Daniele Valle
  • Home
  • Chi Sono
  • Bandi
  • Rimani Aggiornato
  • Contatti
  • Menu Menu
  • Facebook
  • X
  • Instagram
  • Telegram
  • LinkedIn
  • Youtube

Tag Archivio per: elezioni 2013

Il defollow post voto

Cosa Penso

Da Europa – di V. Cosenza

Le elezioni politiche di quest’anno hanno davvero segnato un punto di svolta nella partecipazione politica attraverso la rete?

Uno nuovo studio del Censis rivela che la maggioranza degli italiani preferisce ancora informarsi attraverso i media tradizionali: l’80,9% privilegia i telegiornali come fonte, ma tra i giovani il dato scende al 69,2% ed è molto vicino al 65,7% che indica Google e al 61,5% che preferisce Facebook. Anche l’opinione politica della maggioranza si forma prevalentemente attraverso i mass media, ma il 14% dei giovani dichiara di aver scelto il social network più grande del mondo. Sono dati che non sorprendono più di tanto considerato il ritardo tecnologico (banda larga) e culturale che affligge il nostro paese: meno della metà dei connazionali si collega ad Internet una volta al mese e meno di un quarto lo fa una volta al giorno.

Indubbiamente quest’anno è cresciuto il numero di persone e di conversazioni in rete sulla politica durante i mesi delle elezioni. In tre mesi, da ottobre a dicembre, con le tecnologie di Blogmeter avevamo rilevato 7 milioni di documenti (articoli, post, tweet, commenti) apparsi su siti, blog, forum, newsgroup, social network. Lo stesso numero si è registrato da gennaio al 23 febbraio, nel cuore della contesa elettorale.

Poi man mano l’interesse verso i temi politici è calato fino a raggiungere livelli molto bassi durante i mesi post insediamento del governo Letta. Si registra un calo del 40% delle discussioni in rete e dell’engagement (la partecipazione che si esprime anche attraverso like, condivisioni, retweet) sui social network. In particolare dal 1° maggio al 17 giugno si nota su Twitter una flessione generalizzata delle menzioni di partiti e leader rispetto al corrispondente periodo precedente: Scelta civica perde l’83%, il Partito democratico il 60%, Grillo e il Movimento Cinquestelle il 48%, il Popolo della libertà il 31%, Renzi il 44%.

Sul fronte Facebook emerge un fenomeno inusuale: una serie di persone hanno deciso di disiscriversi dalle pagine di Grillo e del M5S. La prima perde ben 6013 fan, la seconda 2394. L’engagement complessivo (ossia la somma di like, commenti, condivisioni, post spontanei in bacheca) scende per tutti, ad eccezione della Lega: Monti cala del 93% (anche perchè non scrive più un post da marzo), il Popolo della libertà del 70%, Silvio Berlusconi del 56%, il Partito Democratico del 54%, Grillo del 32% e il Movimento Cinquestelle del 28%.

Si tratta in parte di cali fisiologici dopo la scorpacciata delle politiche, ma segnalano anche un certo disinteresse e un’incapacità dei partiti di coinvolgere con contenuti originali e temi forti i propri sostenitori nelle fasi post elettorali.

20 Giugno 2013

Riflessioni su una mancata vittoria

Cosa Penso

La mancata netta vittoria elettorale del PD alle politiche ha il valore di una sonora sconfitta: questa è la considerazione da cui partire.

Dall’armadio del passato abbiamo recuperato la Coalizione dei Progressisti e abbiamo rimediato una batosta peggiore di quella ricevuta da Occhetto nel 1994 (nel 1994 la coalizione di Occhetto prese 12,6 milioni di voti, pari al 32,8% dei votanti; la coalizione di Bersani ha ottenuto 10 milioni di voti, pari al 29,5%). Praticamente siamo riusciti a sbagliare un rigore a porta vuota!

Sarebbe ingeneroso attribuire al segretario Bersani tutte le colpe della sconfitta: questo risultato dimostra che un’intera classe dirigente del PD ha perso la capacità di ascoltare la gente normale.

Questa sconfitta però non deve indurci unicamente a una riflessione su scala nazionale, cioè a interrogarci sulla nostra incapacità di fare proposte politiche comprensibili, sull’inidoneità del nostro linguaggio, sulla riluttanza a dare risposte alla richiesta di rinnovamento e di abbattimento dei costi della politica.

La sconfitta è stata anche una sconfitta piemontese e torinese: in alcune circoscrizioni popolari di Torino (Vallette e Barriera di Milano) ed in tanti comuni della ex cintura rossa oggi i 5 Stelle sono il primo partito. Ecco perché non possiamo non interrogarci sul modo di essere del PD piemontese e torinese e su come operiamo all’interno delle istituzioni.

IL PD A LIVELLO LOCALE.

Mentre la società cambia e la domanda di partecipazione cresce con modalità nuove, mentre il web sorpassa la TV e crea partiti virtuali, il PD è strutturato ed opera secondo le logiche di un partito di massa del Novecento, con presidi su ogni territorio – mantenuti con fatica da generosi militanti – che però fanno sempre più fatica ad avere un dialogo vero con la comunità che li circonda: sempre più spesso infatti nelle nostre iniziative ci troviamo e ci parliamo solo tra noi, incapaci di interessare e mobilitare al di fuori dei nostri militanti.

