Daniele Valle
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Nuova legge per l’agricoltura in Piemonte!

In Regione

[di Alessandra Berto, Susanna Torasso (Direzione Agricoltura Regione Piemonte); Stefano Aimone (IRES Piemonte), articolo integrale QUI]

Alla fine di gennaio la Giunta regionale ha dato il via libera al disegno di legge 289 “Riordino delle norme in materia di agricoltura e di sviluppo rurale” [e nella seduta del Consiglio Regionale di martedì 8 gennaio 2019 si è giunti all’approvazione definitiva con 38 voti favorevoli e 3 astenuti].
Non sfuggirà a nessuno la rilevanza di tale iniziativa, che avviene a quasi quarant’anni dall’approvazione della legge regionale 63/1978 “Interventi regionali in materia di agricoltura e foreste”. Tale ”anniversario” ha costituito per la Giunta regionale un’ulteriore sollecitazione per la predisposizione del disegno di legge, che, al pari della legge 63, intende proporsi come normativa quadro per gli interventi regionali in materia di sviluppo agricolo, agroalimentare, agroindustriale e rurale destinato a durare nel tempo.

Lo scenario: che cosa è cambiato

Mentre si profila finalmente anche per il Piemonte una ripresa dalla crisi economica più profonda del dopoguerra, è bene osservare come questa abbia colpito in misura più lieve l’agricoltura e l’agroalimentare in genere, rispetto ad altri comparti produttivi, grazie alla crescita dell’export e alla sostanziale anticiclicità dei consumi alimentari.
Siamo in una fase di forte e rapido mutamento e la crisi ha mutato radicalmente alcune condizioni di contesto, a cominciare dall’accelerazione del processo di riforma dell’assetto istituzionale e di contenimento della spesa pubblica, che ha ridotto le risorse a disposizione dei governi locali e accentuato, in proporzione, il peso delle politiche dell’Unione europea.
E’ proprio l’evoluzione delle politiche europee, ed in particolare della PAC (la politica agricola comune articolata in due pilastri: gli aiuti diretti agli agricoltori ed il sostegno allo sviluppo rurale) a segnare alcuni tra i maggiori cambiamenti intervenuti nel quarantennio.
Lo spazio normativo occupato dalla PAC si è quindi esteso, anche per evoluzione propria, richiedendo alle istituzioni statali e regionali di operare in complementarietà e sinergia, con una particolare attenzione al più potente strumento di intervento, il Programma di sviluppo rurale, che, per quanto fortemente indirizzato dall’Unione europea, offre alle Regioni importanti spazi di manovra.
Sotto la spinta dell’evoluzione delle politiche, dei mercati, delle tecnologie di produzione e dei cambiamenti sociali, anche il settore agricolo regionale si è radicalmente trasformato: il numero di aziende agricole in Piemonte è diminuito dal 1978 ad oggi a meno di un quarto mentre la superficie media aziendale è triplicata.
Nello stesso arco di tempo, la superficie agricola utilizzata (SAU) del Piemonte ha subito una forte contrazione (-17% dal 1982 al 2010, pari a circa 207 mila ettari) a causa del consumo di suolo legato allo sviluppo insediativo e, soprattutto, dell’abbandono delle attività agricole e di allevamento in montagna, dove la SAU si è dimezzata.
Come conseguenza dell’evoluzione tecnologica e della riduzione del numero di imprese, è calato anche il numero di addetti. Il ricambio generazionale è in corso, grazie anche al sostegno del PSR, ma non risulta ancora sufficiente a modificare radicalmente l’età media dei conduttori; tuttavia grazie ai giovani è progressivamente migliorato il livello di istruzione favorendo l’attitudine all’innovazione del settore.

