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Integrating european neighbourhoods

In Regione

Wednesday, 17 October 2012

Integrating European neighbourhoods

Residence Palace, Polak Room

Rue de la loi 155 – 1040 Brussels

PROGRAMME

  

09.00           Opening remarks

                   Yves Pascouau, Senior Policy Analyst, European Policy Centre

09.05           Presentation of the conceptual and methodological basis of the Concordia Discors project

Ferruccio Pastore and Irene Ponzo, FIERI

Discussant:

Marco Martiniello, CEDEM, University of Liège

09.45           Local spaces and intergroup relations

                   Presentation of the Concordia Discors results

Ben Gidley COMPAS, University of Oxford

Discussants: 

Maria Lucinda Fonseca, IGOT, University of Lisbon

10.30           Q&A session

10.45           Coffee Break

11.15           Panel debate

Building integration from below

Chair: Ferruccio Pastore, FIERI

Nicos Trimikliniotis, University of Nicosia

Kinga Göncz, Member of the European Parliament

Luc Van den Brande, Member of the Committee of Regions

Michael Keating, Cohesion and integration strategy for the London Borough of Tower Hamlets

12.30           Q&A session

13.00           Sandwich Lunch 

14.30           Parallel working groups (in EPC Conference room and Max Kohnstamm room, 4th floor)

                        Working group 1

How do urban spaces affect integration and intergroup relations?

Chair: Ricard Morén Alegret, Universitat Autonoma de Barcelona

Pietro Cingolani, FIERI

Ana Feder, Eurocities

Emmanouil Dardoufas, CIVEX Commission, Committee of the Regions

                   Ana Maria Sust Soler, Sagrada Familia Library

Working group 2

What can local institutions and civil society do to turn conflict into cooperation?

Chair: Claudia Köhler, EFMS, University of Bamberg

Daniele Valle, District 3, Torino

Cristian Pirvulescu, Member of the EESC

Eric De Jonge, BON, Flemish community helpdesk for new migrants in Brussels

Tea Garadnay, Budapest Chance Nonprofit Ltd.

16.00           Documentary screening, shot in Concordia Discors cities

16.15           Final plenary session (Polak Room)

                   Chair: Endre Sik, TARKI

Feedback from working groups

Claudia Köhler and Ricard Morén Alegret

16.30           Q&A session

16.45              Concluding remarks

Stefano Manservisi, Director General for Home Affairs, European Commission

17.00           Q&A session

17.15           End

14 Ottobre 2012

Io voto Renzi perchè…

In Regione

Sabato 13 ottobre, dalle 10.00 alle 13.00, presso il Centro di Protagonismo Giovanile di corso Moncalieri 18 a Torino i coordinatori dei comitati a sostegno della candidatura di Matteo Renzi di Torino e Provincia si presentano con le loro idee e le loro proposte. Tutti possono partecipare e trovare informazioni sui comitati più vicini a loro o su come costituirne uno nuovo. Io ci sarò!

11 Ottobre 2012

Le due mosse che svelano chi è Renzi

Cosa Penso

Di Luca Ricolfi

A Matteo Renzi, ultimamente, vengono rimproverate un mucchio di cose, ma soprattutto una: la tendenza a glissare sui contenuti, sulle proposte programmatiche, sulle cose concrete che farebbe se diventasse presidente del Consiglio.
Pochi giorni fa, ad esempio, sul «Corriere della Sera» Antonio Polito lo ha invitato a prendere posizioni precise su nove punti, fra cui alcuni della massima importanza (ad esempio: come farà a ridurre il debito pubblico di 400 miliardi in soli 3 anni?). Renzi, nella risposta, svicola con un espediente retorico: «Se rispondo punto per punto mi accuseranno di essere rimasto fermo al tempo in cui partecipavo ai telequiz».


Anche nel discorso di Verona, in cui annuncia la sua candidatura a premier, liquida quasi con fastidio l’idea di doversi soffermare sui programmi, definiti un po’ spregiativamente come «lista della spesa». E rimanda gli appassionati di contenuti a una «bozza di programma on line», aperta alla discussione. Come dire: se proprio volete annoiarvi, trovate tutto lì.
Finora questa reticenza di Renzi aveva lasciato perplesso anche me. Poi però ho deciso di ascoltare tutto il suo discorso (disponibile su YouTube), dalla prima sillaba all’ultima, e vi devo confessare che mi sono ricreduto. Perché dentro un discorso ci possono essere passaggi che non incontrano il tuo gusto, o giri retorici che preferiresti non sentire, però alla fine – se chi parla sa parlare, e Renzi indubbiamente sa parlare – il senso generale del messaggio emerge. E il senso del messaggio di Renzi è chiaro, molto chiaro.