Quando nel 2007 il PD nacque, alla base vi era l’idea delle primarie, del dare sovranità nelle nostre decisioni a tutti i cittadini elettori del centrosinistra. Questo strumento viene però vissuto con fastidio, è stato depotenziato con tentativi di tornare ad un modello di partito fondato sul tesserato. Da ultimo a Torino è ricomparsa la logica delle adesioni per pacchetti di tessere, spesso sganciati da adesioni personali effettive, gestiti con la stessa logica dei partiti della Prima Repubblica.

Il PD torinese e piemontese deve essere guidato da una generazione nuova, libera dai condizionamenti di fatto da parte di coloro che erano già classe dirigente nei partiti degli anni Settanta, persone di valore, ma con in testa un modello di partito che non rispecchia il mondo attuale.

Il partito deve recuperare la sua vocazione pluralistica e maggioritaria, sforzandosi di dare voce e rappresentanza a tutte le culture politiche che hanno concorso alla sua fondazione e che oggi sono divenute marginali al suo interno.

In parecchie circoscrizioni e comuni il PD è inesistente, non si riunisce neppure o è in mano a gruppi ristretti tesi più a coltivare la purezza ideologica che non un dialogo con il mondo di fuori. Le sedi hanno ancora immagini e simboli di partiti scomparsi vent’anni fa, che fanno pensare più ad un museo del Risorgimento che non ad un partito 2.0. 

Il PD ha perso voti ovunque, ma nessun segretario in tutta Italia ha sentito il bisogno di dimettersi dal proprio incarico. Alla fine è emersa la sensazione che non siamo stati tanto noi a non capire la società, quanto i cittadini a non capire noi!

IL PD NELLE ISTITUZIONI

Anche il nostro modo di essere dentro le istituzioni va rivisto.

Le logiche con cui ci muoviamo portano spesso ad avere sindaci o presidenti forti, ma giunte di una debolezza disarmante, con assessori spesso inadeguati, talvolta perfino arroganti. In Regione anche per questo abbiamo perso le scorse elezioni. Le assemblee elettive vengono spesso viste con insofferenza e fastidio da sindaci e assessori: occorre invece che venga loro riconosciuta la dignità propria di un organo che ricava la propria legittimazione direttamente dai cittadini e che può essere di aiuto per evitare che chi guida l’amministrazione compia errori o si distacchi troppo dai cittadini.

Molte volte diamo l’idea di non essere interessati ad ascoltare i cittadini, ma di avere già noi tutte le risposte. Spesso sembriamo più attenti a perpetuare una storia che non a costruire un futuro migliore per tutti. Chiamiamo di frequente in causa la società civile, ma poi occupiamo tutti i posti di sottogoverno con i fedelissimi del gruppo di potere che guida la singola amministrazione.

Vendiamo con facilità monopoli naturali come aeroporti ed inceneritori, ma per noi alcuni santuari storici creati da nostri compagni di partito sono intoccabili.

DOBBIAMO CAMBIARE E SUBITO

Sta esaurendosi la spinta che dal 1993 ha saldato intorno ad una classe politica di centro-sinistra le forze migliori della società, coinvolgendole in un processo di governo e di trasformazione della città e della provincia durato vent’anni. Se non riconosciamo che siamo alla fine di un’epoca, non possiamo ripartire con le energie e le forze nuove che in questo tempo sono maturate.

Una nuova Torino e un nuovo Piemonte sono cresciuti, nuove risorse sono oggi sulla scena: nuovi imprenditori, anche giovani e globali, nuovi professionisti, nuovi animatori di esperienze di volontariato. Ci sono talenti, anche fuori dal Palazzo, mani che non bussano alle porte delle istituzioni perché non hanno l’ansia dell’incarico pubblico, perché la loro vita è altrove. Ma credo che anche di queste persone oggi la politica abbia bisogno per portare aria nuova dentro un mondo sempre più asfittico.

Oggi siamo in tanti a dire questo cose. Due anni fa, o anche solo due mesi fa, eravamo in pochi. Dobbiamo però evitare il gattopardismo: la corsa a cambiare casacca ed opinione, ma solo all’apparenza, per mantenere invece nei fatti tutto come prima.

La situazione attuale ci pone una forte responsabilità: non abbiamo bisogno di parole, ma di gesti concreti. Su questo infatti si misurerà la capacità di riscatto del PD.

PARLIAMO DI PROPOSTE CONCRETE

Con spirito costruttivo proviamo a elencare alcune proposte, frutto di una riflessione collettiva, che ci piacerebbe fossero oggetto di discussione, di critica o foriere di ulteriori controproposte all’interno degli organi del PD, nella consapevolezza che nessuno di noi ha la verità in tasca, ma che tutti possiamo e dobbiamo contribuire a superare questo difficilissimo momento.

