Daniele Valle
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La lezione americana

Cosa Penso

Franesco Guerrera per La Stampa

 

In America, chi sbaglia o imbroglia paga. Nei poster, lo Zio Sam sembra una figura benevola, ma è un giudice implacabile di aziende che cercano di aggirare la legge.

Basta chiederlo a Martin Winterkorn, che da ieri deve aggiungere il prefisso «ex» al suo titolo di amministratore delegato della Volkswagen. O agli azionisti della casa automobilistica tedesca, che hanno perso un terzo del loro investimento nei tre giorni in cui la VW è stata nel mirino delle autorità americane.

Lo scandalo del «DieselGate» ha un solo colpevole: la Volkswagen (anche se Winterkorn ha detto di non saperne nulla). Inventarsi un software segreto per passare i test ambientali Usa anche se i Maggiolini, le Jetta e le Passat inquinano più del dovuto è un’azione esecrabile che potrebbe avere ripercussioni enormi sul futuro delle auto diesel negli Stati Uniti.

Ma la risposta del governo americano – veloce, severa e senza compromessi – è un promemoria importante per tutte le aziende che producono e vendono negli Stati Uniti. E’ un paradosso che dirigenti, azionisti e lavoratori non devono mai dimenticare: il capitalismo Usa adora il libero mercato, ma punisce severamente deviazioni dalle norme etiche, professionali e legali.

La Volkswagen è stata colpita da un ciclone politico-regolamentare che abbiamo visto e rivisto nell’ultimo decennio: prima l’accusa – in questo caso da un gruppo di ambientalisti; poi l’indagine da parte di autorità statali e federali; e alla fine la minaccia di ammende altissime – il governo Obama ha detto che VW potrebbe pagare sino a 18 miliardi di dollari.

La trama è stata più o meno la stessa per la British Petroleum dopo il disastro umano e ambientale causato dall’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon; o per le banche di Wall Street per il loro ruolo nella crisi finanziaria; o per la Toyota e la Chrysler per i difetti tecnici delle proprie automobili.

 

Le dimissioni di Winterkorn non bastano. La Volkswagen pagherà quasi sicuramente miliardi di dollari e sarà costretta a cambiamenti profondi a livello tecnico, industriale e organizzativo.

Attenzione, però, a fare di «DieselGate» un evento straordinario. Il patto non implicito tra il governo Usa e le società è: vi lasciamo in pace, anzi, vi aiutiamo con sgravi fiscali, regole leggere e poca interferenza, ma quando fate un errore vi schiacciamo come un insetto.

E’ un sistema che non piace a tutti. Chi lo critica dice che conferisce ai regolatori e al governo troppi poteri, dando ai politici molto spazio per strumentalizzare vicende aziendali per fini elettorali. Mi ricordo bene la faccia pallida di un alto dirigente della Jp Morgan due anni fa quando il ministero della Giustizia aveva detto alla banca che rischiava accuse penali di natura criminale. «Se lo fanno, siamo finiti», mi ha detto. «Non abbiamo scelta: dobbiamo pagare qualsiasi ammenda ci dicano».

Due settimane più tardi, Jp Morgan pagò miliardi di dollari, un record per una banca americana. Per gli investitori di Wall Street, il sistema non funziona bene perché a pagare sono sempre le aziende, e quindi gli azionisti. Nel caso della VW, il capo ha perso il posto di lavoro, ma i 6 miliardi e mezzo di euro che l’azienda ha messo da parte per ammende e casi legali provengono dai bilanci societari. D’altra parte, la sinistra dice che le punizioni non sono dure abbastanza. La grande critica del governo Obama tra i benpensanti democratici è di non aver messo nessuno dei capi di Wall Street in prigione dopo la crisi del 2008-2009.

La prassi americana è molto diversa dal sistema di regolamentazione europeo. Il vecchio continente è sommerso in un magma di leggi e cavilli, compromessi politico-sindacali e una relazione spesso troppo comoda tra chi regola è chi è regolato. Ieri il governo tedesco ha ammesso che sapeva già a luglio del software utilizzato dalla VW. Ma è toccato alle autorità Usa, dove solo il 3% delle macchine vanno a diesel, attaccare la società tedesca.

