazione. Ci stiamo dirigendo lì», a parlare è l’economista Joan Rosés, professore alla London School of Economics, che insieme a Nikolaus Wolf, capo economico alla Humboldt University di Berlino, ha creato un algoritmo in grado di definire dove si sta accumulando la ricchezza.

A giugno uscirà il loro libro che promette di essere il secondo atto dell’inquietante descrizione fatta dal francese Thomas Piketty in “Il Capitale nel XXI secolo”, pubblicato nel 2013. Piketty mostrava come i ricchi sarebbero diventati sempre più ricchi perché i rendimenti del capitale accumulato dalle persone abbienti sono e saranno sempre maggiori rispetto alla crescita dell’economia reale, favorendo quindi la disuguaglianza. Insomma, l’economista ha previsto un ritorno all’Ottocento, quando un buon matrimonio era sempre più remunerativo di un qualsiasi lavoro danaroso.

Rosés e Wolf aggiungono che non solo la ricchezza si accumula nelle mani di pochi, ma si concentra in alcune aree, per lo più urbane, creando il vuoto intorno. Dati alla mano, l’hanno dimostrato nell’abstract “The return of regional inequality: Europe from 1900 to today”, dove si dimostra come il periodo di diffusione della ricchezza si è concluso a metà degli anni Ottanta, in concomitanza con la chiusura dell’epoca fordista e con la fine delle grandi fabbriche, per fare spazio all’economia della conoscenza e alla globalizzazione.

L’Italia è fra i paesi più colpiti da questo fenomeno di impoverimento diffuso. Tant’è che non è più possibile parlare di un Nord ricco e di un Sud povero, ma succede che i comuni più indigenti si trovino non troppo lontano dalla più ricca città italiana, Milano. Dalle dichiarazioni dei redditi 2017 si scopre che fra i dieci comuni con la media reddituale più bassa d’Italia ci sono i due municipi comaschi Cavargna e Val Rezzo, la trentina Dambel e ben quattro comuni della provincia di Verbano Cusio Ossola, che separa il Piemonte dalla Svizzera, si tratta di Cavaglio-Spoccia , Gurro, Falmenta e Cursolo-Orasso, record nazionale con una ricchezza pro capite di 5.568 euro l’anno, in crollo del 24 per cento rispetto a due anni fa.

I quattro comuni si trovano tutti nell’impervia e isolata val Cannobina dove, fino a qualche decennio fa, si viveva di coltivazione e allevamento. Poi la gente del posto è migrata in Ticino, dove l’industria prospera e lassù sono rimaste non più di 700 persone, sprovviste di tutto. Non c’è una scuola, un asilo nido, un pronto soccorso, una banca, un supermercato e le strade, soggette a frane, vengono chiuse di frequente: meno di un mese fa il collegamento con la Svizzera è stato interrotto per l’ennesimo smottamento in cui hanno perso la vita due persone. Sono valli e montagne dimenticate da dio e sono anche l’esempio perfetto dell’Italia mappata dalla Presidenza del consiglio all’interno della Snai, la Strategia Nazionale per le Aree Interne, cioè quelle zone in cui i servizi scarseggiano.

Le Aree Interne rappresentano oltre metà dei comuni italiani, ospitano meno di un quarto della popolazione, ma occupano il 60 per cento della superficie nazionale e, come dicono gli economisti Rosés e Wolf nel loro lavoro, quelle zone stanno aumentando. E non coinvolgono più le tradizionali aree del Centro Sud, ma anche zone del Nord, come l’altopiano di Asiago, un tempo distretto turistico importante, oggi cenerentola di Cortina d’Ampezzo che d’inverno e d’estate fa il tutto esaurito, mentre ad Asiago non si ferma nessuno. E ancora soffrono le Dolomiti friulane, che nonostante non abbiano nulla da invidiare a quelle trentine stentano a intercettare la crescita economica: dopo la chiusura delle caserme al confine, non trovato altra fonte di reddito, ed è sfumato il tentativo di fare del monte Coglians, un tempo presidio militare, un luogo di prosperità.

C’è di più, Rosés sostiene che in Italia l’aumento delle disuguaglianze porterà anche alla fine del modello dei distretti industriali, spazzati via dalla nuova tendenza dei capitali ad accentrarsi nelle città più forti: «Il boom economico aveva portato all’Italia una fase di espansione e diffusione del benessere nelle province, perché è lì che gli imprenditori hanno aperto gli stabilimenti, facendo proliferare i distretti produttivi industriali. Oggi, invece, l’economia della conoscenza tende ad accentrare i migliori capitali umani nella città. Quest’ultima ha bisogno di poche persone molto istruite e ciò sta creando poli di estrema ricchezza e benessere, lasciando tutti gli altri al palo.