In attesa dell’elezione dei nuovi segretari tramite primarie, integrare e modificare le segreterie di partito, investendo di responsabilità una nuova squadra, rinnovata e riconosciuta per capacità, per gestire la transizione, fuori da equilibri di corrente, ma con dimostrato radicamento sociale; sperimentare nuove regole di governance e di legittimazione degli organi, provando a superare la logica del tesseramento specie nei territori in cui si evidenziano situazioni abnormi;

Avviare il progetto PD Torino 2.0: nuovi coinvolgimenti online, utilizzo delle piattaforme web per favorire una nuova partecipazione all’azione di partito; ricorrere allo strumento del referendum e delle petizioni, sul doppio binario, online e territoriale, sul modello della campagna contro la vendita degli ospedali avviata dal gruppo regionale;

Integrare il modello di partito organizzato su base orizzontale (cioè per circolo di territorio) creando organizzazioni verticali, trasversali ai livelli di governo, competenti per materia, finalizzate a elaborare politiche su singoli temi; misurarne l’attività e l’efficacia; non appaltare alle giunte degli enti locali le decisioni sulla linea politica del partito;

Dar vita a una sorta di stati generali: una campagna di ascolto di tutte le formazioni sociali del territorio per allinearci sui problemi e confrontarci sulle soluzioni;

Ridefinire una immagine nuova e coordinata del PD e delle sue sedi decentrate, in un’ottica di apertura a nuove partecipazioni, superando eccessi di radicamento nel passato;

Superare le logiche di spartizione interna dei membri indicati dal PD nelle giunte, con conseguente perdita di ruolo dei componenti dell’esecutivo; rimettere in toto ai sindaci o presidenti eletti la responsabilità della composizione degli esecutivi, equilibrata però da un’azione netta e puntuale di valutazione del loro operato da parte delle assemblee elettive;

Terminare la rincorsa alle emergenze e alle scelte dettate dalle necessità insuperabili dell’ultima ora; ritornare alla logica dei beni comuni: no alle privatizzazioni per principio, ma anche no alla salvaguardia per principio di tutto l’esistente;

Utilizzare nuovi sistemi di selezione della classe dirigente allargata, cioè delle persone della società civile da chiamare alla guida di enti o società partecipati dal pubblico; adeguarsi alle nuove leggi con la nomina di CdA ridotti nel numero (tre amministratori, di cui due dipendenti dell’ente locale controllante e un AD tecnico cui affidare tutti i compiti di gestione) e maggiore rispetto all’equilibrio di genere; far rispettare i limiti di legge sulle retribuzioni degli amministratori delle partecipate; creare Advisory Board in cui chiamare a titolo gratuito le migliori professionalità della società civile;

Garantire il rispetto del limite massimo dei mandati per tutti gli incarichi elettivi o di governo.

 

Davide GARIGLIO         Silvia FREGOLENT        Stefano LEPRI                      

Alberto AVETTA           Roberto CAVAGLIÀ     Davide FAZZONE

Guido ALUNNO            Domenica GENISIO      Domenico MANGONE 

Marco MUZZARELLI     Daniele VALLE

5 Aprile 2013

Il berlusconicidio senza monetine

Cosa Penso

Claudio Cerasa – Il Foglio

 

All’interno della gettonatissima pellicola sull’uccisione politica del Caimano, nel Pd esistono due scuole di pensiero molto diverse che in queste ore si stanno confrontando per capire quale potrebbe essere il modo migliore per girare quell’atteso finale che il popolo del centrosinistra attende da anni: il berlusconicidio.

Se una buona parte del Pd – e in particolare quella che per decenni si è abbeverata al velenoso calice del dipietrismo che oggi sembra aver trovato nuova linfa nel corpaccione del grillismo chiodato,

 

sogna di regalare ai propri elettori il fotogramma di un Berlusconi che esce di scena con i ferri alle mani e una pioggia di monetine sopra la testa – c’è un’altra fetta del partito che da tempo lavora per un finale diverso, che prevede sempre l’esecuzione di Berlusconi ma che ai proiettili e le manette preferisce il fioretto e la politica.

E così, andando a leggere in controluce le parole messe sul piatto in questi giorni dai maggiori protagonisti della vita del centrosinistra, si scopre che gli unici che hanno mostrato, seppur con timidezza, una certa volontà di sfidare il capo dell’opposizione senza colpi bassi e senza tintinnii di manette sono stati senza dubbio i deputati e i senatori più vicini all’universo renziano.

Lo avrete notato: sono stati loro i primi a riconoscere che Berlusconi non ha tutti i torti quando dice che se Bersani vuole fare un governo deve dialogare con il Pdl (Matteo Renzi, 23 marzo); sono stati loro i primi a riconoscere che Napolitano non ha tutti i torti quando dice che per il paese sarebbe una sciagura andare al voto senza tentare di fare un governo con i secondi arrivati alle elezioni (Graziano Delrio, 12 marzo); sono stati loro i primi ad ammettere che una candidatura al Quirinale di un antiberlusconiano sarebbe il modo peggiore per far partire un governo (Matteo Richetti, 3 aprile); e sono sempre stati loro i primi a dire che sarebbe una follia mettere fuorigioco il capo dell’opposizione con una legge ad hoc (Alfredo Bazoli, 28 marzo).

