Daniele Valle
  • Home
  • Chi Sono
  • Bandi
  • Rimani Aggiornato
  • Contatti
  • Menu Menu
  • Facebook
  • X
  • Instagram
  • Telegram
  • LinkedIn
  • Youtube

Per promuovere la sostenibilità bisogna essere radicali

Cosa Penso
CORRIERE DELLA SERA – OPINIONI
20 luglio 2018 – 17:20

di Mario Calderini

Ricorderemo questi mesi come quelli nei quali è diventato evidente, su scala globale, quale sia il prezzo vero ed ultimo della non sostenibilità: lo sgretolamento delle istituzioni, lo svuotamento culturale e valoriale delle stesse e le conseguenti imprevedibili trasformazioni sociali e del nostro vivere civile. Indugio su questa riflessione dopo aver ascoltato Enrico Giovannini presso la Fondazione Feltrinelli, e penso che benché avessimo previsto un conto salatissimo per la sostenibilità mancata, lo avevamo immaginato differito nel tempo e non certo in questa forma così improvvisa a violenta. E invece il frutto avvelenato di un modello di crescita non sostenibile si presenta oggi ed improvvisamente in forma di diseguaglianza, esclusione e rabbia sociale. Da questo nasce l’urgenza e l’imperativo di ridefinire i termini dell’agenda di sostenibilità, passando dalla fase dell’advocacy e della narrativa alla fase della radicalità. Radicalità significa non accondiscendere, in campo finanziario o imprenditoriale, ad interpretazioni di maniera del concetto di sostenibilità, relegandolo ad una dimensione di marginalità e lateralità. Radicalità significa per imprenditori, investitori e filantropi riconoscere l’insostenibilità di un modello nel quale si allocano risorse proprio a quelle attività che generano squilibri e diseguaglianza per poi tentare di mitigare le conseguenze delle stesse con azioni compensative di supposta responsabilità. Radicalità significa anche non confondere le ovvie esternalità positive che ogni investimento in un’impresa ben gestita è in grado di generare, con un impatto sociale o ambientale intenzionalmente perseguito e raggiunto.

La responsabilità sociale d’impresa genericamente intesa non è radicale, così come non lo è la finanza che si compiace nell’aggettivarsi etica, sociale, sostenibile o verde. Non è radicale quell’esercizietto rendicontativo che è il bilancio sociale o ambientale, non è radicale il richiamo ossessivo e consolatorio ai criteri ESG. Tutto virtuoso, importante ed apprezzabile, in quanto in linea con i fondamentali obiettivi di Agenda 2030, ma privo della radicale capacità trasformativa che è oggi necessaria per contenere la deriva sociale e istituzionale. Ed è proprio la capacità trasformativa il segno che deve qualificare le azioni che ambiscono ad iscriversi in un’agenda di sostenibilità robusta, concreta e strutturata. Capacità trasformativa che si declina nella ricerca di soluzioni a problemi sociali emergenti con modelli di intervento caratterizzati da intenzionalità, misurabilità e addizionalità. Intenzionalità significa incorporare inscindibilmente la ricerca della soluzione nel modello di intervento o di business, eventualmente accettando consapevolmente di sacrificare parte del risultato economico, misurabilità significa saper dare conto della soluzione raggiunta, addizionalità significa farlo in aree di intervento nelle quali i normali meccanismi di mercato non funzionano appropriatamente. Se è per certi versi scontata l’applicabilità di questi criteri nel terzo settore, molto più selettiva è l’applicazione degli stessi alle forme di impresa o di attività finanziaria che operano nei settori tradizionali.