Questo fenomeno si sta verificando ovunque. In Cina la ricchezza delle città intellettualmente avanzate si scontra con l’arretratezza culturale e il disagio economico e sociale delle zone periferiche, delle campagne, delle aree dimenticate; in Spagna, Barcellona fa da locomotiva con i suoi centri d’eccellenza per la grafica e il design, mentre il resto del paese va al traino; Londra risucchia il 20 per cento delle società che al mondo si occupano di programmazione e informatica, staccando il resto dell’Inghilterra di parecchi punti di pil; lo stesso succede negli Stati Uniti, dove Los Angeles, San Francisco e New York diventano sempre più ricche rispetto alla media nazionale».

Città in salute e attrattive contro piccoli centri poveri e svuotati. Questo stesso fenomeno era stato individuato già all’inizio del Duemila dall’economista polacca e commissario europeo alle politiche regionali Danuta Hubner, che insieme all’italiano Fabrizio Barca, ex ministro del governo Monti, si era resa conto che la globalizzazione e l’abbattimento delle barriere intraeuropee stavano aprendo una profonda frattura, portatrice di diseguaglianza. Hubner e Barca avevano previsto il massiccio spostamento delle persone verso le aree più ricche e, per invertire la rotta, avevano cercato di attivare un sistema di politiche di coesione sociale per contrastare il fenomeno. Ma in molte zone il sostegno si è limitato a finanziamenti a pioggia, alla creazione di infrastrutture inutili, a clientelismi a favore dei politici locali che per qualche anno sono serviti a sedare rabbia e malcontento.

Ma poi sono esplosi. È il caso della Brexit, come spiega Andrés Rodríguez-Pose, economista che ha studiato il legame fra il declino economico e l’ascesa del populismo: «La Brexit è un voto di vendetta dei luoghi marginali, che non sono stati toccati dalla crescita. L’Inghilterra ha investito tutto su Londra, pensando che per osmosi avrebbe trascinato l’intero paese verso la ricchezza. Invece si è formata una spaccatura. La gente di Manchester, Leeds, Sheffield avrebbe votato contro qualsiasi iniziativa appoggiata da Londra. Lo stesso è avvenuto in Francia, dove Marine Le Pen ha vinto nelle regioni del Nord Est, segnate dal declino economico e inascoltate. Il loro, dunque, non è un voto contro l’Europa, ma una protesta contro le élite che vivono nel benessere. Infatti lo stesso fenomeno accade in Argentina, Perù, Bolivia e Venezuela, persino in Thailandia, un paese diviso in due. Da un lato Bangkok e le aree turistiche del Sud che votano per i democratici, dall’altro il Nord, povero e arretrato, che vota per il partito populista. Qui la frammentazione ha creato un conflitto che ha bloccato la crescita economica del paese. In Italia le cose vanno nello stesso modo, le aree dimenticate hanno votato Cinque Stelle e Lega».

È il caso di Tolve, un paesino della Basilicata che fino a qualche anno fa viveva della produzione di grano, business azzoppato dalle importazioni canadesi a buon mercato. A Tolve, un tempo roccaforte dei democratici, ha stravinto il candidato della Lega, Pasquale Pepe, l’unico che sta cercando di invertire la rotta lanciando una campagna a favore dei servizi essenziali: all’uninominale ha preso il 55 per cento delle preferenze. «Anche il voto ai Cinque Stelle e alla Lega venuto dalla rossa Emilia Romagna è un indicatore importante della sofferenza dei distretti industriali, dove le nuove forme di economia della conoscenza stanno attecchendo poco e dove ci vorrebbe una maggiore rete di attenzione», spiega Rodríguez-Pose. Esemplare è il caso dell’Unione dei sette comuni dell’Appennino Reggiano, una zona dove vivono 33 mila abitanti in crisi.

L’assenza di lavoro ha provocato lo spopolamento delle valli. Negli ultimi quattro anni, spiega Enrico Bini, presidente dei comuni montani, il territorio è entrato a far parte del progetto nazionale Snai «e abbiamo interpellato 350 persone per coinvolgerle nella rigenerazione del territorio. Abbiamo rilanciato un plesso scolastico specializzato nell’elettronica e meccatronica, anche grazie alla vicinanza di un’azienda, la Elettric80, che assume i giovani usciti dalla scuola. Questo ci ha permesso di diventare un polo attrattivo per 1.500 ragazzi che arrivano anche da Modena e Parma, ai quali vorremmo offrire un servizio autobus migliore, visto che passano tre ore al giorno sui mezzi di trasporto». C’è un però. Circa sei mesi fa le amministrazioni regionali hanno imposto la chiusura dell’unico punto nascite del territorio. È bastato questo segnale di abbandono per compromettere l’intera strategia locale e spingere un territorio tradizionalmente democratico a voltare le spalle al centro sinistra e far stravincere Lega e M5S. «Qui i progetti stanno andando avanti spediti, c’è un piano per sostenere il Parmigiano Reggiano di montagna, e trenta giovani si sono trasferiti qui per lanciare due cooperative di comunità a favore del turismo sostenibile. Tuttavia, questi sono cittadini che per troppo tempo hanno vissuto il disagio economico e sociale ed è bastata la chiusura del reparto ostetricia per spezzare i timidi tentativi di vivacità locale», spiega Bini.

