Daniele Valle
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Tag Archivio per: #sicurezza

PROTEGGIAMO L’ACCOGLIENZA: IL NOSTRO ODG SUL DL SICUREZZA

In Regione

OGGETTO: DECRETO LEGGE IMMIGRAZIONE E SICUREZZA 

Il Consiglio regionale

PREMESSO CHE

  • La Regione Piemonte, componente del tavolo di coordinamento presso la Prefettura di Torino, è fortemente coinvolta nei processi di accoglienza dei richiedenti asilo sia attraverso l’impegno per il reperimento di strutture per l’attivazione degli hub regionali, sia mediante la sensibilizzazione dei territori, la collaborazione con gli amministratori locali e con i gestori delle strutture di accoglienza al fine di fronteggiare problematiche emergenti;
  • L’attenzione regionale è altresì rivolta alla fase successiva all’accoglienza, cioè alla predisposizione di programmi a favore dei titolari di protezione internazionale;
  • Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione generale dell’immigrazione  e delle Politiche di Integrazione al 31 dicenbre 2014 ha sottoscritto 17 Accordi di programma con le regioni per definire un sistema di interventi e una programmazione integrata in tema di politiche migratorie nel periodo 2014-2020, secondo una logica di coordinamento ed integrazione sociale e delle politiche del lavoro, atta a valorizzare le sinergie e la complementarietà tra le fonti di finanziamento e la conseguente massimizzazione dell’efficacia degli interventi programmati;
  • Il Piano integrato dalla regione Piemonte 2014-2020 approvato con DGR n.3-2013 del 5.08.2015 prevede azioni specifiche a favore dei minori stranieri non accompagnati e richiedenti/titolari di protezione internazionale.

 

VERIFICATO CHE:

  • il dato relativo ai migranti sbarcati è stato nel 2016 di 144.574, nel 2017 di 108.538 e nel 2018 (al 12 ottobre) di 21.426, confermando un trend in forte calo;
  • In Piemonte risulterebbero accolte 10.380 persone nei Centri di accoglienza, di cui 5.000 sarebbero privi del titolo previsto dal D.L. e dunque a rischio legalità;
  • a Torino oltre 200 MSNA rischiano al compimento del 18° anno di età di uscire dal percorso di accoglienza e finire in strada, o alternativamente di richiedere il prosieguo amministrativo con rette (tra i 35 e i 60 euro giornalieri) a totale carico della Città, fino al compimento del 21° anno d’età;
  • che l’ANCI nazionale ha stimato in 280 milioni di euro i costi amministrativi che ricadranno sui Servizi Sociali e Sanitari territoriali e dei comuni, per l’assistenza ai soggetti vulnerabili, oggi a carico del sistema nazionale (di questi circa 483 mila euro nel triennio per la sola Città di Torino) .

 

VISTO

  • il Decreto-Legge recante disposizioni urgenti in materia di rilascio di permessi temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale, di immigrazione e di cittadinanza.

 

CONSIDERATO CHE IL D.L. IN OGGETTO

  • elimina la possibilità per le commissioni territoriali e per il Questore di valutare la sussistenza dei gravi motivi di carattere umanitario e dei seri motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano abrogando, di fatto, l’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari e introducendo una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare;
  • mira a prolungare il periodo massimo di trattenimento dello straniero nei centri di permanenza per i rimpatri da 90 a 180 giorni;
  • elimina gli sportelli comunali che forniscono attività informative, di supporto e di assistenza agli stranieri che intendano accedere ai programmi di rimpatrio volontario-assistito;
  • riserva l’accoglienza nel sistema SPRAR ai soli titolari di protezione e MSNA escludendo di fatto i richiedenti asilo;
  • esclude ai detentori di permesso di soggiorno per richiesta di asilo la possibilità di iscrizione all’anagrafe dei residenti.