La radicalità consiste, a mio parere, nel distinguere selettivamente sulla base di questi criteri, non per separare buoni e cattivi o giusti e sbagliati, ma semplicemente per dare i nomi giusti alle cose giuste. Perché se tutto è sostenibilità, nulla è sostenibilità, se tutto è responsabilità d’impresa, nulla è responsabilità di impresa, se tutto è impatto sociale, nulla è impatto sociale. Proprio il settore finanziario è oggi un esempio plastico della possibile deriva strumentale che può assumere l’adesione massiva alla narrativa della sostenibilità e dell’impatto sociale cui stiamo assistendo. Il 2018 sarà ricordato come l’anno della finanza ad impatto sociale, per numero e rilevanza delle iniziative. Una buona notizia dunque, perché se intendiamo l’impact investing come l’insieme degli strumenti definiti dai tre criteri sopra descritti, significa che si stanno liberando risorse al servizio di una grande azione trasformativa, sostenendo imprenditori capaci di trovare soluzioni innovative, concrete e di grande scala alla diseguaglianza, all’esclusione e al disagio. Una pessima notizia invece, se questa proliferazione si traduce semplicemente in impact-washing, una vuota ri-etichettatura di strumenti finanziari del tutto sconnessi da bisogni e problemi reali e dalle relative soluzioni. Perché, le soluzioni, in fondo, sono l’unica cosa che veramente conta.

*School of Management Politecnico Milano

26 Luglio 2018

La petizione Welcoming Europe, con l’umanità che soffre per salvare la nostra

Cosa Penso
[QUI l’articolo originale su AVVENIRE.IT – martedì 17 luglio 2018]

Porti che si chiudono. Muri che si alzano. Frontiere che ritornano. Centinaia di disperati in fuga dalla guerra, dalla povertà, dalla fame non sono più accolti come persone, ma considerati una massa indistinta da respingere, numeri senza volto da dislocare. Le motivazioni che spingono uomini, donne e bambini a lasciare tutto e ad attraversare il deserto e il mare a rischio della vita, le loro storie, le loro aspirazioni, sembrano interessare a pochi.

Di fronte alla sfida globale delle migrazioni, l’Europa – che all’indomani della seconda guerra mondiale e dell’Olocausto aveva saputo risollevarsi e promuovere una politica di pace e solidarietà tra i popoli – pare aver smarrito alcuni valori comuni e quei princìpi di civiltà su cui si fonda. A prevalere sono egoismi, chiusure e, sempre più spesso, l’aperto rifiuto di accogliere chi nel continente cerca protezione o un futuro diverso per sé e i propri cari.

Come rappresentanti di enti ispirati dal messaggio evangelico e impegnati a vario titolo nell’ambito delle migrazioni e del sostegno ai più fragili tra i nostri concittadini, siamo preoccupati per il clima di disprezzo che viene continuamente alimentato. Davvero l’umanità si è degradata a tal punto? Davvero il sentimento oggi prevalente nella nostra società è l’indifferenza verso la sorte di altri esseri umani? Confortati e sollecitati dalle parole di papa Francesco, noi non crediamo che ci si debba arrendere all’idea che i sentimenti di fraternità, solidarietà e accoglienza, che sono all’essenza del Vangelo e le radici dell’Europa unita, non riescano più a scuotere le coscienze delle persone.

Al contrario, siamo convinti che sia importante lavorare sul piano culturale per promuovere un racconto diverso del fenomeno migratorio e, in quest’ottica, consideriamo incoraggianti le prese di posizione come quella della Corte costituzionale francese, che ha recentemente decretato che aiutare i migranti non è reato e che vale il principio della ‘fraternità’. Pensiamo che, sul piano politico, ci sia bisogno di un approccio inclusivo capace di allargare la cittadinanza e di promuovere coesione sociale e sicurezza per tutti. Per questo, un anno fa, abbiamo sostenuto in Italia la proposta di legge di iniziativa popolare ‘Ero Straniero’ e la riforma della cittadinanza in favore dello ius sol temperato e dello ius culturae.

Per questo oggi sosteniamo l’Iniziativa dei Cittadini Europei «Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie», che, partendo dal principio irrinunciabile per cui ogni vita va protetta e salvata, chiede di decriminalizzare la solidarietà, creare passaggi sicuri per i rifugiati e proteggere le vittime di abusi. L’obiettivo è raccogliere un milione di firme in almeno sette Paesi dell’Unione Europea, per invitare la Commissione a presentare un atto legislativo in materia di immigrazione. Invitiamo tutti a conoscere la proposta e a firmarla online sul sito www.welcomingeurope.it.Ribadiamo che prima di tutto vengono le persone con la loro dignità e riteniamo quindi necessario far riemergere il patrimonio di solidarietà e fraternità che, pur presente, oggi fatica a manifestarsi. Lo dobbiamo fare non solo per salvare vite che rischiano di essere cancellate, ma per salvare l’umanità che è in noi.

