Daniele Valle
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Centesima stazione ToBike

In Circoscrizione

Il 29 Gennaio 2013 alle ore 15.00, presso la postazione in Via Cavalli angolo Via Falcone (Tribunale), si inaugurerà, la CENTESIMA stazione ToBike della Città di Torino. Parteciperanno il Sindaco Piero Fassino e l’assessore Enzo Lavolta .

Attualmente il ToBike conta su:

100 stazioni attive

18.000 abbonamenti attivi

2.390.000 prelievi totali

5.000 prelievi medi giornalieri

25 Gennaio 2013

Essere Matteo Renzi

Cosa Penso

Da www.linkiesta.it

Essere Matteo Renzi. Chissà, qualcuno, probabilmente, avrà persino pensato di entrare per quindici minuti nella sua testa. Soprattutto dopo le primarie. In tanti, a sinistra (vabbè, dopo lo sfregio gaberiano ad opera di Veltroni e Bertinotti, basta con la sinistra e con la destra). In tanti, tra gli elettori delle primarie del Pd, e non solo, si sono chiesti come mai quel presunto arrogantello, berlusconiano in sedicesimi, ma pure in ottavi, non avesse ribaltato il tavolo, non se ne fosse bellamente fregato delle intenzioni sbandierate in campagna elettorale e non avesse, di conseguenza, lasciato la casa madre per approdare chissà dove, sicuramente un po’ più a destra (essì, perdonatemi).

Perché, si sa, in politica le parole, chiamiamole anche le promesse, contano zero. Se non le mantieni, sei un bugiardo ma dritto. Se ti mostri coerente, sei considerato fondamentalmente un pivellino, uno che non andrà mai da nessuna parte. Come, in soldoni, qualche tempo fa scrisse Giuliano Ferrara.

Il punto è che osservando le mosse di Renzi negli ultimi tempi, diciamo un po’ alla generale Kutuzov, e guardandolo ieri sera nello studio di Daria Bignardi, potrebbe anche sorgere il dubbio che il sindaco di Firenze ci abbia visto giusto, eccome. Tre mesi fa era il diavolo, ha condotto una campagna elettorale praticamente da solo contro l’apparato del Pd ed è stato sconfitto 6-4, facendo perdere la testa – per la prima e unica volta sin qui – al sempre placido e rassicurante Bersani. Tre mesi dopo, quel segretario che – facendo appello al suo bagaglio vetero – lo attaccò in maniera scomposta sui suoi rapporti con la finanza delle Cayman oggi si ritrova con una grana mica da ridere in casa e proprio sugli intrecci con le banche. Ed è costretto a “pregarlo” di dargli una mano perché la sua sinistra (ops) è col fiato corto.

Non solo. Tre mesi fa proprio quelli che erano con lui – in quella famosa cena – pochi giorni dopo la sua sconfitta sono andati a bussare da Mario Monti. Persino l’illustre Davide Serra oggi si mostra, con la discrezione che lo contraddistingue, montiano. A conferma, come del resto ha riconosciuto lo stesso Renzi, che quella serata fosse sbagliata nella forma. Ma gli errori servono, anche a capire chi sono i tuoi presunti compagni di viaggio.

Renzi è rimasto lì, sulla sponda del fiume. Prima a contare tutti (e sono stati tantissimi) i voti ricevuti e poi ad osservare lo spettacolo di arte varia di uomini innamorati del potere. Del resto se la sua arma più efficace era ed è l’età, perché non sfruttarla? Il sindaco ha impartito lezioni a tutti. Innanzitutto ai suoi avversari nel Pd. Non se n’è andato, non ha creato una corrente, non ha sgomitato per “sistemare” i suoi, e adesso si batte affinché Bersani abbia la sua chance di governare. Insomma, un extraterrestre per l’Italia. Diciamolo, un cretino.

E invece è in questi mesi che Renzi sta costruendo il suo successo politico. I leader, e gli uomini, si riconoscono nella capacità di nuotare controcorrente, lontano dai riflettori. È stata una campagna “rivoluzionaria” la sua, quella per le primarie. Ha mostrato che in Italia un’altra sinistra (a ridaje) è possibile. E piace anche. Perché il 40% è tanto, tantissimo, nelle sue condizioni. Ha mostrato una fotografia e poi l’ha riposta nel cassetto. Che cosa avrebbe dovuto fare? Portarla in braccio a Monti? Il professore gliel’avrebbe stravolta, Casini ne avrebbe cancellato un pezzo, Fini scarabocchiato un altro.