È giusto che Washington attacchi società non americane?
E’ una legittima preoccupazione che continua a creare tensioni tra il governo americano e quelli europei. La realtà è che chi vuole far parte dell’enorme ecosistema economico-finanziario americano deve rispettare le leggi del Paese. Anche quando sono dure, inappellabili e strumentalizzabili. Come mi ha detto un banchiere ieri: «Non puoi giocare a football americano con le regole del rugby».


25 Settembre 2015

Ancora sui rifugiati

In Regione

Oggi abbiamo approvato un Ordine del Giorno che impegna la giunta a 1) intraprendere azioni finalizzate all’accoglienza dei rifugiati che tengano conto di tutte le potenzialità espresse dal territorio; 2) mobilitare le competenze interne degli assessorati interessati dalla problematica; 3) facilitare l’incontro tra la domanda di aiuto e l’offerta di accoglienza presente sul territorio.

È servito per rispondere a un odg del centrodestra, che chiedeva l’istituzione di una commissione di inchiesta sulla gestione dell’accoglienza dei richiedenti asilo (www.cr.piemonte.it).

È un altro segnale di attenzione dopo la Marcia dei piedi scalzi della settimana scorsa, che arriva peraltro in una settimana in cui le notizie ci dicono di una retromarcia tedesca e di una UE che non si accorda.

Alla scontata provocazione  “perché non li accogli a casa tua” ha già risposto benissimo Cecilia Strada ed è alla sua aspettativa civile che la politica deve dare risposta, specie la politica europea.

Tuttavia, cerco di cavar del buono anche da una provocazione becera, e la uso per misurare e migliorare la mia coerenza, per non trovarmi un giorno a chiedere: “Quando ti ho visto forestiero e non ti ho ospitato?”.

E mi chiedo ancora: può lo Stato arrivare a tutto, senza l’impegno dei singoli? Io credo di no.

15 Settembre 2015

Il momento (e il motivo) perfetto per ritirarsi

Cosa Penso

Ferdinando Camon – La Stampa

Diventata campione del mondo, Flavia Pennetta annuncia: «Mi ritiro. È il momento perfetto per ritirarsi». È un ammonimento per noi tutti: quando dobbiamo smettere? Qual è il momento perfetto per passare la mano? Per uno sportivo, un politico, un artista, uno scienziato?

Per la verità, la campionessa del mondo ha anche detto: «Voglio sposarmi e vivere una vita normale». È possibile che intenda dire «avere dei figli». Se è così, la capisco. Avere dei figli è più bello che avere il titolo mondiale. Non dico «più importante», perché non è eccezionale, ma «più bello». Il completamento del vivere è trasmettere la vita. Per restare nel mio campo, quello di chi scrive, ho sempre pensato che Moravia, Pasolini, Parise sapevano un sacco di cose che io non sapevo, ma io sapevo una cosa che loro non sapevano: cosa vuol dire aver figli, e cioè cos’è la vita. Se non hai figli, non sai cos’è la vita.

Ogni vita è una competizione, e la Pennetta dice che dalla competizione ti conviene ritirarti quando sei all’apice. E qual è l’apice?

Per lei, che fa sport, è facile rispondere: l’apice è il titolo mondiale. Tutto quello che fan gli uomini adesso è cronaca, diluita in migliaia di articoli, domani sarà storia, e di un migliaio di nomi, 999 saran perduti. Ne resta uno, il vincitore. Sii quel nome, prima di ritirarti, e non morirai più.

La vita è un grafico, come quello della Borsa: è bella se termina in alto, in verticale. Allora è una vita vincente, tutti vorrebbero vivere la tua vita. Se termina in basso, in discesa, è la vita di un perdente, tutti si scansano da te. Ci sono vite che han toccato vertici altissimi, ma non si sono fermate, e poi sono precipitate. Per esempio, visto che se ne parla sempre, quella di Pasolini. Ha scritto libri immortali, sarà letto sempre e giustamente, ma saran lette 500 pagine, al massimo 700: invece la sua opera omnia occupa otto Meridiani da duemila pagine l’uno, in totale 16.000 pagine.

Un lettore che le legga tutte, alla fine calcola la grandezza dell‘autore stabilendo la media delle altezze toccate, e quella media è bassina. Ha scritto troppo. Gli conveniva fermarsi prima. Quando era Pasolini, prima di diventare D’Annunzio.