Nuovi mercati ed economia del gusto

Le imprese agricole si confrontano con l’evoluzione del mercato agroalimentare che, nonostante l’azione regolatrice delle politiche, nel corso del tempo è diventato più instabile, mostra una crescente volatilità e una frequenza di crisi con repentini abbassamenti dei prezzi riconosciuti al produttore. Molti beni agricoli di base non sarebbero più prodotti in Piemonte se non esistessero gli aiuti diretti della PAC a compensare i bassi prezzi e i margini ridotti e talora negativi.
Un altro fenomeno rilevante riguarda la ripartizione del valore lungo la catena agroalimentare: il crescente potere contrattuale della fase distributiva tende a marginalizzare il ruolo della componente agricola e anche di quella di trasformazione, erodendo progressivamente a proprio vantaggio il valore aggiunto di queste ultime.
Fortunatamente, la spinta verso la sostenibilità e il cambiamento delle abitudini di consumo portano verso un’economia che apre spazi significativi per i produttori più innovativi ed offre nuove opportunità anche per quei territori che lo sviluppo dell’agricoltura intensiva aveva marginalizzato.
Prodotti tipici agro-alimentari, immagine del territorio, ambiente, stili di vita, culture tradizionali, patrimonio storico e architettonico: tutto può concorrere a soddisfare la domanda di varietà di un mercato sempre più segmentato. Alle consuete connessioni di filiera agro-industriali si aggiungono le connessioni agro-terziarie: l’agricoltura ed i suoi prodotti, elementi essenziali dell’identità sociale e fisica dei luoghi rurali, recuperano una nuova centralità diventando elemento di attrattiva turistica e baricentro della catena del valore definita come “economia del gusto”. Questo fenomeno assume in Piemonte una rilevanza notevole in alcuni territori.
Anche il problema della sicurezza alimentare si è imposta al centro dell’attenzione soprattutto a causa delle crisi sanitarie zootecniche e vitivinicole (BSE e metanolo per ricordare le più famose) e dell’importazione da Paesi extra-UE di prodotti con bassi standard di sicurezza. Ne è conseguita la necessità di porre vincoli a sistemi agricoli e zootecnici talora poco sostenibili e pericolosi per la sanità pubblica e di intensificare le forme di controllo. Sul piano legislativo, si è intervenuti attraverso l’adozione di regole relative alla tracciabilità degli alimenti lungo la catena produttiva e di norme igienico-sanitarie più severe. Una fascia crescente di consumatori, inoltre, ha compreso la maggiore trasparenza delle filiere brevi e locali e si è avvicinata in misura crescente al consumo di alimenti ottenuti con il metodo dell’agricoltura biologica.
Tra i fattori che rientrano nella domanda di varietà e qualità, che caratterizza i segmenti a maggiore valore aggiunto del mercato, si possono anche annoverare aspetti legati alla biodiversità (es. progetti di recupero di varietà e razze tradizionali quasi scomparse) e al paesaggio che, per quanto sia un’esternalità, rientra ormai di fatto nell’insieme dell’offerta fruitiva dei territori rurali, oltre che essere in alcuni casi un potente elemento del “brand” del territorio e dei suoi prodotti (ci si riferisce al riconoscimento Unesco per parte dei territori viticoli del Piemonte).

La sfida ambientale e climatica

Nella sostanza, uno dei cambiamenti più rilevanti del quarantennio trascorso è la svolta dell’agricoltura verso un’impostazione più sostenibile dal punto di vista ambientale, di cui il cambiamento climatico rappresenta un’ulteriore sfida. L’evidenza dei mutamenti del clima ha innescato importanti innovazioni nelle tecniche agricole e di allevamento per contenere le emissioni di gas clima-alteranti e per adottare sistemi di difesa e contrasto, tra cui una più razionale gestione delle risorse idriche e una più attenta gestione del territorio. Tra gli effetti locali del cambiamento climatico figura, infatti, l’alternarsi del ciclo delle precipitazioni, con una crescente frequenza di fasi siccitose e di fenomeni meteorici estremi, che mettono in evidenza le carenze di gestione del territorio ed acuiscono le situazioni di dissesto legate alla perdita del presidio del territorio.
L’esigenza di una maggiore tutela del territorio passa, quindi, anche dal contrasto dell’abbandono delle attività agricole e forestali nelle aree collinari e montane; a tale obiettivo possono contribuire le numerose misure previste dal PSR, oltre ad un’ampia azione coordinata di riordino fondiario che affronti il problema della parcellizzazione e che consenta agli imprenditori agricoli di disporre di superfici sufficienti ed adeguate per sostenere la propria impresa.
Multifunzionalità, tutela del territorio, diversificazione e valorizzazione del patrimonio rurale richiamano anche il ruolo dell’azienda agricola in un più generale processo di sviluppo locale, che assume carattere differente a seconda dell’area (più o meno urbana, più o meno svantaggiata).
Sia sul fronte dei servizi di presidio sia su quello più generale dell’accesso ai mercati e della gestione aziendale, la rivoluzione digitale in corso offrirà nei prossimi anni la connettività in banda ultralarga anche alle aree rurali, aprendo nuove opportunità ma, al tempo stesso, evidenziando probabilmente un digital divide in termini di competenze e servizi, che sarà necessario affrontare.