don Virginio Colmegna, Fondazione Casa della carità ‘A. Abriani’

padre Claudio Gnesotto, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo

padre Camillo Ripamonti, Centro Astalli

don Armando Zappolini, Cnca – Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza

25 Luglio 2018

POPULISMO? COLPA NOSTRA

Cosa Penso

Per contrastarlo occorre partire dall’autocritica. E dall’alleanza per il progresso globale

Testo di Matt Browne (Fondatore del think thank Global Progress)
pubblicato da “la Stampa” – Traduzione di Carla Reschia

Nella lotta contro l’ ondata populista e autoritaria non c’è alcuna pallottola d’argento risolutiva. Sarà un lungo percorso che ci richiederà di cambiare rotta riguardo alla disuguaglianza, rispondere sinceramente alle preoccupazioni degli elettori, ricostruire e rinnovare il contratto e il capitale sociale, aggiornare e salvaguardare le istituzioni essenziali.

Senza dubbio il modo migliore per iniziare questo viaggio è valutare i nostri errori e pensare a come dobbiamo cambiare.

Non c’ è nulla di intrinsecamente virtuoso nella pratica politica tradizionale degli ultimi decenni, né in quella di centro-sinistra né in quella di centro-destra. Molti di noi non sono riusciti a stare al passo con i tempi nel modo di comunicare, di organizzarsi e impegnarsi. Quale che sia l’ approccio che adottiamo, bisognerà affrontare le legittime critiche all’ establishment politico.

In primo luogo, quando si parla di politica, le nostre piattaforme non possono essere completamente slegate dai desideri degli elettori. Dobbiamo rispondere con serietà, onestà e in modo esauriente alle preoccupazioni dell’elettorato sull’ immigrazione, l’ irresponsabilità dei potenti interessi che agiscono nel mondo degli affari o del settore pubblico e sulla rivoluzione tecnologica in atto.

Se prendiamo atto, ad esempio, che negli ultimi due decenni nell’ economia globale sono avvenuti cambiamenti epocali, è forse giunto il momento di accettare l’ idea che alcuni piccoli aggiustamenti alla politica economica e la riforma dello Stato sociale siano una risposta inadeguata.

Spesso ignoriamo che uno dei temi centrali della campagna di Trump era il lavoro. Che si sia o meno a favore del reddito di cittadinanza – io non lo sono – è giunto il momento di pensare in modo radicale a una nuova agenda economica di inclusione e responsabilizzazione.

Tutte le idee, compresa la garanzia del diritto al lavoro o all’ occupazione, dovrebbero rappresentare una gradita aggiunta a questo dibattito.

RIDEFINIRE IL PATRIOTTISMO

Allo stesso modo, le preoccupazioni sull’ immigrazione, l’ integrazione e la sicurezza hanno trasformato radicalmente la politica in tutto il mondo occidentale – sono state senza dubbio al centro del voto sulla Brexit in Gran Bretagna e dell’ elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Si può benissimo non essere d’accordo con la maggior parte degli elettori in materia di immigrazione e deplorare il modo in cui l’argomento è stato stravolto dagli estremisti e dalla stampa scandalistica – io sicuramente sono su questa posizione.

Ma è impossibile ignorarlo, tanto meno pretendere che al riguardo l’opinione pubblica sia agnostica. Arriverei a dire che è questa oggi la principale linea di frattura nelle elezioni occidentali. Resto del parere che si possa proporre una politica progressista di migrazione gestita.

Ma nel farlo dobbiamo partire dal reale orientamento delle persone, non da quello che vorremmo avessero, e dimostrare che abbiamo il controllo della situazione e abbiamo un piano. Attualmente gli elettori si sentono traditi dalla nostra posizione e dalla nostra retorica. Persino Emmanual Macron, forse il più eloquente sostenitore di una società aperta nell’attuale panorama politico europeo, ha dato un giro di vite alle leggi francesi sull’ immigrazione e l’asilo.