 

TUTTO CIO’ CONSIDERATO

  • si ritiene che il predetto Decreto vanifichi gli sforzi fatti anche della Regione Piemonte volti ad un’equa distribuzione sostenibile su tutto il territorio. Il provvedimento favorirà viceversa grandi concentrazioni di persone nei Centri di Accoglienza Straordinaria, di difficile gestione, con poche possibilità di percorsi di integrazione e  con impatti fortemente negativi per i cittadini;
  • si rischia l’aumento delle persone presenti nei Centri di permanenza per rimpatri, compreso quello di Torino, unico CPR di tutto il nord Italia. Le difficoltà di mettere in atto rimpatri, viste anche le scarse risorse stanziate per i rimpatri volontari e l’assenza di ulteriori accordi con i paesi di origine, al termine dei 180 giorni, potranno aumentare la presenza di stranieri irregolari favorendo marginalità estreme, occupazioni e illegalità;
  • si rischia di smantellare proprio quella parte, di accoglienza (SPRAR) gestita dai Comuni con percorsi di integrazione in piccole accoglienze, rifugio diffuso in alloggi e a Torino anche in molte famiglie, finalizzata a dare risposte strutturate, controllate e non emergenziali, a vantaggio di strutture di accoglienza straordinaria di cui abbiamo tutti registrato le criticità in questi anni.

 

IMPEGNA

La Giunta regionale
a farsi portavoce presso le sedi opportune affinché:

  • siano valutate le istanze delle regioni che, come il Piemonte, sono fortemente coinvolte nel processo di accoglienza degli immigrati;
  • si tenga conto delle specifiche azioni adottate nelle regioni affinché non siano vanificati gli interventi già effettuati volti ad un’equa distribuzione sostenibile degli immigrati sul territorio nonché a realizzare forme di accoglienza che costituiscono risposte non soltanto per la fase di emergenza;
  • si prendano in esame i programmi già predisposti, a livello regionale, e, in particolare, quelli a favore dei titolari di protezione internazionale (compresi i minori non accompagnati);
  • sia definita una programmazione integrata tra le regioni che tenga conto delle ricadute concrete in termini economici, sociali e di sicurezza dei territori.

 

I Consiglieri: MARIO GIACCONE, DANIELE VALLE, ANDREA APPIANO, NADIA CONTICELLI, STEFANIA BATZELLA, RAFFAELE GALLO, LUCA CASSIANI, VITTORIO BARAZZOTTO, PAOLO ALLEMANO, DOMENICO RAVETTI, MARCO GRIMALDI, SILVANA ACCOSSATO.

Approvato nel Consiglio Regionale del Piemonte di martedì 18 dicembre 2018.

20 Dicembre 2018

Nelle scuole si insegnerà come rianimare un bambino: approvata la legge regionale

In Regione

Condivido questo articolo de La Stampa Torino, di Alessandro Mondo, riguardo la nuova legge regionale sul Primo soccorso pediatrico (qui trovate la versione originale dell’articolo).

 

Previsti corsi di formazione anche per utilizzare correttamente i defibrillatori: agli istituti più virtuosi maggiori contributi

Una risposta concreta a un fenomeno di cui si parla sempre troppo poco. Secondo l’Istat, in Italia ogni anno almeno 50 bambini, circa uno ogni settimana, muoiono per incidenti evitabili, come il soffocamento causato da un boccone. L’altro fronte è quello della rianimazione cardiopolmonare, con riferimento al corretto utilizzo dei defibrillatori automatici (un tema, quest’ultimo, che da anni vede l’impegno concreto della Fondazione La Stampa – Specchio dei Tempi). In entrambi i casi, il comune denominatore è la formazione, che fa rima con prevenzione.