Confronto e programmazione

Per assicurare la partecipazione delle parti economiche e sociali è stato istituito all’articolo 3 il Tavolo del partenariato agroalimentare e rurale, articolabile in tavoli di filiera, tematici ed in altri organismi collegiali. Laddove sinora, esistevano organismi variamente individuati nelle varie leggi regionali (si ricordano tra gli altri il Comitato tecnico scientifico, la Consulta regionale per l’agricoltura biologica, la Commissione apistica regionale, il Comitato consultivo regionale per la vitivinicoltura) con l’istituzione del Tavolo e delle sue articolazioni si è inteso individuare un solo soggetto, sede di consultazione e confronto.
Alla medesima logica risponde il Programma regionale degli interventi introdotto quale strumento centrale per la gestione della programmazione regionale; accanto al PSR, cofinanziato con risorse europee, statali e regionali, si è proposto uno strumento regionale capace di dare completezza ed integrare le politiche europee. Nel Programma sono individuati gli interventi regionali, definite le priorità per l’allocazione delle relative risorse finanziarie, gli obiettivi da conseguire, le priorità, gli strumenti di attuazione, gli interventi da attivare prevedendo, nel contempo, di garantire la partecipazione delle parti economiche e sociali e degli enti locali, l’individuazione degli obiettivi strategici nonché il coordinamento degli interventi anche con riferimento alle scelte compiute nell’ambito della programmazione europea. Nello stesso articolo si prevede il “catalogo” degli interventi attivabili nell’ambito del Programma ed elencati nell’allegato B) del disegno di legge. Si tratta di un “catalogo”, aggiornabile da parte della Giunta regionale, contenente i vari interventi attuabili a sostegno del mondo agricolo, sulla base dei regolamenti comunitari sugli aiuti di stato.

9 Gennaio 2019

PROTEGGIAMO L’ACCOGLIENZA: IL NOSTRO ODG SUL DL SICUREZZA

In Regione

OGGETTO: DECRETO LEGGE IMMIGRAZIONE E SICUREZZA 

Il Consiglio regionale

PREMESSO CHE

  • La Regione Piemonte, componente del tavolo di coordinamento presso la Prefettura di Torino, è fortemente coinvolta nei processi di accoglienza dei richiedenti asilo sia attraverso l’impegno per il reperimento di strutture per l’attivazione degli hub regionali, sia mediante la sensibilizzazione dei territori, la collaborazione con gli amministratori locali e con i gestori delle strutture di accoglienza al fine di fronteggiare problematiche emergenti;
  • L’attenzione regionale è altresì rivolta alla fase successiva all’accoglienza, cioè alla predisposizione di programmi a favore dei titolari di protezione internazionale;
  • Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione generale dell’immigrazione  e delle Politiche di Integrazione al 31 dicenbre 2014 ha sottoscritto 17 Accordi di programma con le regioni per definire un sistema di interventi e una programmazione integrata in tema di politiche migratorie nel periodo 2014-2020, secondo una logica di coordinamento ed integrazione sociale e delle politiche del lavoro, atta a valorizzare le sinergie e la complementarietà tra le fonti di finanziamento e la conseguente massimizzazione dell’efficacia degli interventi programmati;
  • Il Piano integrato dalla regione Piemonte 2014-2020 approvato con DGR n.3-2013 del 5.08.2015 prevede azioni specifiche a favore dei minori stranieri non accompagnati e richiedenti/titolari di protezione internazionale.