In secondo luogo, dobbiamo riformare la nostra politica. Per iniziare, dobbiamo smettere di essere condiscendenti e paternalistici. Parte dell’attrattiva della politica culturale è la percezione che le élite centriste siano troppo sbrigative nel respingere o etichettare alcuni elettori. Negli Stati Uniti gli ormai famigerati commenti dell’ ex presidente Barack Obama sulle persone che «si attaccano alle armi o alla religione» hanno contribuito alla convinzione che la società sia effettivamente divisa tra un’ élite condiscendente e la gente comune, proprio come sostengono i populisti.

Le argomentazioni secondo cui alcuni aspetti dell’ integrazione e dell’ assimilazione non stanno andando bene in alcune società occidentali – o che il cambiamento sociale e economico è troppo rapido – non dovrebbero essere automaticamente etichettate come razziste, bigotte o luddiste. Dobbiamo iniziare dal punto in cui si trovano gli elettori, prendere sul serio le loro preoccupazioni e trattarli con rispetto.

Abbiamo anche bisogno di sviluppare una nostra politica di identità inclusiva. Il senso di appartenenza a una comunità politica non è necessariamente una forma di bigottismo. Anche se i populisti autoritari sfruttano i sentimenti patriottici per ricreare un’ idea nostalgica di un passato più semplice e più puro, i politici tradizionali non dovrebbero rifuggire il patriottismo. Dovrebbero, invece, cercare di usare la stessa emozione per mostrare una visione positiva, tollerante, diversificata e inclusiva dell’ identità nazionale.

Vale a dire, dobbiamo rivendicare e ridefinire il patriottismo. I politici in gamba possono riscattare il patriottismo dai sovranisti. In terzo luogo dobbiamo rendere la società più democratica. Uno dei fattori che veicolano insicurezza e frustrazione nelle nostre società è la sensazione diffusa di aver perso il controllo della propria vita.

A questo risponde la promessa populista di togliere il potere a una élite corrotta o compromessa per affidarlo a un leader forte che governi in nome del popolo. Questa non è democratizzazione, però, ma un’ ulteriore centralizzazione del potere. La nostra risposta dovrebbe essere quella di democratizzare veramente il potere, di rimetterlo nelle mani delle persone.

Per dare loro un senso di controllo sulla propria vita, sul lavoro e sulla comunità. Si tratta di una vecchia agenda progressista, ma per troppo tempo non siamo riusciti ad applicarla. È ora che i progressisti sostengano il ruolo dei lavoratori nei consigli di amministrazione, sperimentino forme di democrazia locale, diretta e deliberativa, e promuovano forme appropriate di sussidiarietà in materia di polizia, istruzione e politica sanitaria.

Ciò richiede una visione coerente per riprogettare le istituzioni. Avendone l’ occasione, dobbiamo rafforzare le istituzioni, in particolare la magistratura indipendente.

Ma dovremmo andare oltre. Abbiamo bisogno di rinnovare altre istituzioni governative per adeguarle all’ era digitale. E occorre anche rendere il governo più trasparente e aperto e i servizi pubblici più sensibili ai bisogni di chi li utilizza.

L’ alternativa all’ autoritarismo In quarto luogo, le nostre politiche devono diventare globali. Naturalmente, la lotta per le peculiarità delle singole società europee e occidentali dev’ essere combattuta separatamente in ogni Paese. Né l’ Unione Europea né il Consiglio d’ Europa, tanto meno l’ alleanza transatlantica, possono essere di grande aiuto nel contrastare l’ autoritarismo nazionale e fornire un’ alternativa. Eppure, contro il potere del capitale in ambito nazionale è difficile per un governo misurarsi faccia a faccia in modo efficace con le multinazionali.

Allo stesso modo, il rafforzamento dei diritti dei lavoratori a livello nazionale non sempre garantisce che otterranno una quota più equa dei redditi.

Dal momento che molto a livello globale è in mano alle multinazionali, abbiamo bisogno di un’ azione internazionale multilaterale. Se questi organismi non ispirano più fiducia, dobbiamo rinnovarli.

Abbiamo bisogno di una Bretton Woods democratica per affrontare le multinazionali.