PREVENZIONE

Proprio nell’ottica della prevenzione di questi tragici incidenti, e naturalmente di un soccorso che deve essere immediato, oggi la quarta commissione del Consiglio regionale del Piemonte ha approvato all’unanimità la nuova legge «Disposizioni in materia di disostruzione pediatrica e di rianimazione cardiopolmonare». Obiettivo: formare e informare la cittadinanza sulle tecniche salvavita attraverso corsi rivolti alle famiglie e soprattutto alle scuole: di ogni ordine e grado, pubbliche e private. Il testo unifica due proposte di legge presentate da Daniele Valle (Pd) e Daniela Ruffino (Forza Italia). Favorevole l’assessore alla Sanità Antonio Saitta, che peraltro ha sottolineato come alcune norme già prevedano corsi per il primo soccorso.

LA FORMAZIONE

La nuova legge interviene sull’impianto normativo di una serie di leggi regionali – legge istitutiva dei servizi consultoriali, legge quadro sui servizi sociali, istruzione e diritto allo studio – per introdurre percorsi informativi e formativi sul tema, questi ultimi svolti dai centri di formazione abilitati a rilasciare l’autorizzazione per l’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici esterni in ambiente extra ospedaliero accreditati dalla Regione. «In particolare – spiega Valle primo firmatario della legge – ci attiveremo perché in ambito scolastico sia previsto un criterio di premialità nell’erogazione dei contributi a quegli istituti che attiveranno corsi rivolti al personale docente e non, alle famiglie e agli studenti». E ancora: «Il nostro scopo è diffondere la cultura dell’attenzione e della prevenzione in tema di salute anche al di fuori di contesti sanitari, creando una rete virtuosa di soggetti in grado di intervenire tempestivamente e in maniera corretta. Un un percorso già sperimentato in Lombardia e in Veneto».

I FONDI

La legge prevede un finanziamento di 100 mila euro per il primo anno, a valere sulle risorse del bilancio pluriennale 2015-2017: di cui 75 mila per la formazione e 25 mila per campagne di carattere informativo. Favorevoli, con riserva, i Cinquestelle. «La norma finanziaria prevede in tutto soltanto 100mila euro – spiega la consigliera Stefania Batzella -: e non è detto che questa cifra sarà confermata negli anni futuri».

10 Aprile 2017

UN DEFIBRILLATORE TI SALVA LA VITA

In Regione

Nel Consiglio Regionale del 19 luglio 2016 è stata approvata la mia mozione sui defibrillatori, di seguito il testo:

Oggetto: Creazione di una rete virtuosa di soggetti formati all’uso del defibrillatore e mappatura apparecchi DAE sul territorio regionale

 

Il Consiglio regionale del Piemonte,

premesso che

  • ogni anno in Italia circa 60 mila persone perdono la vita per arresto cardio-circolatorio. Il 70% di questi arresti avvengono in presenza di testimoni, ma solo nel 15% dei casi si ha un intervento diretto delle persone presenti attraverso la rianimazione cardio-polmonare o l’uso del defibrillatore (DAE);
  • la rianimazione cardio-polmonare unita all’uso di un DAE nei primi minuti seguenti all’arresto cardiocircolatorio aumenta le probabilità di sopravvivenza del 60%; in particolare l’utilizzo di un defibrillatore nei primi 5/6 minuti dopo l’arresto cardiaco può evitare, oltre la morte, danni irreversibili al cervello;

 