 

VERIFICATO CHE:

  • il dato relativo ai migranti sbarcati è stato nel 2016 di 144.574, nel 2017 di 108.538 e nel 2018 (al 12 ottobre) di 21.426, confermando un trend in forte calo;
  • In Piemonte risulterebbero accolte 10.380 persone nei Centri di accoglienza, di cui 5.000 sarebbero privi del titolo previsto dal D.L. e dunque a rischio legalità;
  • a Torino oltre 200 MSNA rischiano al compimento del 18° anno di età di uscire dal percorso di accoglienza e finire in strada, o alternativamente di richiedere il prosieguo amministrativo con rette (tra i 35 e i 60 euro giornalieri) a totale carico della Città, fino al compimento del 21° anno d’età;
  • che l’ANCI nazionale ha stimato in 280 milioni di euro i costi amministrativi che ricadranno sui Servizi Sociali e Sanitari territoriali e dei comuni, per l’assistenza ai soggetti vulnerabili, oggi a carico del sistema nazionale (di questi circa 483 mila euro nel triennio per la sola Città di Torino) .

 

VISTO

  • il Decreto-Legge recante disposizioni urgenti in materia di rilascio di permessi temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale, di immigrazione e di cittadinanza.

 

CONSIDERATO CHE IL D.L. IN OGGETTO

  • elimina la possibilità per le commissioni territoriali e per il Questore di valutare la sussistenza dei gravi motivi di carattere umanitario e dei seri motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano abrogando, di fatto, l’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari e introducendo una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare;
  • mira a prolungare il periodo massimo di trattenimento dello straniero nei centri di permanenza per i rimpatri da 90 a 180 giorni;
  • elimina gli sportelli comunali che forniscono attività informative, di supporto e di assistenza agli stranieri che intendano accedere ai programmi di rimpatrio volontario-assistito;
  • riserva l’accoglienza nel sistema SPRAR ai soli titolari di protezione e MSNA escludendo di fatto i richiedenti asilo;
  • esclude ai detentori di permesso di soggiorno per richiesta di asilo la possibilità di iscrizione all’anagrafe dei residenti.

 

TUTTO CIO’ CONSIDERATO

  • si ritiene che il predetto Decreto vanifichi gli sforzi fatti anche della Regione Piemonte volti ad un’equa distribuzione sostenibile su tutto il territorio. Il provvedimento favorirà viceversa grandi concentrazioni di persone nei Centri di Accoglienza Straordinaria, di difficile gestione, con poche possibilità di percorsi di integrazione e  con impatti fortemente negativi per i cittadini;
  • si rischia l’aumento delle persone presenti nei Centri di permanenza per rimpatri, compreso quello di Torino, unico CPR di tutto il nord Italia. Le difficoltà di mettere in atto rimpatri, viste anche le scarse risorse stanziate per i rimpatri volontari e l’assenza di ulteriori accordi con i paesi di origine, al termine dei 180 giorni, potranno aumentare la presenza di stranieri irregolari favorendo marginalità estreme, occupazioni e illegalità;
  • si rischia di smantellare proprio quella parte, di accoglienza (SPRAR) gestita dai Comuni con percorsi di integrazione in piccole accoglienze, rifugio diffuso in alloggi e a Torino anche in molte famiglie, finalizzata a dare risposte strutturate, controllate e non emergenziali, a vantaggio di strutture di accoglienza straordinaria di cui abbiamo tutti registrato le criticità in questi anni.