No, il coraggio e la lungimiranza non sono di chi si agitano per un posto al sole. Sono di chi, invece, non intende negoziare la propria immagine del Paese. Elloso, c’è forse troppa enfasi. Ma quella di Renzi è una lezione fin qui unica per la politica italiana. Ha riposto la foto nel cassetto, ma non l’ha rinnegata. Verrà il tempo, molto presto, in cui potrà tirarla fuori. Del resto, non occorre essere un rabdomante della politica per comprendere che la prossima legislatura non avrà poi tanta acqua. E non solo perché siamo di fatto di fronte a una campagna elettorale dall’esito scontato. Ma perché la grande coalizione che ci governerà tra un paio di mesi avrà il fiato corto. E, come scritto oggi da Verderami sul Corriere, anche l’alleanza Casini-Monti è molto più friabile di quel che si possa pensare.

Verrà il giorno in cui il sindaco di Firenze potrà tornare sulla scena. A quel punto sì, dovrà strappare. Senza voltarsi mai indietro. Annusato il momento giusto, dovrà sferrare l’attacco decisivo e risolutore. D’incanto ritroverà quel 40% e scoprirà che nel frattempo tante resistenze si saranno attenuate. Ed essere Matteo Renzi potrebbe diventare di tendenza. 

25 Gennaio 2013

Bilancio di genere 2012

In Circoscrizione

Il bilancio di genere è una rendicontazione volontaria della Pubblica Amministrazione che consiste nell’analizzare, in un’ottica di genere, quanto realizzato nel corso dell’anno: il presupposto fondamentale del bilancio di genere è che donna e uomo abbiano vite diverse, diverso sentire, diverse esigenze, diverse risorse e diverso accesso alle risorse e che quindi le politiche e le attività di una Amministrazione non siano neutre, ma impattino in modo differente sulle donne e sugli uomini coinvolti. 
 
Le Circoscrizioni torinesi non dispongono di un vero e proprio bilancio, ma godono di un’autonomia di spesa rispetto ai fondi attribuiti ad esse dal bilancio preventivo del Comune: in questa rendicontazione analizzeremo solo questi fondi e non è ovviamente esaustiva dei trasferimenti del Comune sul nostro territorio. 

 La nostra Circoscrizione è la prima a sperimentare il bilancio di genere, l’auspicio è che questo strumento ci porti ad essere ancora più trasparenti e vicini ai nostri 130.000 concittadini.
 
Lavorare al bilancio di genere è un percorso di crescente consapevolezza: rivolgere uno sguardo diverso e più attento alla nostra popolazione e alle nostre attività ci ha già sollecitati ad una migliore articolazione delle nostre politiche. E’ l’inizio di un cammino che ci porterà nel corso del mandato ad elaborare anche la Relazione Previsionale e Programmatica in ottica di genere e quindi ad intervenire nella pianificazione con un’ottica di pari opportunità.
 
Per noi amministratori della Circoscrizione il bilancio di genere è un primo passo, una conquista che giudichiamo importante, frutto di una precisa scelta politica: gestire la cosa pubblica in maniera trasparente, innanzitutto, per costruire con i cittadini un rapporto di fiducia e di dialogo. Ancora più significativa in questo momento, in cui da un lato la fiducia dei cittadini nei confronti della politica si sta riducendo progressivamente, dall’altro chi amministra è costretto, dalla continua contrazione delle risorse a disposizione, a scelte via via più dolorose.Significa rendere conto del nostro operato, nella piena consapevolezza che le nostre scelte vanno ad influire sulla qualità della vita dei cittadini, donne e uomini che vivono nella nostra Circoscrizione.

Scarica il documento qui.

 

 

18 Gennaio 2013

Area Westinghouse – via Borsellino

In Circoscrizione

Convocazione II Commissione del 23/01/2013

Mercoledì 23 gennaio 2013 alle ore 18:00
presso la Sala Consiglio del Centro Civico di Corso Peschiera, 193

Ordine del giorno

1) Illustrazione progetto di riqualificazione area ex – Westingouse- via Borsellino
2) Varie ed eventuali

Parteciperanno alla commissione i tecnici della divisione Urbanistica della Città di Torino.