La ragione dell’antiberlusconismo temperato di cui si è fatto portavoce il mondo renziano non è legata a una pura questione di tattica ma ha una spiegazione di carattere squisitamente politico che il sindaco ha sempre rivendicato nonostante i molti attacchi ricevuti da chi da sempre lo osserva come una specie di cavallo di troia del berlusconismo. Renzi, si sa, non ha mai fatto mistero di considerare letale per l’identità del Pd l’atteggiamento di subalternità psicologica coltivato nei confronti del Cavaliere e in diverse occasioni, anche recenti, ha ricordato che a suo modo di vedere è stata proprio l’ossessione per Berlusconi ad aver costituito il vero elemento di fragilità del mondo del centrosinistra.

“La loro ossessione per il Cavaliere – ha scritto Renzi nel libro “Fuori!” – è anche la loro legittimazione, l’unico modo per dare un senso al proprio impegno. E, paradossalmente, tutto ciò fa il gioco del Cavaliere, che ha molto da guadagnare da un’opposizione pregiudiziale e ideologica”.
Che la rottamazione renziana sia da intendere anche come una rimozione forzata dei vecchi tic del centrosinistra lo si è intuito non solo in quel pomeriggio del 2010 quando il sindaco raggiunse ad Arcore Berlusconi (scandalo!) ma anche quando nel luglio 2012 il Rottamatore prese carta e penna per spiegare a Sandra Bonsanti, presidente della zagrebelskiana Libertà e Giustizia, per quale ragione la sinistra non sarebbe mai diventata vincente senza abbandonare il pregiudizio antiberlusconiano.

“Qualcuno – scrisse Renzi – mi accusa di intelligenza col nemico perché ho detto che voglio i voti di queste persone, giudicandoli fondamentali per tornare a vincere. Voglio convincerli a stare con noi, perché noi non li deluderemo. Ma voglio convincerli, più banalmente, perché senza di loro non si vince. E considerando che la vostra generazione ha raggiunto il paradosso di proclamare l’antiberlusconismo regalandoci a sua insaputa vent’anni di berlusconismo, beh, sappiate che toccherà a noi rimediare…”.

Renzi, dunque, tornando alla pellicola sul Caimanicidio, sogna un finale in cui il Cavaliere non esce di scena con i ferri alle mani e le monetine sulla testa ma in cui Berlusconi viene sonoramente sconfitto alle urne. Bersani ci aveva provato ma Berlusconi è rinato (e, coincidenza delle coincidenze, la rinascita si è materializzata proprio di fronte ai suoi nemici: ricordate quella sera da Santoro?) e ora è di nuovo in testa ai sondaggi e si prepara alle elezioni.

Un po’ come Renzi, che anche ieri ha fatto intendere che di questo passo le urne sono davvero più vicine (“stiamo perdendo tempo”). Lo scenario è questo. E chissà che allora per il sindaco non si stia avvicinando il momento di girare il suo finale e dimostrare che per far fuori Berlusconi non servono le monetine ma serve qualcos’altro. Serve sfidarlo. Serve inchiodarlo. Serve molto più semplicemente batterlo sul campo.

 

 

4 Aprile 2013

Un partito a rischio implosione

Cosa Penso

Di ELISABETTA GUALMINI – La Stampa

Ha ragione Enrico Letta. La soluzione del «doppio registro» per formare un governo a guida Bersani è «molto complicata da spiegare». È anche molto complicata da capire, perché – semplicemente – non sta in piedi. A meno di un accordo, che da sotto il banco dovrà essere certificato alla luce del sole entro giovedì, su tatticismi parlamentari che ne consentano un qualche avvio, forse con l’aiuto della Lega e del Movimento delle Autonomie, possibile solo se c’è il beneplacito di Berlusconi. Un governo di minoranza sull’economia, sulle politiche sociali e la moralizzazione della politica, a cui dovrebbero non si sa come affiancarsi larghe intese per le riforme istituzionali. Delle due l’una. O i numeri parlamentari ci sono, e il patto con Berlusconi è già nelle cose, per consentire almeno una non-sfiducia, oppure l’estremo tentativo di Bersani è in realtà un modo per dire: io a Palazzo Chigi (piuttosto improbabile) oppure (quindi) elezioni subito.  

Messa così, sarebbe l’atto finale di una lunga deriva. Il punto di non ritorno per un partito senza bussola da tempo. In assenza di un coup de théâtre che per ora sfugge, l’accanimento terapeutico di Bersani (su se stesso) e il tentativo di pescare voti in Parlamento mettendo un menu à la carte a disposizione di qualsiasi interlocutore sta portando dritto all’implosione dei democratici. Con l’aggravante di aver temporeggiato rievocando la liturgia degli incontri con le parti sociali, dalle più rilevanti a quelle poco sopra la soglia della riconoscibilità, le quali hanno ripetuto com’era già ovvio che il paese è alla canna del gas. Lo sappiamo con certezza almeno dal 2009, quando in un anno rispetto al 2008, il Pil si ridusse di oltre il 5%, bruciando quasi la metà della ricchezza prodotta nei precedenti 10 anni. Dopo le cose non sono andate meglio.  