 

IMPEGNA

La Giunta regionale
a farsi portavoce presso le sedi opportune affinché:

  • siano valutate le istanze delle regioni che, come il Piemonte, sono fortemente coinvolte nel processo di accoglienza degli immigrati;
  • si tenga conto delle specifiche azioni adottate nelle regioni affinché non siano vanificati gli interventi già effettuati volti ad un’equa distribuzione sostenibile degli immigrati sul territorio nonché a realizzare forme di accoglienza che costituiscono risposte non soltanto per la fase di emergenza;
  • si prendano in esame i programmi già predisposti, a livello regionale, e, in particolare, quelli a favore dei titolari di protezione internazionale (compresi i minori non accompagnati);
  • sia definita una programmazione integrata tra le regioni che tenga conto delle ricadute concrete in termini economici, sociali e di sicurezza dei territori.

 

I Consiglieri: MARIO GIACCONE, DANIELE VALLE, ANDREA APPIANO, NADIA CONTICELLI, STEFANIA BATZELLA, RAFFAELE GALLO, LUCA CASSIANI, VITTORIO BARAZZOTTO, PAOLO ALLEMANO, DOMENICO RAVETTI, MARCO GRIMALDI, SILVANA ACCOSSATO.

Approvato nel Consiglio Regionale del Piemonte di martedì 18 dicembre 2018.

20 Dicembre 2018

NUOVA PROCEDURA SEMPLIFICATA PER LE MANIFESTAZIONI DELLE PROLOCO!

In Regione

Ultimamente organizzare le nostre belle feste di paese era diventato sempre più difficile a causa di nuove normative che rendevano tutto più complesso. In Regione Piemonte abbiamo approvato una delibera che semplifica la vita alle proloco e a chi organizza manifestazioni occasionali sul territorio. Le novità sono tante, a partire dalla possibilità di inviare la SCIA direttamente a Comune ed ASL senza più doversi rivolgere al SUAP.

Di seguito alcune slide con una breve spiegazione delle novità, mentre per scaricare il testo della delibera e i nuovi moduli basta cliccare qui: http://www.regione.piemonte.it/…/dgr_07530_1050_14092018.pdf

16 Ottobre 2018

PIANO STRAORDINARIO ASSUNZIONI PER LA SANITA’ PIEMONTESE

In Regione

[Comunicato stampa della Giunta Regionale, in data 12/10/2018]

PIANO STRAORDINARIO DELLA REGIONE: NELLA SANITÀ PIEMONTESE 1.400 NUOVE ASSUNZIONI

Un piano straordinario di assunzioni, che riporterà il numero di medici e infermieri in servizio ai livelli del periodo precedente al piano di rientro. È quanto prevede la delibera sui tetti di spesa e sui piani di fabbisogno delle aziende sanitarie presentata dall’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta e approvata questa mattina dalla Giunta Chiamparino.

Tra la fine del 2018 e il 2020 nella sanità piemontese saranno garantite 1.400 assunzioni aggiuntive, con priorità a infermieri, medici e operatori socio-sanitari, che andranno a sommarsi alle normali assunzioni per la copertura del turnover, circa 1.800 all’anno.

“I dati parlano chiaro, da quando ci siamo insediati abbiamo arrestato l’emorragia del personale sanitario, fra i medici, fra gli infermieri e fra gli operatori socio-sanitari – sottolinea il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino -. Uscendo dal pre-commissariamento e tornando virtuosi, presentiamo oggi un piano triennale che, al netto del turnover già in atto, porterà di qui al 2020 1.400 nuove assunzioni, facendo così compiere un balzo in avanti significativo per il sistema sanitario piemontese. Avanti così”.

“I grandi sforzi compiuti da questa amministrazione per rimettere a posto i conti disastrati della sanità, riducendo sprechi e diseconomie che si erano accumulati negli anni, ci ha consentito di uscire dal piano di rientro, salvare servizi e ospedali e bloccare un’ulteriore riduzione di personale di 2.000 unità che avrebbe distrutto il nostro sistema sanitario – aggiunge l’assessore Saitta -. Un risultato straordinario, che non sarebbe stato possibile senza il grande impegno mostrato dal personale del servizio sanitario regionale in questi anni difficili. Ora toccherà ai direttori generali delle aziende sanitarie procedere velocemente con le assunzioni”.