Molte delle soluzioni alle sfide economiche locali sono tanto globali quanto locali e lo stesso vale per la sicurezza, l’ immigrazione e l’ identità. La globalizzazione della nostra politica dev’ essere anche un progetto individuale e comunitario. Non ci sarà scampo da Salvini, Brexit o Trump fino a quando non capiremo e ci occuperemo del perché le persone hanno votato per loro. Come movimento globale, abbiamo bisogno di passare più tempo a capire il fascino dei populisti di quanto ne passiamo invece a criticarli.

Questo è un volo globale e nessuno di noi dovrebbe sentirsi solo. Salvini ha già annunciato la sua intenzione di creare una Lega delle leghe – un’ alleanza globale di populisti autoritari. Ha già la sua alleanza con la Russia Unita di Putin. Noi dovremmo rafforzare la nostra alleanza per il progresso globale. Se vinceremo questa battaglia, potremo ancora una volta essere il fondamento di un’ alleanza di democrazie in tutto il mondo.

 

25 Luglio 2018

CONTRO IL TAGLIO COMUNALE ALLE SCUOLE PARITARIE

Cosa Penso

COMUNICATO STAMPA

Torino 29/11/2017

L’Assessore al Bilancio del Comune di Torino, Rolando, ha confermato per il 2018 un taglio di 500 mila euro sui fondi previsti per le scuole paritarie. Questa dotazione, che per le casse del Comune corrisponde ad una cifra molto piccola, è invece importantissima per le scuole che si trovano oggi a fare i conti con ritardi nei pagamenti e con una riduzione dei fondi. Una situazione del genere si ripercuote da un lato sul personale coinvolto che non viene pagato a causa dei ritardi e dall’altro sul potenziale di accoglienza delle scuole paritarie, che ad oggi risultano coprire ben un 1/3 del fabbisogno delle famiglie torinesi, nella maggioranza dei casi riferito a bambini esclusi dalle altre strutture.

“E’ profondamente ingiusto giocare in questo modo sulla pelle dei bambini ed è paradossale che questa amministrazione decida di recuperare risorse tagliando proprio servizi essenziali come questo. Peraltro come Regione Piemonte nell’ultimo assestamento di bilancio abbiamo inserito 2 milioni in più di fondi per le scuole paritarie!”, dichiara Daniele Valle, Consigliere regionale del PD.

“Sono quindi al fianco delle scuole paritarie e dei genitori che hanno tenuto un girotondo di protesta di fronte al Comune alcuni giorni fa, per chiedere alcune cose sacrosante: ripristino dei fondi destinati alle paritarie,aumento del fondo riservato all’handicap e rispetto dei tempi e dei termini di pagamento relativi al 2016 e 2017. Non possiamo rischiare che un numero crescente di bambini resti a casa, con un danno enorme per le famiglie e per il sistema di istruzione. Si intervenga quanto prima”, conclude Valle.

29 Novembre 2017

LA TORINO DEI SUPERMERCATI A 5 STELLE

Cosa Penso

La pagina ufficiale del sito di Beppe Grillo, capo del Movimento 5 Stelle, dedicata alla Lista Movimento 5 Stelle di Torino contiene, fra le molte informazioni, anche i riferimenti per unirsi al gruppo di lavoro sul Commercio, così descritto:

“Nonostante la normativa relativa al lavoro e al commercio sia in larga parte di competenza nazionale, sono stati proposti ambiti di intervento e soluzioni che potessero essere attuati a livello comunale.
Obiettivi: 
– riavvicinare i cittadini alle piccole attività commerciali locali 
– sostegno al piccolo commercio e all’artigianato locale 
– contrasto all’apertura di nuovi centri commerciali 
– maggiore legalità e trasparenza.”

Chi ricorda la campagna elettorale di Chiara Appendino per la carica di Sindaco di Torino potrà certamente confermare che uno dei suoi cavalli di battaglia è stata proprio una lotta senza quartiere ai centri commerciali, ai supermercati e a tutte le grandi attività commerciali, a suo avviso ree di soffocare il piccolo commercio. Il tutto di contrasto all’immagine di una giunta Fassino amica delle grandi compagnie internazionali e intenta a colonizzare Torino con enormi mostri di cemento.