L’indizio di un avvitamento che sarebbe diventato mortale, per il Pd, lo si vede da tempo. È la diretta conseguenza di una strategia di totale chiusura all’interno, dell’ossessione di voler parlare soprattutto ai propri elettori tradizionali, paradossalmente compensata dal massimo dell’eclettismo nelle alleanze esterne. Senza alcun distinguo. Senza disdegnare nessuno (dai radicali all’Udc, da Monti a Grillo, da Maroni a don Ciotti, da Vendola a Montezemolo, da Di Pietro a Grasso). Purché lontani dal nocciolo duro del partito. Qualsiasi cosa fuori. Muri alzati e tolleranza zero dentro.  

Dal 2010 in avanti, il Pd ha cercato di allearsi con l’Udc durante le regionali, mentre nel Lazio sosteneva Emma Bonino. Poi è arrivata la foto di Vasto, un matrimonio ufficializzato con la benedizione della Cgil. Saltando qualche passaggio, è venuto il momento del nuovo Centro montiano, alleato naturale prima delle elezioni. Per poi virare a 360 gradi e andare con il cappello in mano di fronte ai 5 stelle nel post-elezioni. Siamo ora alla ricerca, non tanto nascosta, di un accordo con i Barbari sognanti della Lega (sempre più sovraeccitati intorno al progetto della Macroregione del Nord e al conseguente abbandono al suo destino del Sud), con il benestare del Pdl (il cui aiuto tuttavia si continua pubblicamente a rifiutare). Ovviamente, ciascuna di queste «strategie» di coalizione ha comportato un nuovo «posizionamento». Dalla piena responsabilità verso i vincoli europei con Monti, al superamento della sua agenda, dalla difesa delle province ai tagli draconiani della politica. 

Eppure, nonostante questa strabiliante flessibilità, Bersani si dimostra inflessibile verso l’unica formula che parrebbe ragionevole al senso comune, e forse anche all’intuito di chi vede le cose dal colle più alto.  

Tanto che il breve discorso, stanco e crepuscolare, del segretario, potrebbe addirittura suonare come un freno preventivo al Presidente Napolitano, il quale molto probabilmente proporrà, per salvare il salvabile, un governo di tutti e di nessuno, a tempo determinato, con obiettivi ben precisi di riforma delle regole istituzionali. Un messaggio forse più vero ma molto diverso da quello che Bersani aveva lanciato nella Direzione del 6 marzo: «Siamo alternativi al populismo. Siamo nelle mani del Presidente della Repubblica».

26 Marzo 2013

Benvenuti nella III Repubblica!

In Regione

Da una vittoria effimera, proposte per il rinnovamento della politica. Ne discutono:

Sala Operti, Corso Siracusa 213, Sabato 23 marzo ore 10.30

Davide Gariglio – consigliere regionale
Luigi Brossa – Associazione “Libertà Eguale”
Silvia Fregolent – deputato
Stefano Lepri – senatore

Modera: Antonella Giordano – giornalista

Seguirà dibattito.
Vi aspettiamo!

21 Marzo 2013

Gli otto punti incomunicabili

Cosa Penso

La Stampa – Luca Ricolfi

Mi è capitato, nei giorni scorsi, di prender parte a un dibattito televisivo sulle elezioni e di ascoltare una puntata di un talk show politico, sempre con esponenti del Pd. Poi, ieri, ho letto attentamente gli 8 punti programmatici con cui Bersani pensa di candidarsi a guidare un governo appoggiato da Grillo. Ebbene, lo dico subito, io sono sconcertato. 

Sono sconcertato perché, più li leggi e li ascolti, più ti accorgi che nei dirigenti del Pd nulla, ma proprio nulla è cambiato dopo il voto. Non sono cambiati gli slogan, non sono cambiati i programmi, non sono cambiati gli atteggiamenti. Non sono cambiati i rituali, non sono cambiati i ragionamenti, non è cambiato il linguaggio.

Non c’è nessuna idea veramente nuova. Solo tanta supponenza, e una completa incapacità di capire come si viene percepiti dagli altri. Questi dirigenti dimostrano, con il loro modo di parlare e di atteggiarsi, di non avere la minima idea di come la gente li vede. Se potessero entrare anche solo per qualche minuto nei nostri cervelli avrebbero uno shock: scoprirebbero che non solo non li apprezziamo, non solo li troviamo irritanti, ma siamo semplicemente increduli.  

Ma come? Nemmeno dopo lo schiaffo, lo sberleffo, l’umiliazione del trionfo di Grillo, nemmeno dopo tutto questo riuscite a mettere insieme una reazione, un ripensamento, un dubbio vero? 