“Nel frattempo però – continua l’assessore – occorre affrontare il problema della carenza di personale a livello nazionale: le Regioni hanno chiesto al Governo, insieme a tutte le organizzazioni sindacali, di inserire nella legge di bilancio un miliardo di euro in più che ci consentirebbe di assumere 20.000 persone, solo per il Piemonte ulteriori 1.400-1.500 assunzioni supplementari nel 2019”.

L’aumento dei tetti di spesa per il personale è di 59 milioni di euro nel corso del prossimo biennio. A questa cifra occorre aggiungere i 14 milioni di euro già investiti per il 2018, che hanno permesso di avviare le procedure per l’assunzione di 300 nuovi dipendenti, 200 delle quali saranno completate nei prossimi mesi.

In questo modo sarà possibile incrementare il numero complessivo dei dipendenti in servizio dopo la fortissima riduzione subita dal 2010 al 2015, a causa dei vincoli del piano di rientro che hanno imposto la mancata sostituzione di tutto il personale amministrativo andato in pensione e la sostituzione al 50% di quello sanitario.

Rispetto al 2015 si era già comunque registrata una prima inversione di tendenza: ad oggi ci sono 157 medici, 103 infermieri, 283 Oss e 64 dipendenti del comparto sanitario in più nel confronto con tre anni fa.

Al 30 settembre 2018 il personale in servizio nella sanità regionale era di 53.883 unità. Alla fine dell’anno il numero salirà a 54.033, nel 2019 crescerà a 54.650 e nel 2020 a 55.300.

12 Ottobre 2018

Aumentare la spesa pubblica a vantaggio di tutti e non di qualcuno

In Regione

[Articolo del 01/10/2018 per Nuova Società]

Oggi in prima commissione abbiamo approvato un piano biennale di investimenti sul Piemonte di 158 milioni di euro, tutti in una volta, tutti entro il 2019.
Una prima tranche, di 83 milioni di euro, completamente finanziati con mutui regionali, si divide in quattro linee di intervento: ripristino ambientale per 3 milioni di euro, interventi sull’edilizia scolastica per 4 milioni di euro, interventi nella cultura e nel turismo, con 12 milioni.

Tra questi ci sono 3 milioni di euro per il museo del tartufo di Alba e quello diffuso di Montà, 300.000 euro per il teatro Isabella di Torino, 200.000 euro per la valorizzazione della Certosa Reale di Collegno, 300.000 per l’Oratorio San Filippo di Chieri, 550.000 per il museo della ceramica di Castellamonte, 600.000 per l’ostello per i pellegrini della via Francigena a Chiusa San Michele.
E oltre 64 milioni sulla messa in sicurezza del territorio e della sua viabilità tra cui, oltre agli interventi di alta priorità  sul dissesto idrogeologico e la viabilità, sono comprese anche risorse per le piste ciclabili (2,8 milioni, di cui 1,5 per la ciclabile della bassa Val Susa) e per esaurire la graduatoria ex legge 18 su progetti dei comuni (13,5 milioni). A questi si aggiungono altri 75 milioni di fondi FSC sulla messa in sicurezza delle strutture viarie e delle zone soggette a dissesto idrogeologico.

Non si tratta soltanto di un elenco di interventi, comunque poderoso e parziale rispetto a quanto fatto in questi anni. Piuttosto, proprio in questi giorni in cui la discussione sul DEF e sul suo contenuto si infiamma, questo intervento marca con forza la vera differenza tra il governo giallo-verde e il centrosinistra.
Da un lato un tentativo di redistribuzione di reddito, attraverso formule assistenziali e sconti (quando non regali) a precisi bacini elettorali di riferimento, che per la sua natura rischia di alimentare ulteriore ingiustizia sociale e stagnazione economica.