Valeria Fedeli, professoressa di Architettura del Politecnico di Milano che ha realizzato l’atlante nazionale digitale postmetropoli.it, una miniera di informazioni sul nostro paese, nel suo lavoro ha scoperto che «alcuni distretti produttivi locali hanno perso la propria forte coesione interna. A Saronno, nella Brianza milanese, a Lumezzane, in Val Trompia si registra una flessione dei flussi interni, accompagnata da un incremento della ricerca di lavoro nelle aree esterne. Il volume di persone che si sposta da quelle zone per cercare lavoro a Milano è impressionante», spiega la docente, che fa notare come oggi si viaggi sempre più per lavoro, specialmente in direzione delle grandi capitali economiche, la cui area di influenza si allarga, in controtendenza rispetto a quanto succedeva fino a 10 anni fa.

«C’è una faglia che vede i cittadini delle aree rurali, della provincia, fuori dall’orizzonte delle élite nazionali, penalizzati nei servizi pubblici e privati e nelle scelte di investimento, mortificati talora come luoghi di svago e nostalgia», commenta Fabrizio Barca, che per primo ha lanciato e seguito il progetto Snai Italia, sostenendo un metodo bottom up, dal basso verso l’alto, «perché le politiche imposte da Roma non sanno interpretare le necessità locali, mentre la strategia deve venire dalle persone che vivono lì e ne conoscono le peculiarità», spiega Barca. Succede in Val Maira, dove Roberto Colombero dal 2009 è sindaco del comune di Canosio, che fa 90 abitanti, e presidente dell’Unione Montana della valle che conta 13 comuni.

«Siamo riusciti a fermare l’emorragia di giovani, ma non possiamo ancora dire che i cittadini della valle abbiano gli stessi diritti di quelli di città. C’è ancora molto lavoro da fare». Insieme ai sindaci e alla gente del posto, Colombero ha lanciato un progetto per capire quali fossero gli interventi da mettere in atto così da diventare una valle attrattiva. Da qui l’idea di investire su una scuola di alta qualità, su servizi di trasporto a chiamata e sullo sfruttamento delle risorse – l’acqua e la legna – per diventare autonomi dal punto di vista energetico e farne una fonte di ricchezza economica. A questo si aggiunge un enorme business turistico, che dà lavoro e attrae tedeschi, svizzeri e austriaci, affascinati da centinaia di sentieri curatissimi e dalle locande, dai rifugi e dagli agriturismi che offrono uno spaccato della cultura occitana».

Al contrario i siciliani delle Madonie, un territorio che dista poco meno di un’ora d’auto da qualsiasi servizio pubblico, hanno deciso di puntare tutto sulla scienza creando un parco astronomico di rilievo mondiale. Il cielo delle Madonie è noto in campo astronomico per l’elevato numero di notti fotometriche, cioè quelle in cui le stelle sono scientificamente osservabili: questa risorsa è stata sfruttata per realizzare il Telescopio Fly-Eye, unico al mondo, per la scoperta e il monitoraggio di detriti spaziali e asteroidi pericolosi per la Terra. La proiezione esterna del territorio delle Madonie viene anche da Ypsigrock, il festival di musica indie organizzato a Castelbuono dal 1997, con un pubblico proveniente da tutta Europa. Sono bastate queste attrattive per richiamare sul territorio i primi giovani che, inseme a Slow Food stanno rilanciando le coltivazioni locali per vendere i grani antichi e l’albicocca di Scillato ai locali più glamour di New York.

I cambiamenti sono lenti, lentissimi. E resta da capire se davvero sia possibile ridurre le diseguaglianze fra città e provincia. Secondo il sociologo Aldo Bonomi la risposta è affermativa: «I tempi di adattamento a un nuovo modello urbano saranno lunghissimi e la svolta arriverà quando, oltre alle smart city, potremo aver smart land mettendo le mille piccole città italiane al passo delle metropoli, ridisegnandone le funzioni, affinché tutte tornino a essere un nodo del flusso, creando nuova vitalità. ». Perché, per dirla con le parole dello storico Fernand Braudel, non esiste città ricca senza una campagna florida.

11 Settembre 2018
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