E’ terribile, quel che sta succedendo. Il vincitore morale delle elezioni è Grillo, che ha sfondato per l’elementare ragione che noi sfortunati elettori di questo paese non avevamo alcun altro mezzo per dare un segnale forte ai partiti tradizionali. Ma questa vittoria si sta rivelando inutile, se non dannosa. Il vincitore tecnico delle elezioni, il Pd di Bersani, si sta infatti mostrando del tutto incapace di recepire quel segnale. E il programma in 8 punti varato l’altro ieri nella direzione del Pd ne è purtroppo l’amara testimonianza scritta. 

Io consiglio caldamente a tutti di andarselo a leggere, questo programma che dovrebbe “cambiare l’Italia” (www.partitodemocratico.it). Di studiarlo parola per parola. Di provare a capirne la logica. Perché è una cartina di tornasole perfetta dell’incapacità di cambiare o, se preferite, dell’incapacità di concepire il cambiamento al di fuori delle furbizie della politica. 

Che cosa vi troviamo, infatti? Fondamentalmente due cose. 

Primo, un umiliante strizzare l’occhio a Grillo, con la ripresa di temi cari al Movimento Cinque Stelle (misure anti-casta, “banda larga”, “ottimizzazione ciclo dei rifiuti”, “recupero aree dismesse”, etc.), ma silenzio assoluto sulla sua proposta chiave (condivisa anche da Matteo Renzi), e cioè l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Su questo il punto 3 di Bersani si limita a dire: “Legge sui partiti con riferimento alla democrazia interna, ai codici etici, all’accesso alle candidature e al finanziamento”. Formulazione farraginosa e vuota, da cui si può dedurre solo che il finanziamento resta in piedi e si tratta unicamente di fissarne l’entità, in totale spregio del risultato del referendum che lo aveva abolito giusto vent’anni fa. 

Secondo, una riproposizione, in molti punti e sotto-punti del programma di governo, del medesimo linguaggio usato in campagna elettorale, un linguaggio che, se (forse) ricompatta la base dei militanti, è invece del tutto controproducente quando si cerca di arrivare all’elettore normale, che non solo ignora il codice della politica ma lo detesta. 

Che cosa è il “codice” della politica? L’essenza del codice della politica è la preferenza per le formule astratte, generiche, involute, vuote o meramente intenzionali. Espressioni che si limitano a comunicare l’attenzione per un tema o per un problema, senza indicare una soluzione praticabile (dove trovo i soldi?) ma soprattutto comprensibile. Esempio: se dico “metto 100 euro al mese in più nella social card e i soldi per farlo li trovo aumentando la benzina di tot centesimi al litro”, il cittadino può gradire oppure no, ma capisce perfettamente di che cosa stiamo parlando. Ma che cosa può capire se gli prometto “l’avvio della universalizzazione delle indennità di disoccupazione”? O se gli garantisco “avvio della spending review con il sistema delle autonomie e definizione di piani di riorganizzazione di ogni Pubblica Amministrazione” ? O se gli prometto un “programma pubblico-privato per la riqualificazione del costruito” ? O se mi limito a dire che farò una legge, o introdurrò nuove norme, su un problema, un ambito, un tema? 

Gli “8 punti” di Bersani grondano di leggi, norme, misure, piani, revisioni e rivisitazioni su tutto e su tutti: “misure per la tracciabilità”, “rivisitazione delle procedure di Equitalia”, “revisione degli emolumenti”, “legge sui partiti”, “legge sulla corruzione”, “norme efficaci sul voto di scambio” “norme sui conflitti di interesse”, “norme contro il consumo del suolo”, “norme sulle unioni civili”, “norme sull’acquisto della cittadinanza”, “contrasto all’abbandono scolastico”, “piano bonifiche per lo sviluppo delle smart grid”. Ma a chi parlate? E che cosa credete di comunicare, se non la vostra pretesa di occuparvi un po’ di tutto, e quindi la nostra certezza che finirete per combinare ben poco? 

Di questa farraginosità degli 8 punti del programma di Bersani si è accorto persino il sindaco Pd di Padova, che in direzione ha detto senza tanti giri di parole (cito testualmente dalla trascrizione del suo intervento): “I punti proposti da Pierluigi, però, non sono 8, ma 50. Come li comunichiamo? Faccio un esempio: la campagna elettorale di Berlusconi si è basata fondamentalmente sulla restituzione dell’Imu e sull’eliminazione delle tasse per chi assume i giovani. (…). Gli 8 punti (di Bersani), ognuno dei quali si articola in 5 o 6 proposte, sono secondo me incomunicabili. Ha ragione il sindaco di Bari quando dice che oggi la proposta politica e la sua capacità di essere comunicata coincidono, hanno la stessa importanza”. 

Da un programma di governo, tanto più se si tratta di un governo che difficilmente governerà a lungo, non ci aspettiamo che sia zeppo di buone intenzioni, di dichiarazioni di sensibilità e di interesse, tanto più che la maggior parte di tali intenzioni e dichiarazioni le abbiamo già sentite innumerevoli volte e ogni volta, arrivati al dunque, cioè al governo del Paese, le abbiamo viste sciogliersi come neve al sole. E questo sempre, a sinistra, come a destra, come al centro. No, quel che chiediamo a un programma di governo è di indicare poche cose, ma che siano chiare, ben definite, fattibili, e davvero utili al Paese. Alcune di queste cose, a mio parere, sono presenti nel programma elettorale del Pd, altre in quello del Pdl, altre in quello del Movimento Cinque Stelle. Altre ancora non stanno in alcun programma, perché sono impopolari.  