La posizione del Movimento e della Sindaca è quindi stata fin da subito, come annunciato dal suo stesso nome, molto CHIARA: NO NO NO E POI ANCORA NO A QUALSIASI SUPERMERCATO O GRANDE CENTRO COMMERCIALE.

E’ proprio in ragione di questa posizione così palese e senza mezzi termini che appare veramente incomprensibile e a tratti imbarazzante la giravolta su centri commerciali e supermercati che la Sindaca e la sua amministrazione hanno intrapreso molto in fretta, una volta entrati a Palazzo Civico. Ecco qualche tappa di questo avvincente percorso di conversione politica:

01/12/2016 : APPENDINO CHIUDE IL BILANCIO E DICE Sì AL CENTRO COMMERCIALE IN CENTRO 

“La prima cittadina ha annunciato che il centro commerciale a ridosso del centro città si farà. Il progetto sull’area ex Westinghouse, in corso Vittorio Emanuele, al quale i Cinquestelle si sono detti da sempre contrari, verrà portato avanti contrariamente a quanto annunciato in campagna elettorale, poiché permetterà di incassare 19 milioni e 600 mila euro” (su Westinghouse QUI trovate la mia ricostruzione che racconta la genesi di tutta la vicenda e QUI qualche aggiornamento sui successivi, inquietanti, sviluppi circa avvisi di garanzia e dintorni)

07/04/2017 : IPERMERCATI, NUOVA RETROMARCIA DELLA GIUNTA APPENDINO: ESSELUNGA TRIPLICA

“Nell’elenco delle operazioni immobiliari inserite nel bilancio dal vicesindaco Guido Montanari, tra i quattordici super e ipermercati messi in cantiere spicca — totalmente inedito — un nuovo punto vendita Esselunga in corso Bramante; spalla a spalla, insomma, con il Carrefour che si affaccia su corso Turati, con cui la convivenza si preannuncia problematica.”

10/04/2017 : “BASTA CENTRI COMMERCIALI, ORMAI IL MERCATO È SATURO” I PICCOLI ESERCENTI CONTRO I COMUNI: “VOI FATE CASSA, NOI SOFFRIAMO”

“Non è la prima volta che Confesercenti chiede il blocco dei nuovi insediamenti della Gdo ma è chiaro che l’affondo di Banchieri è legato soprattutto alle scelte della giunta Appendino che ha, per la prima volta dal 2012, deciso di utilizzare massicciamente ricorso ai proventi dei permessi per costruire per coprire la spesa ordinaria.”

25/11/2017 : APPENDINO BATTE FASSINO: GIÀ AUTORIZZATI MEGASTORE PER PIÙ METRI QUADRATI

“L’ultimo megastore della giunta Appendino è stato approvato martedì. Un ipermercato nel quartiere Pozzo Strada, in via Monte Ortigara: 2.500 metri quadrati di scaffali e banchi, casse e carrelli. È il terzo autorizzato in due settimane. Lo scorso lunedì era toccato al Famila di via Baltimora, quartiere Santa Rita. La settimana prima al Lidl di via Bologna, in Barriera di Milano.”

A prescindere dai posizionamenti politici di ognuno, è palese che ci sia stata in Chiara Appendino e nella sua giunta, una massiccia conversione a favore dei centri commerciali e su questo cambio di rotta la sindaca si guarda bene dal rilasciare qualsiasi dichiarazione.

Io ho ritenuto opportuno presentarvi i fatti in maniera ordinata e precisa possibile, ora lascio a voi la riflessione, nella speranza che il giudizio sul suo mandato tenga conto anche e soprattutto di questi dati politici e non solo dell’immagine trendy della sindaca giovane e ingenua a cui spesso siamo sottoposti.

Prendere sul serio l’amministrazione 5 stelle è doveroso nei loro confronti, in quanto politici come tutti gli altri, tanto quanto nei nostri confronti, in quanto cittadini consapevoli e attenti e non opinionisti da salotto.