considerato che

  • il D.M. 18 marzo 2011 riconosce che la fibrillazione ventricolare è causa rilevante di decessi sull’intero territorio nazionale e che la defibrillazione precoce rappresenta il sistema più efficace per garantire le maggiori percentuali di sopravvivenza; rileva inoltre l’opportunità di diffondere in modo capillare l’uso dei defibrillatori semiautomatici esterni sul territorio nazionale anche a personale non sanitario, opportunamente formato, nella convinzione che l’utilizzo di tale apparecchiatura possa prevenire o quanto meno ridurre il numero di morti per arresto cardiocircolatorio;
  • con DGR 49-2905 del 14 novembre 2011 la Giunta Regionale ha approvato il Programma Regionale per la diffusione dei defibrillatori semiautomatici esterni, in applicazione a quanto previsto dal sopramenzionato D.M. 18 marzo 2011
  • il D.M. 24 aprile 2013 “Disciplina della certificazione dell’attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita” dice che – “tutti i soggetti che sono tenuti o che intendono dotarsi di DAE devono   darne   comunicazione   alla    Centrale Operativa 118 territorialmente competente, indicando il numero di apparecchi, la specifica del tipo di apparecchio,  la  loro  dislocazione,  l’elenco degli esecutori in possesso del relativo attestato. Ciò al  fine  di rendere più efficace ed efficiente il  suo  utilizzo  o  addirittura disponibile la sua localizzazione mediante mappe interattive”;
  • vi sono in Italia altri esempi virtuosi che hanno implementato delle efficaci linee guida che trattano la centralizzazione dell’ubicazione degli apparecchi DAE e la creazione di una rete di soggetti formati, come la Regione Lombardia nella deliberazione di Giunta IX/4717 “Linee guida regionale sull’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici esterni e sull’attivazione dei progetti di defibrillazione semi-automatica sul territorio lombardo”;

sottolineato che

  • la legge nazionale n. 120 del 3 aprile 2001, Art. 1 sostiene che: “È consentito l’uso del defibrillatore semi-automatico in sede extra-ospedaliera anche al personale non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardio-polmonare”;
  • l’accordo Stato-Regioni 27 febbraio 2003, Art. 2, comma b1 sostiene che: “(…) L’operatore che somministra lo shock con il defibrillatore semiautomatico è responsabile, non della corretta indicazione di somministrazione dello shock che è determinato dall’apparecchio, ma dell’esecuzione di questa manovra in condizioni di sicurezza per lo stesso e per tutte le persone presenti intorno al paziente”;
  • la legge n. 69 del 15 marzo 2004, Art. 1, comma 1 che sostituisce il precedente comma 1 della Legge 120 del 03.04.2001 sostiene che: “È consentito l’uso del defibrillatore semi-automatico in sede intra ed extraospedaliera anche al personale non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardiopolmonare”;
  • con DGR 32-4611 del 24 settembre 2012 la Giunta Regionale ha individuato i requisiti, le procedure e i termini per l’accreditamento dei Centri di formazione abilitati allo svolgimento dei “corsi di rianimazione cardiopolmonare adulto e pediatrico e utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno” per il rilascio della autorizzazione all’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici in ambiente extraospedaliero;
  • La Regione Piemonte ha istituito un proprio registro delle persone formate all’uso del defibrillatore a partire dal 6 giugno 2013, che ad oggi conta ben 505 elementi;

 

constatato che

  • La Regione Piemonte negli ultimi anni ha proceduto all’acquisto di circa 300 apparecchi DAE che sono stati distribuiti sul territorio;
  • Un gran numero di associazioni di volontariato, enti, scuole, società sportive stanno portando avanti l’acquisto e l’installazione di defibrillatori nei luoghi deputati alle proprie attività;

 

rilevato che

  • Il sistema del 118 non ha a disposizione la mappatura completa dei luoghi in cui gli apparecchi DAE sono stati posizionati, in quanto la comunicazione della loro ubicazione è lasciata alla volontà dell’ente che decide di installarlo, situazione che in molti casi preclude un loro uso tempestivo in caso di emergenza;
  • Il 118, pur avendo a disposizione un elenco generale delle persone formate all’utilizzo del defibrillatore, non è in possesso di un sistema per avvertire tempestivamente tali soccorritori non appartenenti al circuito del Sistema Sanitario, precludendo un loro eventuale intervento in caso di emergenza.

 

IMPEGNA

la Giunta regionale del Piemonte

  • a predisporre un sistema integrato che attraverso le moderne applicazioni consenta di completare la mappatura dei defibrillatori presenti e funzionanti sul territorio regionale e istituisca un registro regionale del personale formato all’uso del defibrillatore immediatamente reperibile in caso di emergenza nelle vicinanze di ciascun apparecchio, nello spirito delle nuove linee guida emanate in materia di soccorso e emergenza.
20 Luglio 2016

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