Quel che manca non sono le idee, ma un gruppo dirigente capace di scegliere le cose da fare e quelle da non fare. Un leader e una squadra che non fabbrichino i programmi politici al servizio delle alleanze che intendono costruire, ma che costruiscano le alleanze al servizio del programma che intendono realizzare.  

Un sogno? A Giorgio Napolitano l’ardua sentenza. 

 

 

 

 

8 Marzo 2013

Appello al voto!

Cosa Penso

Siamo ragazze e ragazzi che hanno sostenuto Matteo Renzi nella sfida delle primarie per il centrosinistra. Scriviamo questo appello al voto per il Pd rivolto ai nostri coetanei che hanno fatto la stessa scelta, perché pensiamo che solo con la vittoria della coalizione Italia Bene Comune e con la nascita del governo Bersani potranno trovare uno sbocco le battaglie politiche portate avanti da Matteo e che ci hanno convinto a sostenerlo nel momento della sfida per la scelta del candidato premier.
Abbiamo a cuore la riduzione dei privilegi inutili degli eletti nelle istituzioni così come delle “pensioni d’oro”, la lotta contro i conflitti di interesse e per le liberalizzazioni, la valorizzazione del merito e delle competenze in tutti i campi, i diritti civili, più concorrenza e mercato dove serve e più attenzione da parte dello stato ai soggetti più colpiti da questa crisi, le giovani generazioni e gli anziani.

Vogliamo un Partito democratico largo, con una forte democrazia interna e dove nessuno si senta fuori posto, con una consistente componente liberaldemocratica e progressista che proprio la sfida di Matteo ha saputo risvegliare ed entusiasmare, in modo da realizzare una vera democrazia dell’alternanza fra centrodestra e centrosinistra come mai si è davvero costituita in Italia.
Non ci convince la coalizione montiana, dove rottamati della Prima Repubblica come Casini e Fini si mescolano a professori e imprenditori, in alcuni casi anche capaci e intelligenti, ma scelti in maniera totalmente verticistica e senza un vero ricambio generazionale, con un programma politico a cui manca lo slancio verso la crescita. Qualcuno di noi potrebbe anche provare simpatia per il movimento di Giannino, per quella sua furia distruttiva e ricostruttiva del sistema politico ed economico, ma nella sua proposta non vediamo la capacità di misurarsi con le contraddizioni, con il territorio, con la lotta contro il disagio sociale cresciuto con la crisi: abbiamo bisogno di buona politica e non solo di buona tecnica.
Grazie alle primarie, le liste del Partito democratico hanno garantito il 40 per cento di donne e un centinaio di under 40 nelle posizioni eleggibili, venendo incontro più di qualunque altra forza politica alla istanza renziana di forte rinnovamento e svecchiamento, delle persone e dei metodi di selezione. Non tutto ovviamente ci convince ma intendiamo continuare a lottare lealmente per le nostre idee nel Partito democratico e affinché il governo realizzi un programma davvero riformista: non abbiamo apprezzato chi ha abbandonato il Pd, rinunciando a fare una battaglia politica dentro l’unico grande partito progressista in grado di incidere realmente, per radicamento e forza propositiva, la vera casa per i liberali di centrosinistra nel nostro paese.
Siamo stanchi di un paese fermo, immobile, incapace di parlare il linguaggio della verità all’Italia: siamo convinti che solo unendo le varie anime del centrosinistra dentro la casa del Partito democratico e imperniando su di esso un nuovo governo a guida di Pier Luigi Bersani potremo realizzare il nostro sogno di un paese nuovo, aperto, libero, solidale. C’è bisogno delle nostre idee per vivificare l’azione del nuovo governo: per questo chiediamo, a tutti i giovani che hanno vissuto con noi l’avvincente sfida di Matteo Renzi, di andare a votare per il Partito democratico alle elezioni del 24 e 25 febbraio, per vincere un’altra partita, con Pier Luigi e con Matteo: cambiare finalmente l’Italia, adesso.

 

Filippo Barberis, Alessandro Biggi, Jacopo Bassi, Antonio Bressa, Pietro Bussolati, Giovanni Casaletto, Andrea Civati, Alessandro Coccolo, Daniele Colangelo, Matteo Corbo, Filippo Crimì, Vincenzo Cusumano, Giulio Del Balzo, Elisa Filippi, Paolo Giacon, Francesco Iandorio, Benedetta Maini, Jacopo Marrocco, Pietro Melzi, Enea Moscon, Mattia Peradotto, Marco Pierini, Tommaso Police, Alice Popoli, Vittoria Purtusiello, Daniele Pozzi, Livio Ricciardelli, Manfredi Rosso, Valeria Tommasi, Daniele Valle.

 

http://www.europaquotidiano.it/2013/02/22/noi-giovani-renziani-vogliamo-cambiare-litalia-con-bersani/

23 Febbraio 2013
Pagina 1 di 212

Seguimi su Instagram!