 

28 Novembre 2017

METTIAMOCI IN CAMMINO

Cosa Penso

Uno dei pilastri che da sempre sostengono il mio impegno politico, è senza dubbio la volontà di fare qualcosa  di concreto per cambiare in meglio la vita delle persone. La politica è infatti, secondo me, servizio verso la comunità, portando avanti iniziative e progetti che a nostro avviso abbiano un impatto positivo sulla vita dei cittadini.
Il primo motivo per cui sostengo e voterò Matteo Renzi alle primarie di domani è proprio l’impegno concreto e determinato che ha dimostrato durante i suoi mille giorni di governo, nel portare avanti una serie di importanti riforme che potessero finalmente dare un po’ di respiro a questo paese. Mi riferisco a misure come il Dopo di noi, la legge di lotta al Caporalato, le Unioni Civili, gli 80 euro, gli investimenti sull’istruzione della Buona scuola, l’Art Bonus e lo School Bonus. Molte sono le cose ancora da fare o da migliorare, ma l’Italia aveva davvero bisogno di una prima scossa, e il Governo Renzi ha lavorato tenacemente per provarci.
Il secondo motivo per cui sostengo Matteo Renzi è che dopo essere stato criticato da chi lo vedeva come un “uomo solo al comando”, ha deciso, per migliorare e migliorarsi, ha deciso di proporre in questo congresso una candidatura “a quattro mani”, affiancadosi in tutto e per tutto al Maurizio Martina, Ministro dell’agricoltura e uomo dalla grande cultura di partito. Il loro programma politico, che potete leggere qui, tocca tutti i temi che io ritengo essere fondamentali: il sociale, l’innovazione, un’Europa diversa, il lavoro e i giovani.

Il centrosinistra oggi più che mai ha bisogno, soprattutto di fronte all’emergere dei populismi e delle destre che agitano l’odio sociale, della determinazione e della forza propositiva di un leader come Matteo Renzi, che sappia portare avanti con coraggio e con una squadra rinnovata, i cambiamenti di cui questo paese ha un disperato bisogno.

29 Aprile 2017

Eliminato l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e svantaggiate, la Sindaca ci ripensi

Cosa Penso

COMUNICATO STAMPA

Torino, 29/03/2017

Lo dichiara il consigliere regionale e presidente della Commissione cultura, Daniele Valle, che sostiene il ricorso al cosiddetto “regolamento 307 del Comune di Torino”: strumento di sostegno delle politiche attive del lavoro attraverso gli appalti di servizio pubblici mirato all’inserimento lavorativo di persone con disabilità e svantaggiate.

“La Città di Torino – prosegue Valle – ha impiegato, solo nel 2016, ben 579 lavoratori svantaggiati, in particolare nei servizi museali e culturali. Ora la Sindaca Appendino – rimarca – dichiara che non è questa la soluzione più idonea ed efficiente per garantire il servizio al pubblico dei musei. Così facendo – sottolinea Valle – il regolamento 307 viene cancellato e l’amministrazione sceglie di delegare ogni singolo Museo a indirsi la propria gara.

La Regione crede profondamente nella funzione sociale degli appalti pubblici, non per niente abbiamo deciso di operare in direzione opposta rispetto al Comune di Torino, come dimostra la proposta di legge in materia di inserimenti lavorativi per persone disabili e svantaggiate del PD. Si torna indietro di molti anni – conclude Valle – la rinuncia alla funzione sociale negli appalti pubblici è un errore grave che lascerà nell’isolamento sociale e lavorativo moltissime persone che fino ad ora avevano la possibilità di un impiego”.

29 Marzo 2017
Pagina 4 di 17«‹23456›»

Seguimi su Instagram!

Seguimi!