Una disponibilità di reddito, alimentata a debito (che quindi ci toccherà ripagare) e che andrà in parte in risparmio e in parte in consumi, alimentando flebilmente il nostro sistema produttivo e quello internazionale. Una nuova rapina a danno delle giovani e future generazioni.
Dall’altra parte invece un intervento di spesa pubblica (visto che i fan dell’argomento sembrano essere aumentati da quando si parla del famoso 2,4%) su beni pubblici (quindi di tutti e che restano nel nostro patrimonio) che coinvolge direttamente gli operatori economici del territorio, creando lavoro e benessere veri e concreti.

Una misura shock per una economia in difficoltà (tutte le opere sono cantierabili entro il 2019) per tornare a credere nel futuro del Piemonte mentre governo e amministrazione comunale di Torino stanno smobilitando tutto lo smobilitabile. La nascita di nuovi posti di lavoro legati agli interventi e di occasioni di sviluppo legate a nuova viabilità e a nuove strutture.
La differenza è tutta qua e non si gioca sul sì o no alla spesa pubblica o alla redistribuzione del reddito.
Il punto è aumentare la spesa pubblica a vantaggio di tutti e non di qualcuno, sia nel presente, sia nel futuro.
Creare occasioni di sviluppo economico e di lavoro per restituire dignità e opportunità alle persone e non gettare delle elemosina senza togliere nulla alle grandi concentrazioni di capitale ma sottraendo, ancora, risorse e futuro ai giovani, indebitandoli.

3 Ottobre 2018

In Piemonte mettiamo un punto al consumo di suolo

In Regione

[Articolo del 24-09/2018 per Nuova Società]

Oggi in Consiglio Regionale abbiamo approvato il disegno di legge n. 301 “Procedure edilizie per il riuso, la riqualificazione e il recupero dell’edificato”, con cui stabilizziamo e coordiniamo le norme su riuso degli edifici, ampliamenti dell’esistente, recupero dei rustici e dei sottotetti, allargando la possibilità di intervento e collegandola alla necessità di riqualificare il nostro patrimonio edilizio, spesso vetusto, specie dal punto di vista energetico e strutturale.

Abbiamo ridotto il numero di leggi, fatto uscire dalla precarietà le norme del piano casa, offerto uno strumento legislativo più semplice e accessibile per il cittadino, mantenendo in mano ai Comuni la facoltà di governare il processo.
È un’apertura forte ad intervenire sul costruito, con la finalità di offrire una opportunità appetibile alternativa al consumo di suolo: un’alternativa fino ad ora poco presa in considerazione con esiti disastrosi per il nostro Paese, il suo paesaggio e il suo rischio idrogeologico. E anche per un mercato in cui la quantità, disgiunta dalla qualità, ha portato a un crollo verticale dei prezzi.
Ed è il prerequisito per un altro cambiamento culturale, ancora tutto da costruire: quello relativo all’aspettativa che un campo vicino all’abitato debba prima o poi diventare per forza edificabile o alle previsioni edificatorie senza un termine temporale, che diventano un valore di carta su cui fondare un’economia finta.

In questi primi sei mesi del 2018, in Italia si sono consumati 3 metri quadri al secondo di suolo agricolo, oltre 7000 campi di calcio. Carlo Petrini, all’apertura del Salone del Gusto, ha detto: «Il consumo di suolo sta generando sconquassi, cosa aspettiamo a metter mano a una legge che governi il suolo che è il bene primario per l’agricoltura?».
Ora che il mercato è fermo, che è così ampia la possibilità di recupero di edificato inutilizzato, che le previsioni demografiche sono in discesa, è tempo di mettere un punto al consumo di suolo e recuperare sulla qualità l’esistente, prevedendo anche il ritorno a verde di superfici costruite.

Già la legge 56 del 1977 sull’urbanistica prevedeva di evitare “ogni ulteriore consumo di suolo” tra le sue finalità; prima dell’estate abbiamo depositato in Consiglio Regionale il disegno di legge 302 “Norme urbanistiche e ambientali per il contenimento del consumo del suolo.”
Su di noi pesa la grande responsabilità di portarla in approvazione prima della fine del mandato.