E’ chiaro sul piano politico, innanzitutto. Renzi sta occupando, con un coraggio e un’energia incommensurabilmente superiore ai suoi predecessori, lo slot che – a suo tempo – hanno provato ad occupare i rappresentanti delle correnti liberali e riformiste del Pd, i vari Veltroni, Morando, Ichino, Letta, Chiamparino, Rossi, lo stesso Bersani quando non giocava da segretario del Pd ma da ministro delle Liberalizzazioni, le famose «lenzuolate». Con la fondamentale differenza che Renzi ci prova, a sfidare la maggioranza del suo partito, mentre nessuno degli altri lo aveva fatto finora (Veltroni perché la segreteria del Pd gli è stata gentilmente offerta, gli altri per motivi che ignoro). La differenza di metodo è fondamentale, perché con Renzi la posta in gioco non è di conquistare o mantenere una piccola voce in capitolo nelle scelte del partito, ma di spostare il Pd su posizioni di sinistra liberale. Un’impresa meritoria, ma che a mio parere si scontra con un dato di fatto: finora la base del Pd è sempre stata più vicina a Vendola che ad Ichino, e lo stesso Bersani è decisamente meno radicale dei militanti che lo appoggiano.

Ma non c’è solo il posizionamento politico, che riprende quasi tutte le idee-chiave della sinistra liberale in campo economico: meritocrazia, meno tasse sui produttori, spending review, semplificazioni burocratiche. La novità fondamentale di Renzi sta, a mio parere, in due mosse che nemmeno la sinistra liberale ha finora compiuto fino in fondo. Due mosse che non stanno sul piano dei programmi e delle cose da fare, ma che vengono prima, e forse spiegano perché, in questa fase di stato nascente, il racconto, la narrazione, i temi identitari la facciano da padroni, e lascino i programmi un po’ sullo sfondo.

La prima mossa è nell’analisi della crisi in cui siamo tuttora immersi. Nel discorso di Verona sono del tutto assenti gli accenti vittimistici sulla questione giovanile, e c’è un’idea della crisi come fatto epocale, come «trasformazione definitiva del nostro modo di vivere», che ci invita anche a cambiare i nostri comportamenti, con una rivalutazione dei doveri, dell’impegno, del sacrificio. C’è la gratitudine alle generazioni passate per il benessere che hanno saputo costruire, ma c’è anche il sospetto che la «prospettiva di benessere» che le nuove generazioni hanno ereditato sia «forse persino eccessiva». Di qui la pulce nell’orecchio ai suoi coetanei: «Non vorrei che il troppo avere ci abbia fatto dimenticare il nostro essere».

Ma c’è anche una seconda mossa, che rende Renzi indigeribile non tanto alla base del suo partito, ma più in generale alla cultura di sinistra di matrice sessantottina. Qui, nonostante tutto, sopravvive ancora l’idea che la politica sia una missione etica, che la sinistra rappresenti la parte migliore del Paese, che chi vota a destra possa essere mosso solo dall’interesse o dall’ignoranza. Su questo la rottura del sindaco di Firenze è totale e senza alcuna incertezza. L’appello di Renzi agli elettori del Pdl, prima che una mossa politica, è la conseguenza logica della sua analisi della società italiana e del suo atteggiamento verso gli elettori. E’ perché non pensa che gli «altri», i cittadini di destra, siano «la parte peggiore del Paese» che Renzi può concludere il suo discorso descrivendo la politica con parole come «leggerezza», «sorriso sulle labbra», «Voglia di non parlare male degli altri». Per lui è naturale, perché vede l’elettore di destra come una persona a tutti gli effetti, e non come un’entità malsana, da neutralizzare, combattere, o tutt’al più rieducare.

E il fatto che, sul versante di Bersani, questo passaggio sia letto in chiave strettamente politica, come un’incapacità di Renzi di rompere senza ambiguità con il berlusconismo, mostra solo quanto lunga sia la strada che la sinistra deve compiere per superare il complesso di superiorità che ancora l’affligge. Per il militante di sinistra medio è semplicemente inconcepibile che una persona che ha votato per Berlusconi possa essere una persona per bene. Per questo non capisce come se ne possa chiedere il voto. Per questo Renzi gli risulta letteralmente incomprensibile. E per questo, temo, la strada di Renzi dentro il suo partito sarà molto in salita. 

1 Ottobre 2012

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