Ultimi Articoli

  • Il Piemonte è la nostra Casa24 Settembre 2025 - 11:36
  • I NUMERI DEL PERSONALE SANITARIO (2025)21 Maggio 2025 - 14:24
  • PIEMONTE IN LUNGO E IN LARGO – Il tour23 Agosto 2023 - 16:16
  • LA VARIANTE PIEMONTESE1 Agosto 2022 - 13:43
  • Punto vaccini in Piemonte: siamo ancora indietro2 Aprile 2021 - 12:32
  • DPCM Draghi 6 marzo 20213 Marzo 2021 - 15:35
  • IL MIO 2020 IN CONSIGLIO REGIONALE5 Gennaio 2021 - 10:58
  • DICEMBRE 2020: IL PIEMONTE SBAGLIA COMPLETAMENTE I DATI DEI TAMPONI COVID1921 Dicembre 2020 - 10:31
  • Bando Unico Regionale 2020 a sostegno di attività culturali, del patrimonio linguistico e dello spettacolo10 Novembre 2020 - 11:41
  • PROROGA BANDO SPORT E PERIFERIE24 Settembre 2020 - 17:16
  • BANDO MISURE STRAORDINARIE SPORT 202016 Giugno 2020 - 10:08
  • Istruzioni per ricevere il Bonus Riparti Piemonte20 Maggio 2020 - 11:36
  • TUTTI I BONUS RIPARTI PIEMONTE: ecco chi può riceverlo15 Maggio 2020 - 11:18
  • SOSTEGNI A NUOVE IMPRESE E LAVORATORI AUTONOMI6 Maggio 2020 - 15:14
  • Come richiedere la sospensione mutui prima casa prevista dal DL Cura Italia2 Aprile 2020 - 17:09
  • Lottare contro le mutilazioni genitali femminili6 Febbraio 2020 - 12:46
  • RENDIAMO GIOVANE L’ITALIA – Cronache dalla Regione Piemonte23 Ottobre 2019 - 11:29
  • PROTEGGIAMO GLI AFFIDAMENTI14 Ottobre 2019 - 16:27
  • NOVITA’ DALLA RIFORMA DELLE ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE7 Ottobre 2019 - 15:58
  • 100 GIORNI DI NULLA – Cronache dalla Regione Piemonte30 Settembre 2019 - 12:27
  • SCARICA LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE D’INDAGINE COVID1930 Luglio 2021 - 15:48
  • AGENDA 2031, IL PROGRAMMA DEL CENTROSINISTRA5 Maggio 2021 - 10:47
© Copyright - Daniele Valle | web: Housedada
  • Facebook
  • X
  • Instagram
  • Telegram
  • LinkedIn
  • Youtube
Scorrere verso l’alto

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.

OKMaggiori Info

Cookie and Privacy Settings



Come usiamo i cookie

Potremmo richiedere che i cookie siano attivi sul tuo dispositivo. Utilizziamo i cookie per farci sapere quando visitate i nostri siti web, come interagite con noi, per arricchire la vostra esperienza utente e per personalizzare il vostro rapporto con il nostro sito web.

Clicca sulle diverse rubriche delle categorie per saperne di più. Puoi anche modificare alcune delle tue preferenze. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza sui nostri siti Web e sui servizi che siamo in grado di offrire.

Cookie essenziali del sito Web

Questi cookie sono strettamente necessari per fornirti i servizi disponibili attraverso il nostro sito web e per utilizzare alcune delle sue funzionalità.

Poiché questi cookie sono strettamente necessari per la fruizione del sito web, non è possibile rifiutarli senza influire sul funzionamento del nostro sito. È possibile bloccarli o eliminarli modificando le impostazioni del browser e imporre il blocco di tutti i cookie su questo sito web.

Cookie di Google Analytics

Questi cookie raccolgono informazioni che vengono utilizzate in forma aggregata per aiutarci a capire come viene utilizzato il nostro sito web o l'efficacia delle nostre campagne di marketing o per aiutarci a personalizzare il nostro sito web e la vostra applicazione al fine di migliorare la vostra esperienza.

Se non vuoi che monitoriamo le tue visite sul nostro sito puoi disabilitare il monitoraggio nel tuo browser qui:

Altri servizi esterni

Usiamo anche diversi servizi esterni come Google Webfonts, Google Maps e fornitori di video esterni. Poiché questi fornitori possono raccogliere dati personali come il tuo indirizzo IP, ti consentiamo di bloccarli qui. Si prega di essere consapevoli del fatto che questo potrebbe ridurre pesantemente la funzionalità e l'aspetto del nostro sito. Le modifiche avranno effetto una volta ricaricata la pagina.

Impostazioni per Google Webfont:

Impostazioni per Google Maps:

Vimeo and YouTube video embeds:

Privacy Policy

Puoi leggere i nostri cookie e le nostre impostazioni sulla privacy in dettaglio nella nostra pagina sulla privacy.

Privacy Policy
Accettare le impostazioniNascondi solo la notifica