 

18 Gennaio 2013

Elezioni, le occasioni perdute e il ruolo di Renzi

Cosa Penso

(di Mauro Grassi – da www.officinedemocratiche.it)

I sondaggi, al di là della centralità comunicativa dovuta alle primarie e anche ad una certa assenza dei partiti e dei leader del centro destra, risentivano certamente di questo “allargamento politico culturale”. E davano ragione di un partito, il pd,  che forse per la prima volta, in maniera non velleitaria, dava la sensazione di poter giocare fino in fondo la sua vocazione maggioritaria. 

Non tanto, e non solo,  perché i numeri segnalavano questa tendenza. Ma anche perchè effettivamente, il dibattito che si stava sviluppando dentro il pd fra i vari leader delle primarie, tendeva davvero a rappresentare l’intera gamma dei filoni culturali e politici che in Europa e nel mondo si richiamano al pensiero democratico.

La situazione attuale del pd, che si appresta ad una difficile e non scontata battaglia elettorale, non è più quella del “momento magico” delle primarie per  il candidato Presidente. I motivi sono diversi. Alcuni sono oggettivi, e dipendono dal continuo cambiamento della situazione politica italiana, che non appare per nulla stabilizzata (per esempio lo “stop and go” del centrodestra). Altri invece sono soggettivi: cioè dipendono da modo in cui il gruppo dirigente del pd e il corpo militante hanno interpretato l’esito della competizione delle primarie.

Cominciamo da quelli soggettivi. Le primarie ci hanno parlato di un corpo elettorale, che in qualche modo faceva riferimento al pd, attraverso la soggettività dei suoi leader (Renzi e Bersani in particolare), abbastanza ampio. Invece di prendere atto e sfruttare questa apertura il gruppo dirigente del pd e il suo corpo più militante si è sentito “invaso” da un mondo non tradizionale e si è in parte chiuso a difesa della propria, tradizionale identità. Non credo che l’apertura completa avrebbe portato alla vittoria il candidato Renzi. Ma certamente avrebbe portato il pd a rappresentare una fetta ampia della società italiana.

A questa prima “parziale chiusura” è seguita la seconda, per alcuni versi meno vistosa e meno discussa ma non meno negativa, chiusura. Le primarie per la selezione dei candidati al Parlamento, fatte in pochissimi giorni e con riferimento al gruppo militante più stretto, hanno di fatto sfavorito quelle personalità che erano più “esterne” al partito. E che certamente rappresentavano maggiormente la società civile che si era affacciata, con interesse e spesso senza grande esperienza e con pochi legami interni al partito, alle vicende politiche del pd.

Infine, dopo lo svolgimento delle primarie, grazie anche al “distacco” di Renzi dalla politica attiva nazionale (per alcuni correttamente, per altri colpevolmente), il gruppo dirigente del pd e il corpo militante hanno teso a dare un’immagine del partito finalmente recuperato alla sua, forte e serena, identità tradizionale. Gli accenni al sostegno al Governo Monti si sono diradati, sono iniziate le valutazioni critiche (alcune giuste altre invece chiaramente stonate rispetto al ruolo reale, d’emergenza, che tale Governo aveva giocato) e si è cercato di allontanare il pd dall’esperienza del Governo che fino a pochi giorni prima era stato sostenuto in Parlamento.

Intendiamoci. Nessuno pensa che il pd poteva presentare una propria Agenda strettamente sovrapposta a quella del Governo Monti, né che il pd poteva, in una situazione di profonda crisi economica e sociale del paese, sottolineare gli elementi di continuità senza immettere invece elementi di rottura e di cambiamento.  Il fatto è però che questi elementi non dovevano far allineare, neppure parzialmente, il pd alle valutazioni dei tanti partiti, partitini e movimenti del paese che, quasi dimenticando le responsabilità dei Governi degli ultimi trenta anni (e forse anche prima!), si sono scagliati contro il Governo Monti in maniera demagogica, populista e disfattista.

E invece questo è in parte successo. E la mancanza di visibilità della componente più moderata e liberale del pd nel dibattito interno al centrosinistra (che è seguito peraltro ad un attivismo del tutto legittimo ma perdente degli uomini che sostenevano e sostengono l’asse fassina-vendola) ha lasciato libero e vuoto uno spazio politico che è stato immediatamente occupato dal Monti politico.

E così invece di un centrosinistra “ampio” con Monti presidente della Repubblica si è arrivati all’ipotesi di un centro sinistra “stretto” con Monti che si è proposto come competitore sulla fascia centrale e come attrattore di voti dei tanti elettori moderati e liberali che si erano avvicinati al pd nel momento “alto” delle primarie fra Renzi e Bersani.