3 Ottobre 2018

RIDUZIONE LISTE D’ATTESA E NUOVI MACCHINARI PER LA SANITA’

In Regione

La Regione Piemonte ha messo a disposizione delle aziende sanitarie 14 milioni di euro per l’abbattimento delle liste di attesa. La somma servirà per fornire 385.000 esami e visite specialistiche in più tra il 1° ottobre 2018 e il 31 dicembre 2019 e per acquistare macchinari di ultima generazione, con l’obiettivo di far rientrare nei parametri stabiliti dal Ministero della Sanità le prestazioni che oggi ne sono fuori.

Commentando la delibera approvata il 14 settembre dalla Giunta regionale, il presidente Sergio Chiamparino ha dichiarato che “sulle liste d’attesa sappiamo che c’è da recuperare. Ma il pesante piano di rientro ereditato dalla passata amministrazione ce lo aveva finora impedito. Ora invece possiamo usare le risorse disponibili per un intervento significativo, segno che lavoriamo con grande impegno su uno temi più sentiti dai cittadini e sul quale si concentrano le loro critiche”.

L’assessore alla Sanità, Antonio, Saitta, entrando nel dettaglio ha annunciato che “abbiamo approvato tutti i piani per l’abbattimento delle liste che le aziende sanitarie su nostra richiesta ci hanno fornito, finanziandoli integralmente. Ora non ci sono più alibi. Faremo controlli rigorosi, verificando come le risorse vengono spese. Qualora nel 2019 emerga la necessità di ulteriori risorse, le metteremo. Monitoreremo strettamente 42 attività, con controlli che prima non c’erano. Le modalità per arrivare a rientrare nei parametri sono le più varie, abbiamo evitato una standardizzazione perché l’efficacia di ognuna dipende dall’organizzazione della singola struttura. I direttori generali saranno giudicati sui risultati che raggiungeranno. Possiamo dire dunque di aver mantenuto gli impegni”.

Ogni Asl ha dovuto individuare le priorità da cui iniziare e ha definito il rispettivo fabbisogno di prestazioni. Si prevede innanzitutto l’estensione degli orari di apertura di strutture e ambulatori, l’aumento del personale dove necessario, la contrattualizzazione di prestazioni aggiuntive con il privato accreditato. In totale, sono 385.000 le prestazioni supplementari fra esami e visite specialistiche, 127.000 per quanto riguarda il 2018 e 258.000 nel corso del 2019. Il 50% del potenziamento riguarda le Asl di Torino e dell’area metropolitana, che potranno contare su circa 5,1 milioni di euro dei 10 stanziati in questa fase. La restante quota riguarda le altre province piemontesi. Leggi l’elenco

“L’assessorato alla Sanità – ha aggiunto Saitta – effettuerà un monitoraggio costante e valuterà mese per mese l’esito dei piani. La riduzione delle liste d’attesa rientra d’altronde fra gli obiettivi principali assegnati ai direttori generali, ci sarà dunque un controllo stringente. Sulla base di questo monitoraggio, a inizio 2019 valuteremo poi se sarà necessario aggiungere nuove risorse per far fronte ai fabbisogni emersi. Ridurre le liste d’attesa è per noi una delle priorità assolute e metteremo in campo tutte le azioni possibili per raggiungere questo obiettivo”.

Nuovo Cup unico
Un altro fronte dell’offensiva contro le liste d’attesa in sanità riguarda il nuovo Cup, il centro di prenotazione unico. La Regione intende attivarlo su tutto il territorio entro undici mesi, a partire dall’area di Novara in ottobre. Lo strumento renderà pubbliche le attese e permetterà di capire se un soggetto ha prenotato in più posti diversi. Pochi giorni prima dell’appuntamento il paziente sarà chiamato, e se non si presenterà al momento stabilito dovrà comunque pagare il ticket.

[ARTICOLO DA PIEMONTEINFORMA]

19 Settembre 2018
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