Seguimi!

Ultimi Articoli

  • Il Piemonte è la nostra Casa24 Settembre 2025 - 11:36
  • I NUMERI DEL PERSONALE SANITARIO (2025)21 Maggio 2025 - 14:24
  • PIEMONTE IN LUNGO E IN LARGO – Il tour23 Agosto 2023 - 16:16
  • LA VARIANTE PIEMONTESE1 Agosto 2022 - 13:43
  • Punto vaccini in Piemonte: siamo ancora indietro2 Aprile 2021 - 12:32
  • DPCM Draghi 6 marzo 20213 Marzo 2021 - 15:35
  • IL MIO 2020 IN CONSIGLIO REGIONALE5 Gennaio 2021 - 10:58
  • DICEMBRE 2020: IL PIEMONTE SBAGLIA COMPLETAMENTE I DATI DEI TAMPONI COVID1921 Dicembre 2020 - 10:31
  • Bando Unico Regionale 2020 a sostegno di attività culturali, del patrimonio linguistico e dello spettacolo10 Novembre 2020 - 11:41
  • PROROGA BANDO SPORT E PERIFERIE24 Settembre 2020 - 17:16
  • BANDO MISURE STRAORDINARIE SPORT 202016 Giugno 2020 - 10:08
  • Istruzioni per ricevere il Bonus Riparti Piemonte20 Maggio 2020 - 11:36
  • TUTTI I BONUS RIPARTI PIEMONTE: ecco chi può riceverlo15 Maggio 2020 - 11:18
  • SOSTEGNI A NUOVE IMPRESE E LAVORATORI AUTONOMI6 Maggio 2020 - 15:14
  • Come richiedere la sospensione mutui prima casa prevista dal DL Cura Italia2 Aprile 2020 - 17:09
  • Lottare contro le mutilazioni genitali femminili6 Febbraio 2020 - 12:46
  • RENDIAMO GIOVANE L’ITALIA – Cronache dalla Regione Piemonte23 Ottobre 2019 - 11:29
  • PROTEGGIAMO GLI AFFIDAMENTI14 Ottobre 2019 - 16:27
  • NOVITA’ DALLA RIFORMA DELLE ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE7 Ottobre 2019 - 15:58
  • 100 GIORNI DI NULLA – Cronache dalla Regione Piemonte30 Settembre 2019 - 12:27
  • SCARICA LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE D’INDAGINE COVID1930 Luglio 2021 - 15:48
  • AGENDA 2031, IL PROGRAMMA DEL CENTROSINISTRA5 Maggio 2021 - 10:47
© Copyright - Daniele Valle | web: Housedada
  • Facebook
  • X
  • Instagram
  • Telegram
  • LinkedIn
  • Youtube
Scorrere verso l’alto

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.

OKMaggiori Info

Cookie and Privacy Settings



Come usiamo i cookie

Potremmo richiedere che i cookie siano attivi sul tuo dispositivo. Utilizziamo i cookie per farci sapere quando visitate i nostri siti web, come interagite con noi, per arricchire la vostra esperienza utente e per personalizzare il vostro rapporto con il nostro sito web.

Clicca sulle diverse rubriche delle categorie per saperne di più. Puoi anche modificare alcune delle tue preferenze. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza sui nostri siti Web e sui servizi che siamo in grado di offrire.

Cookie essenziali del sito Web

Questi cookie sono strettamente necessari per fornirti i servizi disponibili attraverso il nostro sito web e per utilizzare alcune delle sue funzionalità.

Poiché questi cookie sono strettamente necessari per la fruizione del sito web, non è possibile rifiutarli senza influire sul funzionamento del nostro sito. È possibile bloccarli o eliminarli modificando le impostazioni del browser e imporre il blocco di tutti i cookie su questo sito web.

Cookie di Google Analytics

Questi cookie raccolgono informazioni che vengono utilizzate in forma aggregata per aiutarci a capire come viene utilizzato il nostro sito web o l'efficacia delle nostre campagne di marketing o per aiutarci a personalizzare il nostro sito web e la vostra applicazione al fine di migliorare la vostra esperienza.

Se non vuoi che monitoriamo le tue visite sul nostro sito puoi disabilitare il monitoraggio nel tuo browser qui:

Altri servizi esterni

Usiamo anche diversi servizi esterni come Google Webfonts, Google Maps e fornitori di video esterni. Poiché questi fornitori possono raccogliere dati personali come il tuo indirizzo IP, ti consentiamo di bloccarli qui. Si prega di essere consapevoli del fatto che questo potrebbe ridurre pesantemente la funzionalità e l'aspetto del nostro sito. Le modifiche avranno effetto una volta ricaricata la pagina.

Impostazioni per Google Webfont:

Impostazioni per Google Maps:

Vimeo and YouTube video embeds:

Privacy Policy

Puoi leggere i nostri cookie e le nostre impostazioni sulla privacy in dettaglio nella nostra pagina sulla privacy.

Privacy Policy
Accettare le impostazioniNascondi solo la notifica