Ed ecco che oggi l’economista Ichino, da tanto tempo mal sopportato per le sue idee liberali da parte di gran parte del corpo militante e del gruppo dirigente del pd, si presenta come capolista di Monti nella rossa Toscana. Quella rossa Toscana che, nelle primarie, si è schierata in maggioranza per Renzi, e che ha dato negli ultimi tempi, accanto ad una grande stabilità nel campo del centrosinistra, evidenti segnali di voglia di cambiamento e di innovazione politica e sociale.

Non penso che nelle elezioni politiche ci sarà un passaggio dei voti “renziani” alle liste “montiane” guidate da Ichino. Ma penso comunque che la vicenda di Renzi, l’uscita di Ichino e l’attuale situazione in cui si trova il pd, stretto fra un Vendola sempre più combattivo (se si tratterà con Monti, dovremo prendere in considerazione anche un rapporto con Ingroia!) e le liste montiane, segnalino una occasione persa per avere finalmente in Italia un centrosinistra forte e riformista e un partito centrale, il pd, aperto e innovativo a effettiva vocazione maggioritaria.

In questa vicenda un ruolo importante, e particolare, è stato svolto e viene attualmente svolto da Renzi. Per molti politici (D’alema in testa!) e giornalisti  l’atteggiamento del leader fiorentino è strettamente in linea con quanto predicato durante la competizione nelle primarie: “se perdo, mi ritiro e continuo a fare il sindaco di Firenze”. L’attuale posizione, un po’ defilata e assente (un po’ aventiniana), sarebbe un segno di coerenza e di correttezza politica e personale.

Per altri invece questa assenza è, in parte, la causa dell’attuale difficoltà del pd. Un conto è accettare la sconfitta e ritirarsi dalla competizione per la candidatura a Presidente. Un altro è il ritiro completo dal dibattito politico del centrosinistra sulla politica e sulla crisi del paese che lascia, di fatto, il pd orfano di un referente culturale di un’area politica “nuova e in parte di più difficile tenuta a sinistra” e che ha aperto lo spazio alle liste montiane ad incursioni significative nell’elettorato del pd.

Per molti militanti del Pd, Ichino capolista in Toscana delle liste Montiane è un segno di chiarezza e la fine di tormentone politico. Per altri è invece il segno di una sconfitta culturale, prima che politica. Cioè la sconfitta di un partito che non è riuscito, o che riesce con difficoltà, a tenere legati assieme  il pensiero liberaldemocratico (che poi è quello di leader come Obama negli Usa) con quello socialdemocratico di stampo europeo.

Per molti osservatori questa “sconfitta” non esiste. Ed è stata, ammesso che fosse in corso,  ampiamente colmata dall’azione intelligente di Bersani che ha candidato, nelle liste centrali,  importanti personalità del mondo moderato e liberale. I risultati della competizione elettorale daranno elementi per capire il senso, il livello e la presenza di questa, eventuale, sconfitta.

Per quanto mi riguarda non credo che la presenza di soggetti carismatici di “fede liberaldemocratica” ora dall’una (Ichino) ora dall’altra parte (dell’Aringa) sarà risolutiva. Penso invece che il pd dovrà sviluppare una proposta più ampia e innovativa, non legata soltanto alle sue culture tradizionali, per rispondere in maniera più ampia alle diverse esigenze della società italiana. E che da questa ampiezza dipenderà la capacità di tenere legata al pd una fascia di società civile che è meno abituata al linguaggio, e ai contenuti, della sinistra tradizionale. In questa vicenda il ruolo di Renzi sarà importante. E conterà di più la sua capacità di rappresentanza e di riferimento dentro il dibattito sulla crisi del paese rispetto al suo “fair play” che lo potrebbe far continuare a stare fuori da una battagli elettorale che si preannuncia breve ma molto difficile per il centrosinistra.

18 Gennaio 2013

Festaccia post primarie – Francesca back home

In Regione

Il 7 gennaio 2013, dalle ore 21.00, presso il salone polivalente ex Venchi Unica, via De Sanctis 12, Torino, terzo piano, si festeggia lo straordinario risultato di Francesca Bonomo, terza alle primarie per i parlamentari del Partito Democratico in Provincia di Torino.

Francesca, 28 anni, presidente di ALTrE PROSPETTIVE è la dimostrazione che la politica e il PD non sono luoghi chiusi e inaccessibili, ma che bastano coraggio, competenze e lavoro di squadra per ambire alle mete più prestigiose!

Vi aspettiamo alla Venchi!

7 Gennaio 2013

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