Ma è visibile questo «prima»? Qui è il problema. Se uno lavora nello sport, sente quando le forze calano (la Pennetta lo sente, per questo si allarma), e se uno lavora nella scienza, capisce quando raggiunge un risultato, perché la scienza te ne dà le prove. Sul «bosone di Higgs» c’erano dei dubbi, ma alla fine lo hanno trovato, e quando dal Cern hanno mandato la notizia a Higgs, vecchio e in cattiva salute, lui ha risposto: «Grazie per aver confermato la mia scoperta mentre sono ancora in vita».

Perché questo dà un senso alla sua vita, che altrimenti si sarebbe conclusa nel buio del dubbio. Chi lavora nell’arte resta sempre in dubbio. «Scrivo di notte – raccontava Pratolini -, in una stanza vuota, su un tavolo pieno di sigarette. Alle 5 vado a letto, convinto di avere scritto Guerra e pace. Otto ore dopo mi rialzo, rileggo, e mi cascan le braccia».

La Pennetta ha fatto un capolavoro, e glielo conferma il titolo mondiale. Ma nel fare libri, o film, o quadri, non c’è premio che ti garantisca la riuscita. Vai avanti sperando sempre che l’opera che stai facendo superi le precedenti. È impossibile fermarsi.
Nello sport, quando sei campione del mondo puoi fermarti. Nella scienza, quando hai trovato ciò che tutti cercavano puoi fermarti. Nell’economia, quando hai costruito quel che volevi puoi fermarti. Nell’arte, no. Morirai senza aver raggiunto l’«attimo bello», ma avendone al massimo, come Faust, un dubbioso presentimento.

15 Settembre 2015

Feste dell’Unità

In Regione
Settembre è il mese delle Feste dell’Unità. Allora mi preme segnalare che: fino al 14 settembre in piazza d’Armi a Torino si tiene la festa dell’Unità metropolitana, mentre il 19 e 20 settembre, a Front, c’è la Festa Regionale dei Giovani Democratici.
Alcuni appuntamenti dove mi troverete tra i relatori:
Martedì 8/9, ore 18, Risorsa Cultura, una strategia per la Città Metropolitana, con Piero Fassino, Patrizia Asproni (Fondaz. Torino Musei), Francesca Leon (abbonamento Torino Musei), Paola Zini (Reggia di Venaria), Luca Cassiani (Comune di Torino).
Venerdì 11/9 ore 19, L’Europa dei giovani, con il parlamentare europeo Brando Benifei e l’on. Francesca Bonomo
Sabato 19, ore 10.30, Il rilancio della Canapa industriale, con l’assessore regionale De Santis, gli on. Bonomo e Oliverio, i sindaci Brizio e Zanusso, rappresentanti di Coldiretti e Assocanapa.
9 Settembre 2015

Nasce il parco del Monviso

In Regione

Alla fine di luglio, dopo un iter estenuante (25 sedute, più di 500 emendamenti), abbiamo approvato la legge di riordino degli enti gestori delle aree protette (ridotti da 14 a 11) e del sistema dei Sacri Monti, patrimonio Unesco, che passano all’Assessorato regionale alla cultura.
La comunità del parco, costituita dai sindaci dei Comuni su cui insistono le aree protette, e un presidente scelto tramite bando avranno in carico la gestione delle aree, coadiuvati da una Consulta di tutti i soggetti portatori di interessi collettivi legati al parco.

Ma soprattutto il Parco del Po cuneese cambia pelle: diventa un parco alpino all’altezza della fama che ha il suo simbolo, il Monviso, includendo il bosco dell’Alevè e le Grotte di Rio Martino, l’area del Pian del Re, le aree protette dalle direttive Habitat e Uccelli, porzioni di Val Varaita, le aree contigue lungo il Po.
Non è stata una passeggiata e non poteva esserlo. Si parlava della terra, di interessi in conflitto, di attività dell’uomo da condurre con lo sguardo al futuro, di un nuovo tipo di turismo non più legato solo alle seconde case e agli impianti a fune, della scommessa sulla possibilità di fare del parco uno strumento di sviluppo e non vincolistico. Si parlava a un territorio vasto dove è ancora facile, nel passaggio dal campanile alla rete di comuni, cadere nella logica del confronto-scontro tra alta e bassa valle.
Gli ordini del giorno che abbiamo approvato ci consegnano non la fine di un percorso legislativo, ma l’inizio di una rivisitazione e una valorizzazione complessiva del sistema parchi che ci impegnerà ancora a lungo.

9 Settembre 2015

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